FINANZA/ 1. Pelanda: ecco chi detta il ritmo della recessione

- Carlo Pelanda

Più che il cedimento dell’economia di Usa e Germania, i mercati scontano, spiega CARLO PELANDA, l’indecisione dei governi e la loro incapacità di risolvere la crisi

Trader_Dietro_MonitorR400
Foto Ansa

Gli andamenti delle Borse stanno scontando una recessione globale prolungata. Il mercato azionario sta vedendo correttamente il futuro o sta esagerando sul lato del pessimismo? Circa un mese fa il mercato ha avuto una doppia brutta sorpresa. L’economia statunitense, invece di crescere come era previsto, stava puntando verso una nuova recessione con probabile picco nel 2012. Peggio, la Riserva federale annunciava che avrebbe tenuto i tassi del dollaro vicini allo zero fino al 2013, segno che prevedeva una recessione/stagnazione lunga almeno un biennio, scenario talmente deludente da indurre amplificazioni pessimistiche.

Il mercato americano, infatti, resta ancora il principale traino di tutta la domanda globale, cioè locomotiva mondiale non sostituibile da Cina e altri emergenti in quanto la loro crescita, e inclinazione a importare a loro volta, dipende da quanto esportano verso l’America. La Cina, inoltre, ha dovuto raffreddare la crescita interna, restringendo il credito, perché nel primo semestre l’inflazione stava aumentando oltre misura. La Germania, locomotiva europea, ha un modello economico, peraltro come l’Italia, che le permette di fare crescita solo via export e non via consumi e investimenti del mercato interno. Il rallentamento della domanda globale ha ridotto l’export tedesco portando a zero la crescita corrente della Germania.

In sintesi, il mercato vede correttamente che il cedimento della locomotiva americana comporta il rallentamento di tutti i vagoni e sconta il rischio di recessione. Normale. Normale anche il deflusso più intenso dalla Borsa italiana in quanto sia il rischio di insolvenza del debito, sia la deflazione da rigore per evitare l’insolvenza stessa, combinati con una percezione di disordine politico che ritarderà le necessarie misure di reflazione e di riordinamento della finanza pubblica, inducono una previsione di stagnazione endemica con alto rischio di peggioramento catastrofico.

Inoltre l’Italia ha perso totalmente, per incapacità del governo di capire la realtà in tempo utile, la residua sovranità economica e sarà sempre più governata dalla Germania e dalla Bce, cioè incapace di difendere via poteri sovrani la ricchezza nazionale. Ma non appare normale il fatto che il mercato sconti una crisi futura di intensità maggiore di quella oggi realisticamente prevedibile.

I prossimi due anni, in realtà, più che recessivi sembrano essere caratterizzati da una ripresa molto lenta dell’America e crescita bassa, ma non troppo, nel resto del mondo. La cosiddetta economia reale in America e in Europa non è messa così male. Gira lenta per la coda della crisi bancaria che restringe il credito, per il congelamento del mercato immobiliare in fase di sbolla, per il fatto, in America, che la gente deve ricostruire i risparmi prima di tornare a consumare e, in Europa, per la contrazione dei redditi a causa delle politiche di rigore. Ma gira. E girerà più di quanto il mercato ora stia scontando.

Quindi il mercato appare preda di un pessimismo eccessivo. Dovuto a cosa? Probabilmente alla perdita di fiducia nei confronti della politica, dappertutto, giustificata dall’indecisione dei governi nel fare le riparazioni al sistema. Mi scuso dell’ovvietà, ma se la politica non si mostra più capace il mercato getterà in vera recessione prolungata l’economia reale per crisi di fiducia.

 

www.carlopelanda.com

© RIPRODUZIONE RISERVATA

I commenti dei lettori