ITALIA MAGLIA NERA DEL PIL/ La nuova crisi bancaria pronta a frenare la ripresa

- int. Francesco Forte

La Commissione europea ha diffuso le previsioni economiche d’autunno: l’Italia si conferma maglia nera nella crescita del Pil. Il commento di FRANCESCO FORTE

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Pierre Moscovici (LaPresse)

La Commissione europea ha diffuso le previsioni economiche d’autunno e per l’Italia prevede una crescita del Pil per quest’anno pari all’1,5%. Un dato in linea con quello del Governo. Ma guardando al 2018 e al 2019 Bruxelles prevede un rallentamento (+1,3% l’anno prossimo e +1% quello successivo) che invece l’esecutivo non contempla (+1,5% per entrambi gli anni). «Mi sembra che i dati della Commissione europea siano onesti», ci dice Francesco Forte, economista ed ex ministro delle Finanze.

Anche l’Eurozona a livello complessivo rallenterà nei prossimi anni (dal +2,2% del 2017 al +1,9% del 2019), non come l’Italia però. Come mai?

Perché se rallenta l’Europa è come se non avessimo abbastanza energie per continuare a crescere. Abbiamo il peso della crisi bancaria e un mercato del lavoro che resta ingessato. Senza dimenticare che non abbiamo una politica di infrastrutture adeguata e questo ha fatto sì che la nostra crescita di questi anni sia stata soprattutto garantita dall’export e poco dagli investimenti, sia pubblici (lo si vede dalle cifre) che privati (per via dei problemi di finanziamento delle imprese). Il sistema del credito non è stato curato, non c’è stata una politica di sviluppo industriale a favore della piccola impresa. 

Negli ultimi giorni si è tornati a parlare delle nuove regole che potrebbero essere introdotte sugli Npl. La situazione dei finanziamenti alle imprese rischia quindi di peggiorare…

Sì e il Governo non si occupa di questi problemi, non ha sollecitato la Commissione europea e non ha preso una posizione. I suoi interventi hanno ormai il fiato corto, perché ha messo tutti i soldi nel paniere del Montepaschi. Se c’è questo freno della crisi bancaria, se il mercato del lavoro continua a essere ingessato, se non si fanno investimenti pubblici, per quanto le nostre imprese siano capaci di competere, come facciamo a crescere? Una parte d’Italia ha il fiato corto e non riesce a vincere gli ostacoli di un sistema che non aiuta, ma, appunto, ostacola. 

Secondo lei, quindi, il Governo non si sta occupando abbastanza di rimuovere gli ostacoli alla crescita?

Abbiamo un Governo surreale, con una maggioranza che dopo la sconfitta in Sicilia discute di chi sia il leader o si compiace se Renzi ha tanti ascolti da Floris. Anche su media mainstream ci si occupa di tutto questo senza capire che la notizia principale è che è tornata la crisi bancaria. Mi sembra che ci sia un grado di irrealtà nella capacità di governare in Italia rispetto alla concretezza che è allucinante. Perciò credo che questi tassi di crescita ce li meritiamo.

Dai dati della Commissione emerge che Francia e Italia avranno i tassi più bassi di tutta l’area euro nei prossimi due anni. Cosa ne pensa?

È naturale, perché la Francia ha la stessa ingessatura del mercato del lavoro che ha l’Italia e poi ha una debolezza strutturale, che invece noi non abbiamo: non riesce a esportare perché ha distrutto l’humus delle piccole e medie imprese e ha un’economia che non è abbastanza diversificata. Non so se Macron riuscirà a migliorare la situazione. 

L’asse franco-tedesco rischia di essere indebolito da questa situazione?

Diciamo che adesso, visti i problemi politici della Germania, l’asse è un po’ in crisi. Tuttavia Berlino ha sempre bisogno di Parigi per comandare, anche perché è la Francia è l’unico Paese rimasto dell’Ue con il nucleare militare. Poi i tedeschi con qualcuno devono stare, altrimenti restano isolati. 

(Lorenzo Torrisi)

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