FINANZA/ Eurobond, l’uovo di Colombo per gli “affari” della Merkel

- Pietro Davoli

Perché da tanto tempo si parla di Eurobond? Perché sono importanti? Chi spinge per la loro introduzione? Chi li avversa? Che impatto avranno? Ce lo spiega nel dettaglio PIETRO DAVOLI

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Perché da tanto tempo si parla di Eurobond? Perché sono importanti? Chi spinge per la loro introduzione? Chi li avversa? Che impatto potrebbero avere sulla nostra vita quotidiana?

Favorevoli e contrari – I bond sono obbligazioni. Gli Eurobond sono obbligazioni emesse in Euro e garantiti dall’Europa. In cosa differiscono dalle obbligazioni attualmente emesse? Varia il garante. Mentre per le obbligazioni emesse dallo Stato Italiano o dalla Francia sono i rispettivi paesi a garantire, nel caso degli Eurobond sarebbe l’intera Europa a garantire.

Questo aiuta a capire chi è favorevole e contrario. Sono favorevoli alla loro emissione i paesi con bassa affidabilità e quindi un elevato spread perché potrebbero ottenere credito pagando tassi più convenienti rispetto a quelli normalmente ottenuti. Per le stesse ragioni sono contrari i paesi forti e quindi innanzitutto la Germania, perché gli Eurobond rappresentano un livellamento e una forma di mutualità tra i diversi paesi. Con la loro emissione i paesi forti aiuterebbero quelli deboli e si farebbe un passo concreto verso quella integrazione che è stata spesso confinata alle parole e poco supportata dai fatti.

Perché la Germania dovrebbe accettarli – La Germania ha un indubbio vantaggio competitivo perché avere accesso al denaro a basso costo rappresenta un differenziale importante rispetto a coloro che devono pagarlo più caro. Basti pensare alle condizioni che le banche tedesche potrebbero offrire ad aziende italiane e dunque al vantaggio competitivo nei confronti delle banche italiane.

Un altro indubbio vantaggio è che il mercato comune rappresenta uno sbocco estremamente importante all’interno del quale i paesi più deboli non possono abbassare i loro prezzi attraverso la svalutazione. Il deprezzamento della valuta nazionale era una prassi molto diffusa prima dell’Euro e anche l’Italia vi ha fatto ricorso più volte, ma la moneta comune impedisce questo riequilibrio e costringe i paesi poveri a vendere a prezzi elevati i loro prodotti/servizi, mentre consente alla Germania di offrire i propri a condizioni molto competitive. Non a caso la Germania ha una bilancia dei pagamenti fortemente attiva.

Tutti questi vantaggi sono stati ottenuti, in qualche modo, a scapito degli altri paesi europei. In economia quello che conta sono le differenze. La Germania sfruttando questi differenziali ha ulteriormente rafforzato la propria posizione e ha alimentato e sostenuto una spirale positiva che tende a rafforzarsi sempre più.

Questa situazione non può durare all’infinito e chi ha avuto i maggiori vantaggi deve farsi carico di riequilibrare gli oneri. È quello che Monti sta cercando di spiegare da vari mesi alla Merkel. La situazione è arrivata a un punto tale che senza un’effettiva solidarietà le forze contrarie all’Unione europea finirebbero per prendere il sopravvento e la Germania stessa non potrebbe continuare a mantenere questa situazione a lei così favorevole. Le conviene dunque concedere qualcosa per conservare l’essenziale. Deve essere intelligente nel ridurre le differenze, perché se diventano troppo ampie risultano insostenibili e arrivano a minacciare gli equilibri esistenti e non risparmierebbero neppure la Germania.

Il cordone sanitario – L’attuale situazione di forte squilibrio ha portato a una generale erosione di consensi verso l’Europa e il caso della Grecia rappresenta un test significativo per capire quale sarà il futuro dell’Euro tra 5-10 anni. Ribadita la mia convinzione che la permanenza della Grecia nell’Euro è impossibile, perché né i greci, né gli europei sono disponibili a sostenere i costi di tale scelta, resta il problema di come organizzare quello che in linguaggio tecnico si chiama cordone sanitario. Occorre impedire che la fuori-uscita della Grecia inneschi un contagio che si potrebbe estendere al Portogallo, poi alla Spagna e ad altri paesi.

Le misure per l’attivazione del cordone sanitario sono già in atto, ma senza addentrarsi in questa problematica quello che è certo è che gli Eurobond potrebbero rappresentare una mossa importante per il successo di questa operazione. Essi risultano particolarmente utili e tempestivi nell’attuale situazione e prevedo che vedranno la luce per i seguenti motivi:

1) rappresentano uno strumento importante per arrestare il “contagio Grecia”;

2) pongono un argine allo sfruttamento che la Germania sta facendo della propria posizione competitiva a scapito degli altri Paesi europei;

3) terranno impegnata l’Europa per vari mesi in discussioni sulle loro modalità attuative. Per giungere alla loro emissione occorre infatti definire molti aspetti legati alle loro modalità di emissione, di garanzia, di rimborso, ai tipi di utilizzo e soprattutto alla loro quantità. Si tratta come si vede di problemi complessi e di non facile soluzione. Il dibattito relativo alla loro emissione servirà a dimostrare la centralità dell’Europa e delle sue politiche;

4) gli Eurobond daranno molto lavoro anche a politici, sindacalisti, giornalisti, opinon leader, economisti e a tante altre categorie che, in periodi di generale disoccupazione, saranno ben liete di trovare occasioni di lavoro. Alcune di queste categorie sono particolarmente creative nel trovare nuove fonti di occupazioni e non si faranno sfuggire questa occasione;

5) allontana una vera riforma della Bce. Dare alla Banca centrale europea la possibilità di diventare garante di ultima istanza, cioè poter emettere moneta in quantità illimitata, stroncherebbe ogni possibile speculazione contro l’Euro, ma vorrebbe dire adottare una misura di solidarietà radicale, associando inscindibilmente il destino dei paesi ricchi a quello dei paesi poveri. Gli Eurobond sono una misura intermedia che non scontenta, né accontenta nessuno in maniera radicale, ma finisce per dare a tutti un pezzo di ciò che cercano.

Nei prossimi mesi – Dovremo vivere l’uscita della Grecia dall’Euro, subire le oscillazioni di Borsa, lo scambio di accuse per questo evento che tutti, a parole, vorrebbero evitare e che avviene per colpa di altri, si discuterà molto sui vantaggi dell’Euro e sulla convenienza a tenerlo in vita. In questa generale confusione il dramma dell’esperienza greca che, ahimè, sarà caratterizzato da episodi molto dolorosi, spingerà gli altri partner a trovare qualche rimedio non verbale, ma effettivo. Gli Eurobond saranno una delle poche risposte concrete e la dinamica sopra descritta può aiutare a capire ciò che cambierà: un po’ di solidarietà per lenire un problema serio, ma anche una concessione per evitare una condivisione vera (Bce garante di ultima istanza) per la quale mancano, a oggi, le condizioni.

 

P.S.: Project bond, cosa sono? Dei mini Eurobond, cioè delle obbligazioni garantite dall’Europa, emesse per finanziare alcuni progetti preventivamente definiti. La prima tranche dovrebbe vedere la luce tra agosto e settembre e avere un importo pari a 230 milioni di euro in grado di mobilitare investimenti per 4,3 miliardi di euro. Un passo intermedio che verrà utilizzato dalle varie parti, a seconda degli interessi, per frenare o spingere gli Eurobond.



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