DOPO DAVOS/ Quelle élites (dimezzate) che prenotano già la ricostruzione dell’Ucraina

- Giorgio Laici

Molte assenze importanti a Davos: Soros, Lula, Gates, Putin. Riflettori puntati dunque sull’Ucraina. Ma la "politica" del Wef esce sconfitta dalla globalizzazione

wef davos schwab 1 lapresse1280 640x300 Klaus Schwab, presidente e fondatore del World Economic Forum di Davos (LaPresse)

Si è appena concluso a Davos il World Economic Forum (Wef) 2023 di Klaus Schwab. Hanno partecipato oltre 50 capi di Stato e di governo, 19 governatori di banche centrali, 30 ministri del Commercio e 35 ministri degli Esteri, nonché i vertici delle Nazioni Unite, del Fondo monetario internazionale e dell’Organizzazione mondiale del commercio.

Quest’anno inoltre si è registrata a Davos la più alta partecipazione di imprese, con oltre 1.500 leader provenienti da 700 organizzazioni. Nella cittadina svizzera si sono trovati oltre 100 miliardari, affaristi sauditi e degli Emirati Arabi, moltissimi operatori finanziari. Davos 2023 però è stato un ambiente tossico per i capi delle grandi democrazie. Un luogo da evitare come la peste. In questo tempo di guerra, di difficolta economiche e di disuguaglianze crescenti meglio stare lontani da Davos. In Svizzera quest’anno abbiamo quanto mai capito che la politica non è più in grado di gestire l’economia globalizzata. Abbiamo capito che l’economia è in mano ad un ristretto gruppo di privati e della finanza internazionale.

Non c’erano i russi per ovvi motivi, nonostante la Russia fosse una delle nazioni più influenti del Wef nel 2021. Mancavano all’appello anche i cinesi. Questo la dice lunga sul concetto di multilateralismo che a Pechino viene visto in modo molto diverso che a Washington. Il brasiliano Lula è rimaso a casa. Su tutto quindi sono pesate più le assenze che le presenze. Era presente il tedesco Olaf Scholz ma mancavano gli altri leader del G7. Mancava George Soros assente dice per altri impegni. Come programmato mancava anche Bill Gates, un protagonista del Wef. Guardando infatti il programma di Davos 2023, di tre settimane prima, vediamo che Gates non c’era ne come ospite ne come relatore.

Un evento insomma di poche pretese per la guerra e per le evidenti ed emergenti difficolta geopolitiche tra occidente ed oriente. Limitato dai muri economici che si vengono alzando tra continenti. Per le tensioni geopolitiche tra Usa e Cina. Per la guerra ai sussidi economici tra Usa ed Europa. Oltre a questo il forum di quest’anno potrebbe essere preso a esempio di una lezione su Niccolò Machiavelli. Mai infatti come quest’anno il forum con la sua ipocrisia e sforzo di propaganda rispecchia la separazione tra morale e politica base della filosofia del Principe. Infatti a Davos, come da qualche anno, a lato del Wef, viene aperta l’Ukraine House Davos. Nel sito ufficiale leggiamo che serve a diffondere il messaggio che “la leadership ucraina e gli ucraini comuni hanno ispirato il mondo con eccezionali atti di coraggio – dal campo di battaglia al volontariato, dalla diplomazia all’economia”. È interessante che all’Ukraine House gli oligarchi ucraini vengono definiti “filantropi” e si taccia sulle indagini insabbiate durante l’amministrazione Biden. Da solo il famoso Victor Pinchuk è stato accusato di aver incamerato in tre anni tangenti per 110 milioni di dollari.

A Davos c’era anche una Russia House che però è stata chiusa dal Wef e trasformata da rappresentanti ucraini in Russia War Crimes House. ”Per anni la Russia è venuta qui a Davos per presentarsi nel modo in cui credeva di doversi mostrare al mondo… ma rappresentare la Russia nel modo in cui è realmente, credo sia molto importante. È quello che stiamo facendo qui”, ha dichiarato alla Cnbc Bjorn Geldhof, direttore artistico del PinchukArtCentre di Kiev e curatore della mostra.

Non vogliano cadere vittime della onnipresente propaganda. Non vogliamo chiederci, visto che eventuali possibili, crimini di guerra russi non sono stati ancora oggetto di alcuna indagine, perché lo stesso trattamento non viene riservato, ai possibili e non ancora indagati, crimini di guerra commessi dagli ucraini contro le popolazioni russofone del Donbass.

Vogliamo chiederci invece perché tanti e potenti attori economici in gioco stiano sostenendo dalla sua creazione l’Ukraine House e dopo avervi fatto confluire ingenti finanziamenti ora si stiano impegnando a fondo per attirare speculatori verso la ricostruzione a guerra finita. Domande che forse solo tra qualche anno troveranno risposta; intanto possiamo pensarci su.

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