LE NUOVE TASSE/ Arrigo: un “incentivo” all’evasione fiscale

- int. Ugo Arrigo

Per UGO ARRIGO, la tassa sugli immobili all’estero porterà gli italiani a intestarli a società con sede nei paradisi fiscali, mentre la Tobin Tax incrementerà le transazioni oltreconfine

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Tre nuove tasse del governo Monti in arrivo con il 2013: si tratta di Tobin Tax, Ivie e Tares. La nuova tassa sulle transazioni finanziarie (Tobin Tax) si verserà dal prossimo marzo sui trasferimenti di titoli partecipativi e azioni, e per quest’anno avrà un’aliquota dello 0,22%. L’Imposta sul valore degli immobili all’estero (Ivie) colpirà invece quanti risiedono nel nostro Paese ma hanno appartamenti in Stati stranieri, e sarà pari allo 0,76% del prezzo della casa. La Tares sarà invece la nuova tassa sui rifiuti, che assorbirà la vecchia Tarsu e sarà proporzionale alla grandezza dell’immobile. Ilsussidiario.net ha intervistato il professor Ugo Arrigo, docente di Finanza pubblica all’Università di Milano-Bicocca.

Professor Arrigo, partiamo dalla Tobin Tax. Quali saranno gli effetti di questa nuova imposta?

La Tobin Tax avrà come conseguenza non solo il peggioramento del tenore di vita per chi è soggetto a pagarla, ma anche effetti distorsivi in quanto convoglierà le transazioni dai mercati nazionali verso quelli stranieri. E’ chiaro che se le transazioni che avvengono in Italia sono soggette alla Tobin Tax, mentre quelle nel Regno Unito no, non si vede perché gli operatori finanziari dovrebbero utilizzare il mercato italiano anziché quello britannico. Tanto è vero che nella stessa norma istitutiva dell’imposta sulle transazioni finanziarie di fatto è stato previsto un imponente abbattimento dell’imponibile rispetto ai valori attesi. Si è così incorporata l’aspettativa di una riduzione delle transazioni che si andranno a compiere nel nostro Paese.

Che cosa ne pensa della scelta di tassare gli immobili all’estero attraverso l’Ivie?

Gli appartamenti all’estero pagano già le imposte previste dai rispettivi Paesi, e del resto lo Stato italiano non garantisce servizi per questi immobili. E’ quindi un caso di doppia imposizione, e non so quanto sia compatibile con i trattati internazionali e con le norme comunitarie. Sarebbe molto più sensato rendere attraente il fatto di investire in Italia, anziché mettere queste barriere, tanto più dopo che abbiamo faticosamente conquistato nel tempo la mobilità delle persone e dei capitali.

Quale sarà il gettito dell’Ivie?

Sarà molto ridotto, in quanto è una tassa che può essere elusa facilmente. L’Ivie colpisce quanti hanno la loro residenza in Italia, e quindi per quanti sono già in pensione ma hanno abitazioni all’estero rappresenterà un incentivo a trasferire la residenza nel Paese straniero in cui si trovano, perché in quel modo non pagheranno il nuovo balzello.

 

E’ l’unico modo in cui l’Ivie può essere elusa?

 

L’Ivie sfugge a chi utilizza veicoli societari per detenere queste proprietà. E’ probabile che ciò avvenga soprattutto per gli immobili di lusso, in quanto chi li acquista all’estero spesso non lo fa a titolo personale in quanto persona fisica, ma li intesta a una sua società con sede in paradisi fiscali. Per fare un esempio, il famoso appartamento di Montecarlo per il quale sorse la polemica contro Gianfranco Fini fu intestato a una società con sede nei Caraibi, e quindi a quell’immobile l’Ivie non si applicava.

 

E’ favorevole invece all’introduzione della nuova tassa sui rifiuti?

 

Delle tre nuove imposte la Tares è quella che sarà più immediatamente percepita dai cittadini, in quanto è pagata da tutti. Ciò che non condivido è il fatto che abbia natura di tassa, perché è un servizio, anche se obbligato, e quindi dovrebbe avere natura di prezzo o di tariffa. La pubblica amministrazione dovrebbe garantire non solo l’erogazione del servizio, ma anche il fatto che questo avvenga ai costi più convenenti possibili per il consumatore. Quello sui rifiuti è un servizio di cui tutti hanno bisogno e verso cui per forza di cose deve esserci una fornitura monopolistica nell’ambito di una municipalità.

 

Qual è il problema in tutto ciò?

 

Il problema è che le pubbliche amministrazioni oggi sono libere di scegliere il tipo e i costi di fornitura del servizio, mentre ritengo che i Comuni non dovrebbero essere proprietari di aziende della nettezza urbana. Al contrario, dovrebbero assegnare il servizio su base competitiva attraverso forme di concorrenza per il mercato, indicendo periodicamente delle aste. Non si capisce perché i grandi Comuni debbano essere proprietari di grandi aziende della nettezza urbana, in cui assumono anche i loro elettori come dipendenti. La concorrenza andrebbe realizzata attraverso procedure di assegnazione del servizio su durata pluriennale tramite una gara aperta a tutti, comprese le imprese straniere che magari sono più brave delle nostre a offrire un servizio di qualità con costi contenuti.

 

(Pietro Vernizzi)

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