SCUOLA/ L’ultima frecciata dell’Ocse al Miur e ai docenti (e agli stipendi)

- Enrico Gori

Il nuovo rapporto Ocse sui sistemi educativi (Education at a glance 2013) fornisce l’occasione per qualche riflessione a caldo. Esempio: troppe ore fatte male. ENRICO GORI

scuola_bambinabiondaR439
Infophoto

Il nuovo rapporto Ocse sui sistemi educativi fornisce l’occasione per qualche riflessione a caldo. Nella gran mole di dati riportati la nostra attenzione si è concentrata su  quelli che nel rapporto vengono definiti “The learning environment and  organisation of schools – Indicators”. 

Nel commento che segue si manterranno titoli in inglese e numerazioni originali delle tabelle contenute nel sito sopra indicato. La lettura dei dati verrà fatta alla luce di alcuni punti salienti già evidenziati dallo scrivente, riguardo la distribuzione delle risorse umane tra i diversi gradi di istruzione, e da altri autori che hanno sottolineato il rischio di nozionismo che potrebbe derivare da curricula eccessivamente variegati rispetto ad altre realtà educative che invece si concentrano su alcune discipline fondamentali (come la matematica) che, in Italia, nonostante il forte carico didattico complessivo, soffrirebbero di carenza di attenzione

A questo scopo si consideri la tabella riportata, elaborata sulla base dei citati dati Ocse: sono stati selezionati i 20 paesi per i quali erano disponibili tutti (o quasi) gli indicatori analizzati e su questi è stato calcolato il valore della mediana, lo scostamento percentuale dell’Italia da tale valore e la posizione relativa del nostro paese nella graduatoria crescente dell’indicatore stesso.

(Elaborazione: Enrico Gori su dati Oecd)

Su questa base si possono fare alcuni rilievi.

1. Rapporto studenti/docenti − Costituisce una misura di risorse umane, minore il rapporto maggiori sono le risorse a disposizione: viene confermata la situazione evidenziata in altro articolo che vede la scuola primaria “sovra” dotata di risorse a scapito dell’università. I maestri italiani hanno un carico didattico in termini di studenti inferiore del 12,7% rispetto alla mediana, mentre i docenti universitari devono far fronte ad un carico didattico superiore alla mediana del 24%. Grosso modo nella mediana gli altri gradi di istruzione.

2. Dimensione delle classi: nella scuola primaria la dimensione delle classi è sensibilmente inferiore a quella mediana, confermando l’eccesso di risorse umane impiegate in rapporto agli studenti.

3. In termini di ore di insegnamento il carico didattico dei docenti, nei diversi gradi di istruzione è sostanzialmente nella mediana generale per la primaria e la secondaria superiore, mentre appare inferiore del 5% rispetto alla mediana nella secondaria inferiore.

4. Le ore di insegnamento a cui sono sottoposti gli studenti supera del 10-17% quello mediano collocando l’Italia tra le prime posizioni per quanto riguarda tale indicatore.

5. I salari minimi sono inferiori a quelli mediani per quote che variano tra il 3 e 10%, mentre quelli massimi sono inferiori a quelli mediani per valori tra il 12 ed il 20% 

6. Questi dati confermano pertanto la necessità di un riequilibrio all’interno del sistema scolastico, tra scuola primaria e università  (perché non incentivare i maestri più motivati ad effettuare tutorato ed assistenza a molti professori universitari costretti a fare fronte a centinaia di studenti in corsi sovraffollati che inevitabilmente incentivano il nozionismo?), e stimolano la riflessione sull’eccessivo carico didattico a cui sono sottoposti i nostri studenti soprattutto nella scuola secondaria.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

I commenti dei lettori