SCUOLA/ Concorso presidi, i “buchi neri” preparano i nuovi ricorsi

- Giulio Cassina

GIULIO CASSINA fa il punto su un concorso presidi molto travagliato: tracce non omogenee, commissioni senza criteri di valutazione, entità delle bocciature. Con l’incognita di nuovi ricorsi

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Il concorso per dirigenti scolastici è nato male e, probabilmente, sta crescendo ancor peggio.

Prima il Miur ha fatto la sua parte: nel bando non ha tenuto conto delle sentenze della Ue che equiparano il servizio a tempo determinato a quello a tempo indeterminato (e sono fioccati i primi ricorsi), nella scelta dei quiz da somministrare nella prova preselettiva alcuni non avevano nulla a che vedere con il ruolo e i compiti del Dirigente nella gestione di una scuola, per non parlare di quelli con risposte ambigue (per questo sono arrivati altri ricorsi).

Successivamente il Miur non ha voluto intraprendere una strada che avrebbe sicuramente evitato tanti guai: bastava che le tracce delle due prove scritte fossero scelte dal Ministero, uguali su tutto il territorio, e trasmesse in simultanea alle commissioni per via telematica. Questo avrebbe messo tutti i candidati sullo stesso punto di partenza; inoltre avrebbe consentito al Miur di indicare alle commissioni dei criteri di valutazione.

Al contrario, ogni commissione ha formulato le tracce delle due prove come ha ritenuto più opportuno. Così è capitato che in alcune Regioni soprattutto la traccia della seconda prova non sia stata coerente col bando e solo poche commissioni abbiano saputo interpretare correttamente gli elementi che il bando riteneva caratterizzanti la seconda prova, e cioè: risoluzione di un caso che riguarda la gestione dell’istituzione scolastica, da cui emerga la strategia di direzione anche in rapporto alle esigenze formativa del territorio.

Nello specifico, nelle tracce proposte in Piemonte, Emilia Romagna, Toscana, Lazio, Puglia, Basilicata, Sicilia, Sardegna non è presente il minimo accenno alle esigenze formative del territorio.

Alcune tracce, poi, sono quante mai vaghe e problematiche: basta pensare alla tematica dei “progetti finanziabili” del Friuli-Venezia Giulia, alla costruzione di un “piano strategico” di una scuola proposta nelle Marche quale seconda  prova (sarebbe stata più indicata per la prima).

Vi è comunque qualche lodevole eccezione, ad esempio la commissione dell’Umbria non solo ha proposto la risoluzione di una caso (calo di iscrizioni) ma ha anche indicato chiaramente quali fossero gli elementi da sviluppare (strategia, obiettivi, fasi del percorso, monitoraggio, verifica), in altre parole ha suggerito la costruzione di un progetto che, secondo noi, era una delle modalità più efficaci per essere coerenti col bando.

In alcune commissioni, poi, il rapporto con gli enti locali è stato inserito nella traccia della prima prova, mentre manca del tutto nella seconda (ad es. Toscana e Sicilia)

Come se tutto questo non bastasse per gettare i presupposti di una disparità di trattamento fra le varie Regioni, alcune commissioni non hanno pubblicizzato i criteri adottati per la valutazione degli elaborati: speriamo che almeno li abbiano adottati e inseriti nei verbali, altrimenti fioccheranno altri ricorsi.

Un altro problema è quello rappresentato dalle dimissioni e conseguenti sostituzioni di membri delle commissioni: non disponiamo di elementi che possano chiarire le motivazioni di tali dimissioni, ma molto probabilmente si è trattato di presidenti e commissari che  avevano partecipato ad iniziative e corsi di formazione in preparazione del concorso e quindi non erano compatibili col ruolo di esaminatori.

Passiamo ora ad alcune considerazioni che scaturiscono dai risultati delle sette Regioni che hanno terminato la valutazione delle prove scritte: candidati alla prova preselettiva 5.930, ammessi alle prove scritte 1.613 (27,2%), di questi ammessi alle prove orali 639 (39,6%). Rispetto ai candidati gli ammessi alla prova orale sono pari al 10,8%; in altri termini solo un candidato su 10 è stato ammesso alla prova orale, in cui ci sarà altra selezione: una vera decimazione.

Chi scrive ha partecipato in qualità di relatore e formatore a numerosi corsi di preparazione organizzati da una associazione di dirigenti scolastici in molte regioni. Ho potuto constatare che tanti candidati avevano acquisito una buona conoscenza di quanto effettivamente serve per dirigere una scuola e credo che la stessa cosa si possa ripetere per i candidati che hanno frequentato corsi organizzati da altre associazioni professionali o sindacali.

Sorprende pertanto il fatto che, dopo una massiccia selezione alla prova preselettiva (il che era anche ipotizzabile), lo stesso trend si riscontri anche nella valutazione degli scritti; in alcune Regioni sono stati ammessi alla prova orale meno candidati dei posti disponibili (Molise e Friuli-Venezia Giulia) o un numero di poco superiore (Marche), per cui in alcune Regioni già con le prime nomine l’elenco degli idonei sarà esaurito.

Non si pretende che le commissioni siano clementi, anzi è opportuno selezionare i candidati, avendo però ben presente una cosa: il mestiere di dirigente scolastico si impara facendolo, non bisogna affatto essere dei tuttologi per dirigere bene una scuola.

Ora non ci resta che sperare che da qui alla fine l’iter del concorso sia meno travagliato di quanto sia stato finora e che finalmente tante scuole abbiano un dirigente e non semplicemente un reggente. 

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