“Non chiamatemi mamma”/ Trans partorisce figlio e vuole essere registrato come padre

- Silvana Palazzo

“Non chiamatemi mamma”: il caso che scuote la Gran Bretagna. Un trans partorisce figlio e vuole essere registrato come padre, non come madre

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Immagine di repertorio (Pixabay)

Una donna inglese sta mettendo alla prova la burocrazia britannica. La signora diversi mesi fa ha deciso di diventare uomo e si è rivolta alle autorità per chiedere di essere ufficialmente riconosciuta come maschio, quindi ha ottenuto un Gender recognition certificate, visto che le leggi inglesi permettono il mutamento di genere anche prima che l’iter chirurgico della transizione sia completato. Quindi è diventata un uomo trans agli occhi dello Stato. Ed è qui che la storia ricostruita da La Verità si complica… Dopo aver ricevuto la certificazione, ha deciso di avere un figlio. Non erano passati neppure dieci giorni quando si è rivolta ad una banca del seme e ha approfittato dei suoi attributi femminili per restare incinta. Nove mesi dopo ha dato alla luce un bambino. Quindi l’uomo trans ha partorito un figlio. In effetti la cronaca racconta di tanti altri casi come questo in giro per il mondo, ma questo è particolare perché quando bisognava registrare il figlio all’anagrafe, il trans non ha voluto essere indicato come madre del piccolo, ma come padre.

TRANS PARTORISCE FIGLIO E VUOLE ESSERE REGISTRATO COME PADRE

La legge parla chiaro: chi partorisce è a tutti gli effetti una madre e così va registrato sui documenti. Ma “TT”, questo il nome dato dalla stampa inglese alla donna che vuole diventare uomo, ha spiegato ai funzionari che la società è cambiata e che bisogna adeguarsi. Inoltre, ritiene che passare per madre lede i suoi “diritti umani”. Si è rivolto ad un avvocato e ha fatto ricorso all’Alta corte britannica. La questione è stata dunque sottoposta all’attenzione dei giudici del Regno Unito, che si sono trovati molto in difficoltà. Da una parte c’era TT che si sentiva discriminata, dall’altra i funzionari dell’anagrafe che non sapevano cosa fare. Il transgender aveva partorito, ma era in possesso di una carta ufficiale che ne certificava il sesso maschile. Inizialmente è stato proposto un compromesso: registrate TT come “madre maschio” o “genitore gestante” del bambino, ma questa soluzione non è stata approvata perché il diritto non lo consente. E quindi non resta che attendere la decisione dei giudici per capire cosa bisognerà scrivere sul certificato di nascita del bambino.

I REBUS POLITICI

Il giudice supremo Sir Andrew McFarlane ha chiamato in causa il governo britannico perché la vicenda solleva almeno un paio di grandi questioni politiche. La prima riguarda la possibilità per i trans di fare ricorso alla fecondazione assistita. Viene infatti da chiedersi perché una donna che vuole diventare uomo dovrebbe poter diventare madre? Se si rifiuta la femminilità, bisogna rigettarla in toto. Ma la storia di TT tira in ballo anche le leggi inglesi sul diritto di famiglia, in particolare le norme sulla natalità. La Corte deciderà nei prossimi giorni. Il bambino intanto rischia di diventare il primo bambino nella storia a non avere una madre, il primo bambino nato dal ventre… di suo padre.

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