SCUOLA/ Concorso presidi, decidono Sandy e i giudici

- Francesco Magni

Con la sentenza pubblicata lo scorso 7 dicembre, il Tar del Molise ha annullato il concorso per dirigenti scolastici. Ora Lazio e Lombardia tremano. Il commento di FRANCESCO MAGNI

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Con la sentenza pubblicata lo scorso 7 dicembre 2012, il Tar del Molise ha annullato il concorso per dirigenti scolastici: a rischio quindi gli 11 vincitori (i candidati in partenza erano stati 259 a fronte di 16 posti messi in palio dal Ministero). I ricorrenti hanno lamentato la presenza all’interno della commissione esaminatrice di un rappresentante sindacale.

Il tribunale amministrativo ha innanzitutto ricordato che «la commissione esaminatrice è l’organo preposto, in via esclusiva, alle operazioni relative all’espletamento delle prove concorsuali e alla valutazione dei candidati partecipanti al concorso pubblico» e che la composizione delle dette commissioni deve avvenire «esclusivamente con esperti di provata competenza nelle materie di concorso, scelti tra funzionari delle amministrazioni, docenti ed estranei alle medesime, che non siano componenti dell’organo di direzione politica dell’amministrazione, che non ricoprano cariche politiche e che non siano rappresentanti sindacali o designati dalle confederazioni ed organizzazioni sindacali o dalle associazioni professionali» (cfr. art. 35, comma 3, lett. e) del D.Lgs. 30 marzo 2001 n. 165). Tale previsione ha lo scopo «di evitare che siano deputati alla scelta, in sede di pubblico concorso, soggetti che, in qualche modo, potrebbero non garantire una posizione d’imparzialità, per la loro connotazione politica, associativa o sindacale». Perciò, la comprovata presenza di un rappresentante sindacale nelle fila della commissione esaminatrice fa venire in essere «una causa d’incompatibilità riguardante un componente» che «rende illegittima la composizione dell’intera commissione concorsuale, essendo essa un collegio perfetto e, di conseguenza, tutte le operazioni dalla stessa compiute».

Per questo motivi il Tar del Molise ha annullato l’intera procedura concorsuale, compresa la graduatoria finale. Questa decisione si inserisce in un quadro molto complesso e incerto per i concorsi per i dirigenti scolastici. La sentenza del Tar Molise potrebbe ora avere una replica anche nel Lazio: anche in quel caso, infatti, sono stati individuati due rappresentanti sindacali all’interno delle commissioni giudicanti.

Il Consiglio di Stato, con due ordinanze dello scorso 25 ottobre, ha accolto l’istanza cautelare, riformando così la precedente decisione del Tar del Lazio e invitando a fissare con urgenza l’udienza di merito sul ricorso. Anche in questo caso si rischia il caos, con l’annullamento dell’intera procedura concorsuale. Infine, il concorso è stato annullato anche in Lombardia, ma per motivi del tutto differenti: a detta del Tar di Milano, le buste utilizzate per sigillare i compiti scritti sarebbero state trasparenti e non avrebbero garantito così l’anonimato durante la correzione.

Com’è noto, a settembre i posti per i 355 vincitori lombardi sono stati “congelati” e assegnati a presidi “reggenti”, titolari anche di un’altra scuola. Dopo una prima perizia volta ad accertare l’eventuale trasparenza delle buste, il 20 novembre scorso il Consiglio di Stato avrebbe dovuto esprimersi, prendendo così una decisione definitiva, che però è stata rimandata, ordinando un’ulteriore perizia tecnica sulle buste.

Tra i punti da chiarire, infatti, vi era ancora da accertare la tipologia delle buste: infatti, gli avvocati dei ricorrenti hanno sostenuto che le buste utilizzate per il concorso fossero quelle prodotte dalla ditta Litograph di tipo “Bus 20” mentre quelle analizzate nella relazione tecnica dell’Istituto Poligrafico di Stato, richiesta in precedenza dall’Ufficio Scolastico lombardo, erano della ditta Pigna, di tipo “Sandy”.

La decisione di merito era attesa per il 15 gennaio 2013. Peccato che nel frattempo anche il perito che era stato nominato, un professore di Scienze merceologiche dell’Università “La Sapienza” di Roma, sembra che abbia rinunciato all’incarico, con l’effetto di un possibile ulteriore ritardo. Staremo a vedere cosa accadrà nei prossimi giorni.

Di fronte ad una situazione così confusa e in costante evoluzione, un dato è però certo: ancora una volta l’ultima parola sull’esito delle procedure concorsuali della scuola spetterà alle aule dei tribunali amministrativi. Forse è davvero giunto il momento di porsi alcuni interrogativi: fino a quando la nostra scuola potrà continuare ad andare avanti in una situazione di costante emergenza e incertezza? Fino a quando si potrà accettare che la selezione dei dirigenti scolastici (così come quella dei docenti) venga decisa sempre di più a colpi di ricorsi e perizie tecniche nelle aule giudiziarie? La confusione sembra avere l’ultima parola. È perciò evidente che c’è qualcosa che non va e che non è più possibile andare avanti così: se il nostro Paese vuole davvero sperare in una nuova fase di crescita, deve tornare ad occuparsi seriamente del suo sistema scolastico, cercando soluzioni audaci e innovative, pur senza dimenticare il difficile e “intricatissimo” contesto normativo entro cui ci si deve muovere.

In questo senso, sarà interessante scoprire, nei prossimi giorni di campagna elettorale, quali saranno (se ci saranno…) le proposte su questi temi delle varie formazioni politiche che si contendono la guida del Paese. Nella speranza che a prevalere nel dibattito non siano slogan più o meno urlati da contrapposte tifoserie, ma una seria e leale discussione nel merito dei contenuti.

 

Twitter @Francesco_Magni

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