FINANZA/ Forte: cosa si nasconde dietro l’attacco della Bundesbank alla Bce?

- int. Francesco Forte

La Banca centrale tedesca, secondo FRANCESCO FORTE, sta alzando la voce per coprire le grane giudiziarie che, in particolare, sta affrontando la ben nota Deutsche Bank

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Ironizza il professor Francesco Forte, ex ministro delle Finanze ed economista, sull’atteggiamento della Bundesbank, che interviene a mercato aperto contro la Banca centrale europea, sostenendo che il piano anti-spread della Bce comporta pericoli significativi e affermando: “Non ci sono più i tedeschi di una volta”. Non è mai stato tenero Francesco Forte con i tedeschi: “Riescono sempre a comprendere un anno dopo quello che sta succedendo, ma questa volta strillano per nascondere qualcosa d’altro”. Oggi i mercati hanno risentito di questa polemica sollevata dalla Bundesbank sull’acquisto dei titoli da parte della Bce e hanno accusato una flessione dopo un trend positivo che durava da diversi giorni. Forte risponde in modo secco. “La Bundesbank ha torto nel merito, ma sopratutto ha fatto la figura di quei personaggi che non sanno fare il loro mestiere. La Bundesbank è una grande banca che fa parte della Banca centrale europea e quindi doveva porre le questioni all’interno della Bce, avanzare le sue proposte e le sue critiche all’interno del board dell’istituzione europea. Poi, poteva prendere le sue decisioni, far conoscere le sue opinioni e dissentire. Invece che cosa fa? A mercato aperto, con un atteggiamento arrogante, si mette a polemizzare apertamente con la Bce.  Creando in questo modo una vera turbativa di mercato. Tutto cio è inconcepibile”.

Si potrebbe dire che  la Bundesbank continua solamente nella sua vecchia linea di contestazione

No, in questa occasione c’è qualcosa di poco chiaro; come un aspetto è poco pulito, in questo atteggiamento arrogante, fuori luogo e fuori misura.

In che senso?

Il minimo che si possa pensare è: “Ma  perché la Bundesbank non guarda soprattutto in casa propria? Perché non guarda a quello che sta accadendo alle banche tedesche?” Tanto per ricordarlo, la famosa Deutsche Bank è sotto accusa, al centro di un’indagine. E non per un “giochetto” qualsiasi, ma per riciclaggio. Dunque: mentre stanno indagando su quello che ha fatto la Deutsche Bank, la Bundesbank si mette a gridare contro la Bce? Io interpreto questo atteggiamento come il riflesso della volontà di strillare con la palese intenzione di nascondere qualcos’altro. 

Lei aveva già sottolineato, una settimana fa, che le banche rifiutano qualsiasi controllo.

  

E anche questo è un fatto intollerabile. E questa, del resto, è una richiesta che viene naturalmente anche da Deutsche Bank. Ho sempre detto chiaramente quello che penso dei tedeschi; sulla loro comprensione di alcuni passaggi storico-economici, ma li ritenevo i depositari di un’etica protestante severa. Non che non fossero in alcuni casi spregiudicati, ma questo fa parte anche del mestiere. Tuttavia, in questa occasione, con questa polemica, mi sembra che abbiano perso molti punti di credibilità. E credo che tutta la vicenda, alla fine toglierà una parte della credibilità che hanno sempre avuto. Sarà difficile in futuro, dopo questa indagine su Deutsche Bank, indicarli come i “campioni del bene”. E aggiungo che l’atteggiamento della Bundesbank rivela un palese conflitto di interessi.

 

Torniamo all’Italia, ai nostri problemi, alle dichiarazioni del presidente del Consiglio e dei ministri del governo. Ieri, Corrado Passera, ministro allo Sviluppo economico, ha detto che grazie alla politica economica del governo Monti l’Italia non è stata commissariata.

 

Come non è stata commissariata? Che cosa è accaduto in Grecia? Non hanno forse formato un governo tecnico? E in Italia non si è nominato un governo analogo? Diciamo, al limite, che l’Italia è stata commissariata da un “governo dei tecnici”. Se non si è arrivati alla firma di un protocollo è semplicemente perché il commissario, in questo caso, era un “emissario”.

 

(Gianluigi Da Rold)

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