SCIENZA&LIBRI/ Galileo Galilei: Sidereus Nuncius

- Alessandro Giostra

Tra le iniziative intraprese nella ricorrenza dell’Anno Internazionale dell’Astronomia è da segnalare questa edizione del Sidereus Nuncius, l’opera di Galileo che ha cambiato l’astronomia.

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Dalla copertina del libro

A cura di W.R. Shea e T. Bascelli

Galileo Galilei
Sidereus Nuncius

Marcianum Press – Venezia 2009

Pagine 184 – Euro 16,00

La ricorrenza dell’Anno Internazionale dell’astronomia ha indotto ricercatori e istituzioni del sapere a rivolgere la loro attenzione alla figura di Galilei. Tra le iniziative intraprese occorre segnalare questa nuova edizione del Sidereus Nuncius, l’opera galileiana, pubblicata nel marzo 1610, che ha cambiato il volto dell’astronomia.
Nella prefazione William Shea riassume le scoperte ottenute da Galilei con l’ausilio del telescopio, precisando brevemente qualche situazione storica che ha agevolato lo scienziato pisano nella messa a punto del suo nuovo strumento.
La peculiarità di questa edizione consiste in un’introduzione molto ampia che inserisce il lettore nel pieno del contesto culturale del tempo e che, soprattutto, illustra in maniera molto dettagliata tutti gli aspetti storici e scientifici connessi con i contenuti del Messaggero Celeste.
L’esposizione inizia con la vicenda dell’invenzione del telescopio che Galilei riuscì a perfezionare e a rendere uno strumento di straordinaria innovazione per gli studi astronomici, ma che, comunque, era stato già inventato precedentemente.
L’attenzione viene poi spostata dai curatori del volume al rapporto tra Galilei e la Repubblica di Venezia. La lettura di questa sezione del libro consente di vedere come l’attività di ricerca di Galileo fosse intrecciata con le sue vicende personali e con i rapporti che intercorrevano con la Serenissima. Dopo aver esaminato le questioni relative alle leggi dell’ottica e al funzionamento delle lenti, Shea e Bascelli si occupano dei disegni di Galilei della superficie lunare e delle incisioni presenti proprio in quest’opera. Si tratta, senza dubbio, di un ottimo spunto per sottolineare quella straordinaria abilità manuale che ha contraddistinto l’intera attività del padre della scienza moderna e che può essere ritenuta parte integrante del suo metodo sperimentale.
In seguito all’approfondimento di alcuni aspetti essenziali delle scoperte galileiane e dei successivi progetti di Galilei, incentrati sull’ideazione di apparecchi come il micrometro e il giovilabio, e prima dell’inizio del testo in italiano di questo capolavoro della letteratura scientifica, si trova uno degli spunti più significativi di questa introduzione. I curatori del volume, infatti, hanno impiegato qualche pagina per stendere le note di spiegazione del significato di alcuni termini del frontespizio.
Il senso specifico di questi termini riconduce direttamente ad alcune situazioni storiche e alle scelte operate dallo stesso Galilei. È questo il caso, per esempio, del termine nuncius e degli appellativi patrizio fiorentino o lettore di matematica che lo riguardavano direttamente. Lo stesso dicasi per il sostantivo occhiale (perspicillum) che ha fornito agli autori l’occasione per evidenziare come lo stesso Galilei e alcuni suoi interlocutori abbiano chiamato lo stesso strumento.
Un particolare significato all’interno degli eventi di Galilei riveste l’appellativo di Astri Medicei (Medicea Sidera) con il quale lo scienziato denomina i satelliti di Giove da lui scoperti e così chiamati in onore della nobile famiglia fiorentina presso la quale Galilei stesso decise di operare a partire dalla fine dell’anno 1610.
Senza nulla concedere alla tentazione di costruire una superficiale e divulgativa narrazione, quest’ultima edizione del Sidereus Nuncius riesce a mettere in luce in che modo il perfezionamento del cannocchiale abbia determinato una svolta nel corso della scienza moderna. Come giustamente osserva Shea nella prefazione : «uno strumento può cambiare il mondo e costringerci a rivedere la nostra posizione nell’universo. Il telescopio fece proprio questo, ma solo grazie a Galileo, i cui occhi erano preparati a vedere cose nuove e le cui mani erano in grado di dipingere quello che vedeva».

Recensione di Alessandro Giostra
(Insegnante di Filosofia e Storia presso il Liceo Scientifico di Ascoli Piceno – Socio della Stanley Jaki Foundation)

© Pubblicato sul n° 38 di Emmeciquadro

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