ELENA SOFIA RICCI/ “Vivi e Lascia Vivere? È una storia estrema, sopra le righe”

- Morgan K. Barraco

Elena Sofia Ricci, l’attrice ha spiegato quello che è stato il grande successo arrivato dalla serie televisiva “Vivi e lascia vivere”.

Elena Sofia Ricci
L’attrice Elena Sofia Ricci

“Per natura non mi aspetto mai niente e ho imparato ad accogliere con gioia tutto quello che viene”. Queste le parole di Elena Sofia Ricci quando, intervistata da Tv Sorrisi e Canzoni, si interroga sul successo della fiction Vivi e lascia vivere. D’altronde, come lei stessa sottolinea, quella di Laura non è una storia comune: “Beh, non era facile, era una storia estrema, sopra le righe, provocatoria. Questa fiction è un po’ come il sartù: a strati. C’è la commedia, il thriller, il dramma, ben conditi”, ha ammesso l’attrice. E proprio in merito al famoso sartù di riso, quello che la protagonista vende nella sua attività, svela: “L’ho assaggiato prima di girare la fiction a casa di amici napoletani. Ma sul set non l’ho mai mangiato. Perché era bellissimo da vedere, molto scenografico, ma immangiabile”. (Aggiornamento di Anna Montesano)

Elena Soffia Ricci e il successo di Vivi e lascia vivere

Elena Sofia Ricci è in vena di confidenze, soprattutto alla luce del successo che sta avendo la fiction Vivi e lascia vivere, di cui è protagonista. Una donna imperfetta la sua, una madre che ha commesso errori e non solo nei confronti dei propri figli. Disposta però a pagare e a ricostruire una vita per se stesse. Penso che il successo di Vivi e lascia vivere nasca da questo“, dice l’attrice a La Repubblica, “da qualche anno trova in tv donne più moderne, complesse, se non estreme. L’arte ha la funzione di provocare. Sia Laura che suor Angela di Che Dio ci aiuti ti mettono davanti a una serie di domande”. Anche la religiosa che interpreta nell’altra fiction di successo è in qualche modo scorretta. Ama infrangere le regole, è sui generis. “Odio il melò ma se lo trasformi in altro, diventa potente”, aggiunge l’artista, “puoi pensare ‘Che storia esagerata, non è verosimile’. Ma io l’ho sperimentato sulla mia pelle, pensi alla mia vita incredibile. Ho ritrovato mio padre a trent’anni e ho conosciuto a quell’età i miei tre fratelli”. Non è stato semplice per la Ricci crescere in questo contesto. Con l’aiuto dell’analisi poi ha ottenuto un nuovo livello di consapevolezza e adesso è felice. La sua Laura invece ha creato non pochi dibattiti, soprattutto per aver deciso di nascondere la verità ai figli riguardo alla morte del padre Renato. Bugia o verità, quale delle due avrebbe creato meno dolore alla famiglia? “Va in onda la puntata e mi scrivono: Laura ha fatto bene”, dice l’attrice. I fan a quanto pare si sono schierati tutti dalla parte della Ruggero.

Elena Sofia Ricci, l’assenza del padre

Elena Sofia Ricci sa bene che cosa è il rifiuto, il senso di abbandono. Lo ha vissuto sulla propria pelle per 30 anni, a causa dell’assenza del padre. E ancora oggi se lo porta addosso. “Da una parte capisco il personaggio di Laura”, dice a La Repubblica in merito al suo ruolo in Vivi e lascia vivere che oggi, giovedì 28 maggio 2020, andrà in onda con l’ultima puntata, “la serie propone un’alternativa non scontata. Le mamme italiane sono cambiate“. Per diversi anni però la Ricci è stata associata all’eterna brava ragazza, un’etichetta da cui ha scelto di fuggire. “Scelto un ruolo, ne cercavo uno opposto“, dice riguardo al suo lavoro, “sono molto pigri in Italia, avrei potuto fare la fidanzata ideale 300 volte. Dopo Quei 36 gradini, successo di Luigi Perelli con Ferruccio e Claudio Amendola, non venivo in mente a nessuno. Eppure avrei potuto fare la nevrotica o la santa. Essendo una mina vagante non m’incasellavano. Al cinema l’ha capito Ferzan Ozpetek che mi ha regalato quel ruolo meraviglioso di zia proprio in Mine vaganti”. Ad oggi la Ricci non sa però se definirsi intuitiva: anni addietro le fiction erano snobbate dal pubblico, ora sono le più ricercate. “Ho capito le potenzialità delle storie che ti legano al pubblico“, continua, “E non ho mai dimenticato le parole di Marcello Mastroianni: ‘Sofi’ mi raccomando, questo lavoro si impara facendolo: sporcati le mani’. Detto da lui, che veniva dal grande cinema…”.

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