SCIENZA&CLASSICI/ L’Interpretazione Scientifica del Reale. Verifica e Prospettive [Rilettura]

La sintesi del libro è nella domanda: «come fare scienza oggi con rigore razionale, ma senza eccessivi scientismi, con fecondità tecnica, ma nell’autentico interesse di tutti».

19.04.2005 - Maria Elisa Bergamaschini
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Dalla copertina del Libro

AA. VV.

L’Interpretazione Scientifica del Reale.
Verifica e Prospettive

Urbaniana University Press, Città del Vaticano

Pagine 108 – Euro 11,36

Un testo che riunisce saggi di diversi autori, frutto di una iniziativa della Chiesa di Roma rivolta a docenti universitari, in prossimità della fine del XX secolo.
L’obiettivo è incisivamente sintetizzato da Giandomenico Boffi, docente di Algebra all’università di Trieste, autore della Postfazione, nella domanda «come concepire, anzi fare scienza oggi, in modo equilibrato, con rigore razionale, ma senza eccessivi scientismi, con fecondità tecnica ma nell’autentico interesse di tutti»; un obiettivo che nasce da una presa di coscienza della responsabilità culturale alla quale Giovanni Paolo II richiamava gli uomini di scienza , già nel lontano 1980, nel discorso agli universitari di Colonia: «la ricerca di un nuovo umanesimo sul quale possa fondarsi l’avvenire del terzo millennio, potrà avere successo solo a condizione che la conoscenza scientifica entri nuovamente in rapporto vivo con la verità rivelata all’uomo come dono di Dio».
L’intervento di Angelo Scola, nel 1998 rettore della Pontificia Università Lateranense, oggi Patriarca di Venezia, contestualizza il titolo nell’attuale panorama culturale caratterizzato da diffuse forme di pensiero debole e indica la scienza, in quanto strutturalmente in rapporto con il «reale», come la strada praticabile per ritrovare il gusto della riflessione sui fondamenti: «sono convinto che si possa addirittura affermare che il fatto che le scienze permettano un rapporto col reale, e in questo rapporto è necessariamente implicato il problema del fondamento, sia un cammino per difendere coerentemente la possibilità stessa della verità che, nel suo livello elementare, può essere definita con l’aforisma classico adequatio intellectus et rei».
Il contributo di Ugo Amaldi, docente di Fisica sanitaria all’università di Milano, responsabile dell’esperimento DELPHI-LEP del CERN di Ginevra, si intitola La scienza come esperienza di libertà; l’autore presenta due punti di vista, uno interno alla scienza stessa intorno all’«intrinseca indecidibilità di proposizioni che riguardano lo sviluppo temporale dei processi fisici», l’altro che trascende l’ambito scientifico in forza delle caratteristiche proprie dell’interpretazione scientifica della realtà e si sviluppa secondo due domande: «Che tipo di conoscenza si può costruire al di fuori dei confini della scienza? Quali sono i criteri di validazione delle risposte che è possibile dare alle domande che vi affollano?».
Nicola Cabibbo, docente di Fisica delle particelle elementari all’università “La Sapienza” di Roma, mette a tema La moderna visione del cosmo secondo tre direttici, quella spaziale (la distribuzione nello spazio dei corpi celesti e le dimensioni dell’universo), quella temporale (le leggi del moto dei corpi celesti e l’evoluzione dell’universo), quella fisica (la natura dei corpi celesti, la fonte della loro energia e i fenomeni connessi).
Dopo un excursus storico da Aristarco a Newton, l’autore chiarisce gli aspetti peculiari di metodo dello studio del cosmo, fermandosi su tre parole chiave: osservazione, misura, teoria; e conclude introducendo il lettore alle questioni su cui il dibattito è aperto: la materia nell’universo e l’ipotesi del big bang, ricordandogli alla fine che «i lavori sono in corso, e continueranno a lungo» e il quadro si andrà precisando nei prossimi anni ma mai sarà perfetto e completo.
Il contributo di Alberto Pettorossi, docente di Informatica teorica all’università “Tor Vergata” di Roma, presenta esempi di indecidibilità per problemi computazionali e alcuni limiti di complessità, legati al fatto che tempi di calcolo e spazio di memoria sono risorse del computer che non possono essere ridotti sotto una certa soglia; un testo che richiede al lettore un minimo di conoscenza dei linguaggi specifici, per avvicinarlo in modo essenziale e rigoroso a problematiche i cui termini teorici sono generalmente ignorati. Dall’interno di questioni specificatamente tecniche, note agli specialisti del campo, passa poi a considerazioni relative allo studio dei rapporti tra l’intelligenza artificiale e l’intelligenza umana, chiarendo i limiti dell’una e dell’altra.
Il concetto scientifico di «informazione » è il contenuto della riflessione di Giovanni Iacovitti, docente di Elaborazione numerica dei segnali all’università “La Sapienza” di Roma, in ordine all’evoluzione di tale concetto nel passaggio dall’ambito propriamente della fisica e della chimica all’ambito delle scienze della vita. Dopo alcuni cenni essenziali alle principali teorie dell’informazione sono messe in luce importanti distinzioni oggi acquisite, come per esempio: informazione e supporto dell’informazione, quantità di informazione e valore dell’informazione; nella conclusione infine si accenna agli aspetti pluridisciplinari e interdisciplinari connessi con questo concetto. Interessante la presentazione delle linee di impostazione del progetto di ricerca interdisciplinare orientato principalmente allo studio dei sistemi organizzati (in particolare la fenomenologia della formazione degli esseri viventi) che fa riferimento al Santa Fè Institute.
Alberto Strumia è docente di Meccanica razionale all’università di Bari e di Filosofia della scienza e di Logica presso lo Studio filosofico domenicano di Bologna; il suo contributo offre spunti per un lavoro teso sia alla difesa delle ragioni della scienza, sia, in modo simmetrico come egli stesso sottolinea, alla «difesa della ragione stessa da parte della scienza». Sviluppa un percorso sintetico secondo la seguente scansione concettuale: La crisi del riduzionismo, L’impredicibilità, Una razionalità ampliata, percorso che l’autore ha approfondito per i lettori di questa rivista in due articoli pubblicati nel 1999 sui numeri di aprile e di agosto. In particolare nella parte terza si sofferma a riflettere sulla deriva verso l’irrazionalismo, generata da una interpretazione negativa dell’attuale crisi della scienza riduzionistica e incapace di fare previsioni a lungo termine, mentre la storia della scienza insegna che è da considerarsi scientifico solo un atteggiamento di ricerca di vie positive e costruttive di soluzioni per il superamento delle crisi stesse.
Chiude il saggio la breve riflessione di Piergiorgio Picozza, docente di Isituzioni di Fisica nucleare e subnucleare dell’università “Tor Vergata” di Roma, dal titolo suggestivo: Il ricercatore di fronte al mistero. Le ultime battute che riportiamo possono bene suggellare lo spirito del saggio: «I frutti della scienza e della tecnologia sono voluti e non soltanto necessari, e sono voluti dall’essere umano, elemento del cosmo in processo. È in questa libertà, in questa difesa dell’uomo, del suo ruolo unico nell’universo che lo circonda, nella piena consapevolezza della sua missione in questo mondo, che la fede ha un suo pieno diritto di presenza e può dispiegare le sue potenzialità e aiutare l’essere umano a comprendere il perché della sua esistenza e a trovare la sua felicità.»
Questa raccolta di saggi è certamente uno strumento efficace di autoaggiornamento per gli insegnanti di discipline sia scientifiche che filosofiche; ma può anche essere utilizzato in modo proficuo dai docenti che vogliano, a conclusione del corso liceale, offrire ai propri studenti, spunti per un approfondimento realmente interdisciplinare, ridando a questo termine tutta la sua pregnanza sul piano metodologico, che un certo modo di far scuola ha oggi banalizzato.

Recensione di Maria Elisa Bergamaschini
(Redazione Emmeciquadro)

© Pubblicato sul n° 23 di Emmeciquadro




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