BORSE E MERCATI/ I segnali che spingono verso un ribasso

- Stefano Masa

Il complesso delle valutazioni tecniche sui principali listini azionari sembra convergere verso uno scenario orientato a trend negativi

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Lapresse

Saldi settimanali prossimi alla parità per i principali benchmark azionari. L’ottava che si è conclusa ha evidenziato variazioni percentuali verosimilmente in linea con le chiusure fatte registrare al termine della sessione (weekly) precedente. Tra i temi che hanno contraddistinto l’agenda finanziaria, l’intervento della Fed, e la diffusione dei dati sull’occupazione, hanno focalizzato l’interesse degli operatori.

Jerome Powell, governatore della banca centrale statunitense, ha ribadito il proprio approccio prudente in materia di tassi di interesse lasciandoli invariati: attraverso il suo intervento ha fatto esplicito riferimento all’attuale debolezza dell’inflazione motivandone la causa per via di cosiddetti “fattori temporanei”. Contestualizzando i vari elementi emersi, sul mercato appare escluso un eventuale taglio dei tassi di interesse nel corso di quest’anno, come dimostrano i futures sui Fed Funds che riportano una probabilità pari al 60% dal precedente 78%. Sul fronte occupazionale statunitense il numero dei disoccupati (rif. aprile) ha registrato un nuova diminuzione attestandosi al 3,6% (dal precedente 3,8%): un valore percentuale molto significativo poiché riporta il livello occupazionale al 1969.

Grazie a questo dato il mercato azionario ha ripreso forza registrando la miglior seduta della propria settimana (+0,96%) e lasciandosi alle spalle la violazione di area 2.900 punti. La tenuta di quest’ultimo livello di prezzo appare fondamentale per il mantenimento di un outlook positivo in ottica di breve termine: la registrazione di una chiusura inferiore a questo importante supporto comporterebbe una prima fase di downside con target a 2.869,40 punti. L’attuale impostazione algoritmica suggerisce un alleggerimento delle posizioni in essere: i valori presenti sui principali indicatori hanno lasciato la zona di neutralità per riportarsi in territorio negativo (sell signal).

Anche in Europa, attraverso le rilevazioni Eurostat, emerge un tasso di disoccupazione in diffusa diminuzione: nella zona euro è sceso al 7,7% rispetto al precedente 7,8% (rif. febbraio) e all’8,5% di un anno prima. Un valore decisamente significativo poiché riporta ai livelli del settembre 2008. Nell’Ue si registra invece un tasso al 6,4% (a febbraio era al 6,5%) lontano dal 7% di un anno fa: abbiamo raggiunto la soglia più bassa da gennaio 2000. In Italia la disoccupazione registra un calo dello 0,4% e pertanto si consolida a un valore pari al 10,2%: nota da evidenziare quella riconducibile ai “giovani” al 30,2% – in flessione del 2,5% rispetto al 2018 – e corrispondente ai minimi di ottobre 2011.

Rimanendo in Italia, Istat ha diffuso la stima preliminare del Pil: con il +0,2% nel primo trimestre 2019, il Bel Paese, è uscito dalla cosiddetta recessione tecnica. Nonostante il dato registrato, il mercato azionario non ha brindato come in molti potevano aspettarsi. Dal punto di vista grafico Piazza Affari sembra iniziare un primo trend ribassista con potenzialità di veder negato il supporto a 21.590,40 punti: qualora fosse confermato questo scenario i prezzi vedrebbero un primo target a 21.483,53 con successivo downside a 21.348,90 punti. Positivo il ritorno sopra area 21.886 con target oltre quota 22.000 punti.

Interessante focalizzare l’attenzione sul nostro mercato domestico in ottica spread. Il Tesoro ha collocato 975 milioni di euro di titoli presso gli operatori specialisti: l’ammontare delle richieste per singola emissione è stata molta significativa e questo – alla vigilia delle imminenti elezioni politiche – deve far riflettere. Un analogo “interessamento”, ma su titoli già quotatati, si era registrato nel corso della giornata antecedente al recente giudizio di Standard & Poor’s premiando la discesa dei livelli di spread (oggi a 253 pb e un rendimento al 2,55%). Osservando il dettaglio del collocamento si evidenziano i seguenti dati: la 4° tranche – per 375 milioni – del Btp a 5 anni (scadenza 01.07.2024) ha registrato richieste per 1,910 miliardi. La 6° tranche – per 450 milioni – del Btp a 10 anni (scadenza 01.08.2029) una domanda a 2,285 miliardi. Infine, l’8° tranche – per 150 milioni – del CcTeu (scadenza 15.01.2025), ha interessato un potenziale pari a 1,208 miliardi. Un monitoraggio dell’andamento del Future sul Btp è auspicabile soprattutto in ottica di potenziale posizionamento di brevissimo periodo: il ritorno dei prezzi sopra area 131 favorirebbe un upside dei corsi con target a 131,617 (obiettivo su base weekly).

Sul fronte delle materie prime si registra l’ennesima (pesante) flessione del prezzo del barile: per il Wti si tratta della seconda settimana consecutiva contraddistinta da un saldo finale negativo. Le nostre preannunciate considerazioni in ottica di ritracciamento hanno trovato concreto riscontro e – al momento – non sembrano esserci le condizioni (soprattutto in chiave geopolitica) per un recupero del terreno perso.

Il complesso delle valutazioni tecniche (grafiche e algoritmiche) sui principali listini azionari sembra convergere verso uno scenario orientato a trend negativi di breve termine. Il mercato appare in attesa dell’ “evento” che innescherà la fase di realizzi sui listini: “accademicamente” il mese in corso viene approcciato prudenzialmente (v. “sell in may and go away”) e, tenuto conto degli imminenti appuntamenti politici in Europa, questa considerazione ritrova ulteriore riscontro. Alleggerire le proprie posizioni azionarie privilegiando la componente cash: questa – ancora una volta – è la view.

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