MATURITA’ 2018/ Seconda prova, versione di greco: il Miur non ha rispettato la par condicio…

Maturità 2018, al classico c’era da tradurre un brano dell'”Etica Nicomachea” di Aristotele. Una scelta che ha “azzerato” la preparazione degli studenti, fa notare ELISABETTA CASSANI

22.06.2018 - Elisabetta Cassani
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Esame di Stato (LaPresse)

Se nel corso della prima prova tanti studenti hanno preferito scegliere i testi sulla solitudine, ecco che, quasi contraltare, il testo proposto come versione da tradurre dal greco durante la seconda prova dell’esame di Stato parla dell’amicizia. Ma questa scelta non sembra essere una prova di amicizia da parte della ministra sotto la cui autorità essa è avvenuta.

Può darsi che Aristotele fosse considerato (nel totomaturità) tra i possibili autori, ma, credo, come si potrebbe considerare possibile, se non Sinesio, Diodoro o Cassio Dione. Non certo tra i più letti nelle classi, dove, dovendo fare i conti con il tempo da dividere in mille attività lodevoli, dall’educazione alla cittadinanza fino all’orientamento (non dimentichiamo inoltre che questi studenti hanno anche trascorso almeno 200 ore in alternanza scuola lavoro, con il dispendio non solo di tempo ma anche di energie mentali che essa chiede soprattutto a chi, come la maggior parte dei nostri studenti di liceo classico, vi si dedica con coscienza; il tutto senza un effettivo riconoscimento ai fini del voto finale), si privilegiano senza dubbio Platone, Plutarco, Luciano, gli Oratori, avventurandosi magari (ma sperando che non “esca”) fino a Polibio. Aristotele era stato scelto sei anni fa, Platone manca dal 2010 pur essendo l’autore statisticamente più letto durante l’ultimo anno di liceo.

Ma veniamo al testo: le prime righe sembrano scorrere quasi senza difficoltà (quasi: infatti fin dalla prima riga si incorre in un’espressione ellittica): come tanti hanno già osservato, si tratta di una sorta di appunti, con uno stile perciò spezzato. Questo infatti è l’unico “vantaggio” del testo: se non capisci una frase puoi saltare a quella successiva senza grandi problemi sull’andamento logico del discorso. Ma questo è anche lo svantaggio, per chi nel corso di cinque anni è stato educato a cercare di ricostruire un testo (textus, tessuto, dove ogni aspetto è connesso a tutti gli altri). Ben presto però ci si arena: la pagina è abbondantemente ellittica (mi si perdoni l’espressione ossimorica). Mancano predicati, latitano i soggetti, mancano spesso articoli là dove avrebbero facilitato la comprensione di certi participi. Lo studente non può appoggiarsi neppure su qualche men e de, perché questa coppia di paroline, che dalla quarta ginnasio accompagnano ogni versione, se non ogni frasetta, è totalmente assente, non compare neppure una volta nelle 18 righe proposte.

Si potrebbe indugiare più analiticamente su tanti stilemi senza dubbio comprensibili per un greco, e corretti, ma non utilizzati dagli autori più letti dagli studenti; tuttavia non è forse questa la sede adatta.

Vorrei fare solo ancora un’ultima osservazione sull’introduzione: da qualche anno è uso infatti che il brano da tradurre sia introdotto da alcune righe che, immagino, lo dovrebbero contestualizzare. C’è, effettivamente, nell’introduzione fornita dal ministero, un tentativo di contestualizzazione dell’Etica Nicomachea (l’opera aristotelica da cui è tratto il passo), ma nessuna informazione utile per chi debba tradurre quanto poi segue. 

Non si può non constatare, con una certa amarezza, che il trattamento riservato agli studenti che stanno sostenendo quest’anno le prove dell’esame di Stato è molto diverso da quello avvenuto per gli studenti dell’anno scorso (un passo di latino che si trova, e si trovava, su quasi tutti i manuali più diffusi nelle nostre scuole): il paragone mi sembra legittimo in quanto si tratta di scelte che fanno capo allo stesso ministro (o ministra).

L’impressione dello studente preparato, credo, deve essere stata quella di chi improvvisamente si renda conto che tutto lo studio della grammatica e della sintassi, tutto l’impegno traduttivo, tutti i faticosi tentativi di entrare in un testo per scoprirne, appunto, la tessitura dispiegati nel corso di 5 anni, sono risultati inincidenti per l’ultima prova di greco della sua vita.

Chiudo però con una nota di stupore speranzoso: non ci si crederebbe, eppure gli studenti (per lo meno quelli della commissione di cui faccio parte) con pazienza e tenacia si sono applicati, senza perdersi d’animo e, probabilmente, alcuni di loro sono riusciti a fornire una prova davvero soddisfacente.

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