Elodie: “Non ho finito la scuola”/ “Abbandonai alla maturità per paura di fallire”

- Chiara Ferrara

La cantante Elodie racconta la sua gioventù non semplice: “Non ho finito la scuola, abbandonai alla maturità per paura di fallire”

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Elodie

La gioventù di Elodie non è stata semplice: a raccontarlo, a più riprese, è stata la stessa cantante, la quale è tornata a parlarne nel corso di un’intervista al Corriere della Sera. In questa occasione si è soffermata sulle difficoltà avute a scuola. Uno dei suoi più grandi rimpianti, infatti, è di non avere portato a termine le superiori. “Che follia, era maggio, a un mese dall’esame mi ritiro, con giustificazioni stupide, tipo: non ho bisogno di farmi giudicare, inizierò a lavorare”, così l’artista romana ha ricordato quel periodo.

La realtà, però, era ben diversa. “Avevo paura del rifiuto, di non essere all’altezza, di esser bocciata. Bisogna lavorarci. L’insuccesso fa parte dell’impegno, senza impegno non c’è successo e allora bisogna accettare che il fallimento fa parte del successo”. In quel periodo, tuttavia, non se ne rendeva conto. È così che abbandonò la scuola e si trasferì a 19 anni a Lecce, dove iniziò una convivenza con un uomo di 15 anni più grande. “Era molto elegante. Ma aveva troppi problemi irrisolti, e io i miei, ne abbiamo fatto una matassa e ne siamo usciti male. Io peggio. Da lì ho imparato che è un errore scappare senza risolvere i problemi, li ritrovi sotto un nuovo nome”.

Elodie: “Non ho finito la scuola”. I traumi superati grazie alle terapie

Ad aiutare Elodie a superare queste difficoltà, in tal senso, negli anni successivi ci hanno pensato dei professionisti. Inizialmente, però, in terapia non si è trovata bene. “Era un metodo un po’ aggressivo, che creava dipendenza con il terapista e non credo vada bene”, ha raccontato al Corriere della Sera. “Il metodo che sto usando adesso è l’EMDR, che insegna ad affrontare i traumi, soprattutto infantili, secondo il principio della convivenza e non dell’eliminazione. Nelle sedute non ci sono i classici lettini e le lunghe chiacchiere, il paziente rivive fisicamente il trauma, il dolore fisico grazie a stimolazioni sonore e non solo”.







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