DINO ABBRESCIA/ “Per mia madre non ero abbastanza bello per recitare”

- Rossella Pastore

Dino Abbrescia ospite di House Party, stasera in replica su Canale 5. Nel suo ultimo spettacolo teatrale il racconto della sua vita da attore.

Dino Abbrescia
L’attore Dino Abbrescia

C’è anche Dino Abbrescia, tra gli ospiti (peraltro di tutte e tre le puntate) di House Party, il programma di Maria De Filippi in onda questa sera in replica su Canale 5. L’attore, che di cognome fa appunto “Abbrescia”, è barese, ma ha cominciato a recitare a Pisa per poi trasferirsi nel capoluogo lombardo suo (quasi) omonimo. Procediamo con ordine, a partire dal suo esordio toscano: nello spettacolo teatrale Raccondino, andato in scena l’anno scorso, lui stesso ha raccontato di “quando” e “come” ha deciso di intraprendere la carriera artistica. E lo ha rifatto in un’intervista a Repubblica, in cui ha sottolineato: “Nessuno ha la vita che si aspettava, mi sono diplomato da odontotecnico, ma sapevo benissimo che non me ne fregava niente. La vita, di certo, mi ha regalato delle sorprese”.

Dino Abbrescia in Raccondino

Nel corso di Raccondino, Dino Abbrescia favorisce un ritorno al passato, precisamente agli anni ’80. Una cosa che ha sempre fatto, come chi lo conosce personalmente potrà testimoniare, ma mai in occasioni pubbliche: “È che mi divertivo sempre a raccontare agli amici di quando stavo a Bari, degli inizi, dei vari lavori, poi dei ruoli, le mie avventure, insomma. E sempre mi invitavano a farne uno spettacolo, così questi ragazzi pisani di Auroom l’hanno messo su, lontano dalle logiche romane, e adesso anche Diego Abatantuono ne vuole fare uno simile, sui suoi film. Io invece vado alle mie origini”. In sostanza, si tratta di spiegare al pubblico come nasce un attore, prendendo a esempio il suo caso specifico: “A questo spettacolo immagino tra il pubblico i quattordicenni, convinti che gli attori siano una specie di extraterrestri senza padre, madre, senza una propria vita, insomma. Questo è un mestiere che si fa con un lavoro durissimo, continuo; l’approccio è totalmente cambiato adesso, nell’era dei talent che hanno ammazzato attori, cantanti, musicisti: per salvarne uno bellino, ne hanno distrutti centocinquantamila. C’è una gradualità che va dalle due battute in uno spettacolo, al piccolo ruolo, a quello più grande”.

Dino Abbrescia: “La più grande comica? Mia madre”

Ha contribuito a rendere Dino Abbrescia l’uomo che è adesso anche il rapporto con sua madre, la donna che – nonostante qualche perplessità iniziale – l’ha spronato a buttarsi: “Mi dice sempre: ‘E vai, vai. Che ti devono dare mazzate?’, affermazione che racchiude tutta la sua filosofia. Quando le ho detto che anche lei stava nello spettacolo, con la sua foto su uno schermo tre metri per sei, mi ha risposto: ‘Ma non avevi altro da raccontare, senza mettere in mezzo me?’. Lei è il centro della mia esistenza, come potevo farne a meno? È la persona che mi fa più ridere al mondo, e ne ho di amici attori, comici, ma vince sempre mia madre, perché ti racconta le cose in modo disarmante. Moltissimo di lei è finito nello spettacolo”. Per esempio? “Dal principio: non si capacita che io faccia l’attore perché per lei l’attore deve essere alto, bello, prestante. Ha passato un Capodanno a casa mia, in campagna, e c’erano Marco Bocci e Barù d’Aragona, fidanzato di Victoria Cabello, bellissimo, lei l’ha visto tagliare la legna e mi ha detto ‘quello doveva fare l’attore, non tu’. Quando le comunicai l’intenzione di fare questo mestiere mi rispose: ‘Che c’entra, nessuno in famiglia fa l’attore, chi ti deve aiutare?”.

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