SCUOLA/ Ma non si può discutere con chi fa dello Stato una religione

- Vincenzo Silvano

VINCENZO SILVANO risponde a Franco Labella: rimane il fatto che le famiglie non sono in condizioni di esercitare una vera e libera scelta educativa. Con buona pace di Calamandrei

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Foto: Imagoeconomica

E’ tipico dei pasdaran essere arrabbiati e, dunque, poco lucidi: “furbetto” non è il Calamandrei (mai ci permetteremmo di dissacrare cotanto simulacro del laicismo nostrano!): “furbetto” è il modo. Bastava leggere attentamente… E’ tipico dei pasdaran vedere un nemico da abbattere in chi non la pensa in un certo modo: aveva pensato di non intervenire, professor Labella, e forse avrebbe fatto bene, perché è difficile per noi confrontarci con chi evidentemente ti rifiuta a priori. Le sue parole trasudano disprezzo e rancore, ce lo lasci dire. Come si fa a dialogare così?

Nel merito: cosa c’entra il principio di non ingerenza dell’art. 7? Lei identifica – assai malamente, anche sotto il profilo giuridico – scuole paritarie e scuole confessionali. Niente di più falso! La invito: venga a far visita a quella di cui sono gestore, oppure vada in qualche altra paritaria vicina a casa sua. Partecipi ad una lezione, si faccia raccontare di un collegio docenti, o di una riunione di programmazione; legga gli atti del recente convegno “La Conoscenza nella scuola” organizzata dall’associazione Il Rischio Educativo (cui partecipano la gran parte dei nostri docenti e dirigenti), e poi ne riparliamo. Forse…

Forse, perché certi dogmi per lei sono intoccabili. Per lei, non per noi. Una dimostrazione? Cosa c’entra la libertà di educazione, ci chiede. E’ libera forse una famiglia di scegliere la scuola che vorrebbe per i propri figli, quando esistono dei vincoli economici che possono renderlo ostativo? E dell’ art. 31, col quale la Repubblica è chiamata a garantire alle famiglie, con misure economiche e altre provvidenze, l’adempimento dei relativi compiti, cosa ne dice?

Ah, già, io sono il cultore della costituzione materiale, quello che la legge in modo partigiano, non dovrei interessarmi di queste sottigliezze… Il fatto è che noi “falsi liberali” amiamo la libertà di tutte le famiglie, non solo di quelle che scelgono (e ne hanno pieno diritto) la scuola statale, e ci battiamo perché la libertà sia per tutti. Mica come lei, che è un vero liberale e va in piazza a difendere i diritti solo di una parte…

E l’art. 33? E’ oggetto, e non da oggi, di dibattito. Cosa volevano dire i padri costituenti? Basterebbe andare a leggere gli atti, e le relative dichiarazioni… Ma la questione vera è che, a quanto pare, con i pasdaran della scuola di Stato su questa faccenda non si può proprio dialogare, mentre occorrerebbe individuare una soluzione ragionata e costruttiva che consenta a tutte (e ripeto: tutte) le famiglie di esercitare la libertà di scelta educativa. E se si giungesse alla conclusione che la nostra amata Costituzione non tutela davvero la libertà di tutti? Dovremmo comunque lasciarla così?

 

Proprio per questo, una rivista come Tuttoscuola ha anche una sezione dedicata alla parità e ospita tutti i contributi utili ad un dibattito costruttivo; per questo, un quotidiano on-line come ilsussidiario.net ospita dibattiti serrati (come quello, recente, fra Cominelli e Campione), che in modo deciso ma civile e rispettoso si confrontano e tentano di individuare soluzioni praticabili e comuni…

 

Se lei, caro Labella, è arrabbiato col Ministro, non se la prenda con noi; noi siamo disposti a confrontarci, ma chiediamo disponibilità al dialogo, rispetto reciproco e soprattutto confronto sui fatti; delle sette domande, ne ha dimenticate almeno cinque, e su due ha risposto in modo, diciamo, un pochino preconcetto.

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