MATURITA’ 2013/ Esame di stato, prima prova: tipologia B, 4 regole per farla bene

- Paolo Malaguti

Nella prima prova d’esame di Stato la tipologia più scelta è normalmente la B. Attenzione però, perché le insidie sono molte e occorre attenzione. I consigli di PAOLO MALAGUTI

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Maturità 2016 (Infophoto)

Nella prima prova d’esame di Stato la tipologia più scelta è normalmente la B. Se da un lato la tipologia A risulta abbordabile senza rischi eccessivi solo se durante l’anno si è affrontato l’autore oggetto di analisi, dall’altro i temi delle tipologie C e D possono intimorire per la vastità degli argomenti talvolta proposti, e per la genericità, anzi potremmo dire la vaghezza, che ancora regna attorno alla tipologia testuale del “tema”. 

La tipologia B invece, oltre ad offrire quattro ambiti tra cui scegliere, garantisce l’appoggio concreto dei documenti, che sembrerebbero, dunque, mettere al sicuro anche il candidato meno preparato. Di fatto, le procedure per la redazione di un saggio breve o di un articolo di giornale sono complesse, e la “scrittura a partire da testi” è una forma testuale non esente da rischi.

A) L’ambito e l’argomento – Spesso il candidato si concentra sull’argomento, lasciando in subordine le categorie artistico-letterario, tecnico-scientifico, socio-economico e storico-politico. Un primo ragionamento va fatto sul rapporto che insiste tra l’ambito e l’argomento proposto: spesso gli argomenti ministeriali sono generici (andando a memoria negli ultimi anni: alimentazione, amore, lavoro, musica), e lo studente sovente accoglie tale genericità con favore, confidando nell’assioma “più vasto è l’argomento, più avrò da dire”. La domanda da porsi, dunque, non è “cosa ho da dire sull’argomento X”, ma “cosa posso dire sull’argomento X in chiave letteraria, o sociologica, o storica”. Già in questa azione il candidato deve selezionare contenuti in suo possesso, gettare ponti tra le conoscenze scolastiche e il proprio bagaglio culturale, ipotizzare chiavi argomentative o espositive. Ciò richiede allenamento, perché si presuppone la capacità di tagliare trasversalmente le discipline del quinto anno, e di ripescare diacronicamente all’interno del triennio contenuti ed esperienze utili (letture, spettacoli, conferenze…). 

B) I documenti – Comprenderli ed analizzarli è difficile. Gli studenti sono abituati a letture veloci, nelle quali eventuali dubbi semantici vengono bypassati interrogando il contesto del termine poco chiaro, senza prendersi la briga di consultare il dizionario. Spesso si correggono argomentazioni erronee, causate da scorretta attribuzione di significato di un’unica parola, o da una lettura frettolosa, durante la quale il candidato non si è avveduto, in un periodo articolato, di una negazione di troppo! Le operazioni fondamentali durante l’analisi sono tre: in prima battuta, capire i testi. Leggerli con calma, e con l’umiltà di fermarsi a ricercare le parole “difficili”. In secondo luogo, orientare i testi. Capire, cioè, la o le tesi espresse in ognuno di essi. 

È utile sottolineare le frasi-chiave, i fulcri logici, e annotare in che modo i vari documenti si pongono tra loro (se uno contraddice un altro, se si integrano, si presuppongono…). Infine, selezionare i testi. All’interno di uno stesso ambito, spesso i documenti sono molti, e di diversa natura. Utilizzarli tutti nella trattazione può essere complicato e fuorviante, pertanto sarà opportuno procedere a una prima silloge di “testi caldi” sui quali si fonderà il proprio elaborato.

C) La pianificazione − È il momento cruciale, nel quale si fanno collidere le idee e i contenuti ricavati con le proprie convinzioni e il proprio bagaglio culturale. In mancanza di un’idea chiara sull’impostazione del testo, è opportuno rifarsi al metodo della scuola di don Milani: buttare disordinatamente sul foglio le idee che passano per la testa, notizie e dati che hanno colpito l’attenzione, domande, dubbi. Anche tale attività necessita di allenamento: normalmente l’approccio al testo, in ambito scolastico, è passivo, ricettivo. Nella tipologia B è necessario interrogare i documenti, cercando di orientarsi al loro interno, di prendere posizione. Quando si ha di fronte una buona mole di stimoli (domande, affermazioni, rimandi ad autori) va deciso se optare per il saggio breve o l’articolo di giornale. Per semplificare, il saggio breve, di fondo, è un testo argomentativo specialistico. Di conseguenza, al suo centro deve esserci una tesi, un’idea da difendere, da motivare. L’articolo è un testo multiforme, che può essere, a seconda delle tipologie (editoriale, recensione, cronaca, intervista…), argomentativo, espositivo, narrativo; ma ciò che non può mancare in un articolo è la notizia, ossia un fatto significativo (vero, o all’occorrenza inventato?) attorno al quale, o partendo dal quale, si costruisce il pezzo. A seconda della scelta operata, gli stimoli elaborati andranno sfrondati e successivamente organizzati in una scaletta.

D) I rischi maggiori della tipologia B − Primo fra tutti il generalismo, ossia l’elaborazione di un testo che oscilla tra il politicamente corretto e il buon senso comune, senza dati concreti o motivazioni solide. Cade in questo errore chi si rifugia nella tip. B come “ultima spiaggia”, pur non avendo idee su un certo argomento. Potremmo definire questi testi come “argomentazioni senza tesi”. Altro rischio è l’eccessiva centralità data ai documenti. Potremmo definire questi testi “citazionisti”, per il largo uso di virgolette che li caratterizza. Alla fine non emerge la tesi dello studente, ma una galleria di fonti non orientate, non selezionate, e di conseguenza inerti. Un terzo rischio, sempre a livello di contenuto, risiede in qualcosa di definibile “cerchiobottismo”, ossia nell’incapacità, o forse nel timore, di sposare una tesi precisa, difendendola fino in fondo. 

Credo che molti docenti si siano sentiti rispondere, dopo aver fatto notare che un buon testo argomentativo difende un’idea con convinzione, una frase del tipo: “E se chi corregge non la pensa come me?”. Questo timore diffuso, questa remora a esprimere le proprie idee senza preoccupazioni, è forse frutto di una didattica della scrittura ancora non del tutto in grado di offrire buone palestre di argomentazione, momenti nei quali, se ben ci si pensa, si fa un sano esercizio democratico di libertà di parola e opinione.



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