MOSCOVICI & DEFICIT/ La mossa dell’Ue per far cadere il Governo

- int. Francesco Forte

Per Moscovici la riduzione del deficit al 2,04% del Pil non è sufficiente. Le sue parole aumentano il conflitto tra Lega e Movimento 5 Stelle

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(LaPresse)

Sembrava che dopo l’incontro tra Giuseppe Conte e Jean-Claude Juncker si fosse giunti a un accordo tra Governo e Commissione europea per evitare la procedura di infrazione all’Italia con un deficit portato dal 2,4% al 2,04% per il 2019. Tuttavia Pierre Moscovici ieri ha detto che “non ci siamo ancora”. Per il commissario agli Affari economici è stato fatto “un passo nella giusta direzione”, ma “ci sono ancora passi da fare, forse da entrambe le parti”. Abbiamo chiesto un commento a Francesco Forte, economista ed ex ministro delle Finanze.

Professore, cosa ne pensa delle dichiarazioni di Moscovici?

Mi lasci dire prima che non capisco bene perché il Governo si sia presentato proponendo un deficit del 2,04%, che sembra quasi voler giocare sul 2,4% inizialmente proposto, come se ci si fosse dimenticati di uno zero. Sarebbe stato meglio piuttosto arrotondare al 2,05% se non si voleva arrivare al 2%. A parte questo, Moscovici ha di fronte due richiesta di flessibilità, quella italiana, che è un po’ pasticciata, e quella francese, che è più chiara.

Qual è la differenza tra le due richieste?

La Francia intende ridurre delle imposte, cosa che aumenta sì il deficit, ma potrebbe creare crescita. La manovra italiana, a causa dell’ingombrante presenza del Movimento 5 Stelle nel Governo, ha poco per la crescita. Anzi, contiene misure che rischiano di frenarla come l’ecotassa che può portare Fca a diminuire gli investimenti in Italia. Senza dimenticare le grandi opere messe in stand-by. La Francia ha una politica di investimenti comunque, in Italia investimenti ce ne sono pochi. Dunque la manovra di Parigi nel medio-termine si può giustificare, quella italiana in questo momento no.

Lega e Movimento 5 Stelle hanno dovuto lavorare non poco per arrivare a una quadra sulla proposta presentata da Conte. Non pensa che le parole di Moscovici mettano a rischio la tenuta del Governo?

Certo, mettono i due partiti in conflitto tra loro. Già c’è una situazione per cui ogni provvedimento del Governo ormai crea tensioni tra gli alleati. Ci sarà da vedere cosa accadrà al Senato non solo sulle modifiche alla Legge di bilancio, a partire dall’ecotassa, ma anche sul ddl anticorruzione che contiene la riforma della prescrizione. Moscovici vede che il Governo traballa e soffia sul conflitto esistente tra due tipi di programmi.

Quelli di Lega e M5s?

Di per sé, a parte Quota 100, quello della Lega potrebbe portare alla crescita con investimenti e taglio delle tasse. Se potesse, il partito di Salvini ridurrebbe le imposte e farebbe investimenti. Quello di M5s è invece un programma assistenzialista e per certi versi contraddittorio, visto che il Decreto dignità crea disoccupazione anziché occupazione. Il problema ora è che mentre per Quota 100 ci sono diverse soluzioni per renderla meno conveniente per i potenziali beneficiari, e quindi meno costosa per lo Stato, per il reddito di cittadinanza sembra che lo si possa fare solo con la proposta di Siri. Credo che nessuno dei due partiti voglia fare altri passi indietro.

Moscovici ha detto che “ci sono ancora passi da fare, forse da entrambe le parti”. Vuol dire che anche l’Europa deve fare qualcosa?

In Europa c’è aria di ripensamento, secondo me sensata, sul fatto che il Fiscal compact è troppo esigente e ha dentro di sé una costruzione deflazionista. Che, in condizioni di tendenza al pareggio di bilancio e un’inflazione all’1,5%, si rivela alla fine più dannoso per paesi con debito più basso, come Francia e Germania, che non per paesi altamente indebitati come l’Italia.

In effetti c’è una proposta di riforma della governance europea, quella fatta da Francia e Germania. Cosa ne pensa?

Non c’è abbastanza forza politica omogenea per fare una riforma strutturale dell’Ue. È già tanto che l’Ue funzioni grazie all’euro, diventata moneta contro la paura, perché non si sa fuori dall’euro cosa succederebbe, visto ciò che si vede per il Regno Unito. Nel ripensamento sul Fiscal compact c’è spazio però solo per far sì che l’aumento dei margini di tolleranza venga utilizzato per ridurre la pressione fiscale, migliorare il mercato del lavoro e aiutare la crescita con gli investimenti, lo svecchiamento tecnologico, ecc.

A questo punto il Governo cosa deve fare per evitare la procedura d’infrazione? Deve portare il deficit sotto il 2%?

Il Governo deve cambiare qualità nella manovra. Questo anche per quel che riguarda la durata delle misure. Quota 100 è già stato detto che sarà temporanea, ma il reddito di cittadinanza? Occorre capire che il lavoro non si crea con le sovvenzioni a chi è senza posto.

(Lorenzo Torrisi)

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