SCUOLA/ I nuovi Regolamenti Gelmini? Servono istruzioni per l’uso…

- Enrico Maranzana

Nei commenti seguiti all’uscita dei nuovi Regolamenti Gelmini si minimizza l’importanza della modernizzazione della vita e dell’attività scolastica. Le “istruzioni per l’uso” di ENRICO MARANZANA

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Foto: Imagoeconomica

È la solita musica, stiamo rivivendo quanto è avvenuto negli ultimi quarant’anni: nella scuola è in corso la “digestione” dei nuovi regolamenti, che finirà per assicurare l’immutabilità delle forme e delle funzioni tradizionali. Nei commenti seguiti alla pubblicazione dei documenti ufficiali, infatti, si minimizza l’importanza del paragrafo sulla modernizzazione della vita e dell’attività scolastica: le indicazioni concernenti la progettazione dei percorsi didattici non sono state oggetto di studio e di riflessione. Se ne trascrivono alcuni stralci.

Per i licei, nell’allegato A, si afferma: “La pratica dei metodi di indagine propri dei diversi ambiti disciplinari … l’uso costante del laboratorio per l’insegnamento delle discipline scientifiche … la pratica dell’argomentazione e del confronto … sono punti fondamentali e imprescindibili …”; per gli istituti tecnici il paragrafo 2.4 stabilisce: “Le metodologie sono finalizzate a valorizzare il metodo scientifico e il pensiero operativo … all’analisi e alla risoluzione di problemi, all’educazione al lavoro cooperativo per progetti”; per i professionali il paragrafo 2.4 recita: ”Le metodologie didattiche sono improntate alla valorizzazione del metodo laboratoriale e del pensiero operativo … all’analisi e alla soluzione dei problemi, al lavoro cooperativo per progetti”. 

Sono indicazioni che rispondono alle esigenze formative di una società dilatata, complessa, dinamica, le cui conoscenze si sviluppano esponenzialmente; dalla loro sistematica, puntuale e convinta applicazione dipenderà il successo del riordino. In considerazione della loro primaria importanza non può essere trascurato il fatto che tale impostazione non è una novità per la scuola italiana: i vigenti programmi degli ITC, concepiti trent’anni fa, orientano l’attività delle scuole affinché: “Il traguardo formativo non consista solo nel far acquisire conoscenze ma anche competenze e abilità, così da sviluppare abitudini mentali orientate alla risoluzione di problemi ed alla gestione delle informazioni. Diviene necessario, perciò, adottare una metodologia coerente rispetto a tali obiettivi e pertanto si suggerisce di: 1) Far pervenire al possesso delle conoscenze partendo da situazioni reali in modo da stimolare l’abitudine a costruire modelli; 2) Privilegiare momenti di scoperta e successiva generalizzazione a partire da casi semplici e stimolanti avvalendosi di tecniche didattiche che suggeriscono di generare situazioni problematiche da ristrutturare, così da favorire l’acquisizione di comportamenti produttivi; 3) Far realizzare piccoli progetti di difficoltà crescente per abituare alla formulazione di ipotesi ed al procedere per approssimazioni successive, così da avere costantemente presente il significato del proprio agire”.

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Sarebbe deprecabile non capitalizzazione le esperienze pregresse riguardanti l’attuazione delle prescrizioni ministeriali, in particolare perché, come risulta dai POF, queste non hanno mai trovato concreta applicazione. L’individuazione e il superamento delle resistenze che hanno sterilizzato il decreto è il primo passo da compiere per evitare il reiterarsi delle elusioni e delle omissioni che hanno impedito l’innovazione di sistema.

 

Quali risposte le scuole devono elaborare per adeguare il servizio al nuovo scenario?

 

1. Rivisitare il significato di “conoscenza” che ordinariamente è fatto corrispondere a quanto si insegna nelle università, rivisitazione che deve prendere avvio dalla finalità della scuola: la progettazione e la gestione dei processi di apprendimento [l’apprendimento è il processo generativo di duraturi cambiamenti del comportamento individuale].

A tal fine le discipline saranno analizzate per individuarne i tratti funzionali al raggiungimento delle mete formative/educative, traguardi definiti per elencazione nei profili di fine quinquennio. L’indagine avrà inizio dallo studio della storia delle ricerche a cui l’uomo si è dedicato, si focalizzeranno i problemi che nel tempo ha affrontato, i procedimenti che ha utilizzato per trovare la soluzione, gli argomenti che hanno dato risposta ai quesiti che si è posto. Per chiarire meglio: come un gabbiano lascia le sue tracce sulla sabbia, così le discipline imprimono le loro orme sulla carta. Ne discende che il nuovo compito dei docenti è quello di mettere in grado i loro allievi di osservare le discipline e, a tal fine, metteranno a punto specifiche e finalizzate occasioni di apprendimento.

 

2. L’aver assegnato ai docenti il compito di trasmettere una corretta immagine delle discipline implica l’individuazione di progressioni di situazioni problematiche da sottoporre agli studenti che, opportunamente strutturate e formalizzate, stimoleranno il lavoro di classe. Sarà in tal modo favorita l’acquisizione sia di specifiche nozioni, sia dei tipici procedimenti che conducono alla soluzione dei problemi disciplinari. I giovani, durante l’attività di ricerca, esibiranno comportamenti strettamente connessi alle capacità e alle abilità necessarie alla soluzione dei compiti loro assegnati. Il sistematico monitoraggio di tali condotte permetterà la gestione dei processi di apprendimento e la promozione e il consolidamento delle competenze degli studenti.

 

3. Riorganizzare il servizio scolastico in conformità a quanto affermano le linee guida diramate dal ministero per gli istituti tecnici del settore economico (intro2): “È progressivamente cambiato il «focus» con cui sono studiati i processi (di apprendimento). Al centro si colloca la gestione nel suo insieme, con le funzioni in cui si articola, sempre inquadrate in un’ottica sistemica” il che implica:

 

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(a) L’elencazione della finalità della scuola in termini di competenze generali, manifestazioni comportamentali delle capacità dei giovani [legge 53/2003- art. 2], formulate in modo da orientare tutti gli insegnamenti alla loro promozione. A titolo d’esempio si ricordano le seguenti capacità: il comunicare; l’argomentare; l’operare scelte; il costruire modelli … di cui le competenze sono la manifestazione. Tra queste [Cfr. nuovi regolamenti]:  “L’essere consapevoli della diversità dei metodi utilizzati dai vari ambiti disciplinari ed essere in grado di valutare i criteri di affidabilità dei risultati in essi raggiunti”; “il ragionare con rigore logico, identificare i problemi e individuare possibili soluzioni”; “utilizzare, in contesti di ricerca applicata, procedure e tecniche per trovare soluzioni innovative e migliorative, in relazione ai campi di propria competenza” …

(b) La messa a punto di una strategia educativa d’istituto (Cfr. paragrafo 1.3 Coordinamento didattico del progetto ministeriale Mercurio);

(c) Il controllo dell’efficacia del lavoro scolastico.

 

In questa direzione muovono i vigenti programmi degli ITC la cui struttura è carica di significato: la progettualità ne è il fondamento. Inizialmente sono indicate le caratteristiche dell’indirizzo (finalità/strategia operativa/indicazioni metodologiche/verifica e valutazione), indicazioni vincolanti per tutti gli insegnamenti; successivamente sono precisate per ogni materia le finalità, concepite in funzione dei traguardi generali, completate, per ogni anno, dagli obiettivi (competenze specifiche), dai temi, dalle indicazioni metodologiche e dai criteri di verifica e di valutazione.

 

Istruzioni per l’uso

 

È sufficiente applicare puntualmente le norme del TU 297/94 per concretizzare quanto scritto: il Consiglio di istituto per onorare il mandato ricevuto deve “elaborare e adottare gli indirizzi generali” che vuol dire integrare il profilo educ/cult/prof dei nuovi regolamenti con quanto richiesto dalla realtà locale e, al contempo, declassare gli elementi che non hanno natura di competenza generale.

La realizzazione delle finalità elencate dal consiglio è responsabilità del Collegio dei docenti che “cura la programmazione dell’azione educativa” e “valuta l’andamento complessivo dell’azione didattica per verificarne l’efficacia in rapporto agli orientamenti e agli obiettivi programmati, proponendo, ove necessario, opportune misure per il miglioramento dell’attività scolastica”.

 

 

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