DOCUMENTARI/ Quattro storie per capire la fuga dall’Iran

- Roberto Fontolan

Oggi al Meeting di Rimini viene proposto il documentario di Monica Maggioni sull’Iran: quattro storie umane che sono la parabola del Paese arabo. Ce ne parla ROBERTO FONTOLAN

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Immagine di archivio

Sono passati più di trenta anni dalla rivoluzione iraniana, quando il mondo cominciò a sentire parole allora inusitate: ayatollah, pasdaran, hojatoleslam… Si può bene dire che l’avvento sulla scena planetaria di Ruollah Khomeini, un uomo vestito di nero e dalla barba bianca e lunga provocò sbalordimento ma non venne capito nelle sue implicazioni e conseguenze. La storia cambiava davvero tra il 1979 e il 1980. Dall’antica Persia partiva una marcia che negli anni avrebbe raggiunto e trasformato tutto il mondo musulmano.

All’epoca non era così importante che i protagonisti del cambiamento fossero sciiti, cioè appartenenti a quella che la maggioranza dell’Islam considera un’eresia. Era molto più importante che rappresentassero la possibilità per l’Islam di rovesciare le carte, di riscattare le debolezze e le umiliazioni patite. In nome della religione le masse musulmane povere e diseredate potevano conquistare il potere, diventare Stato, uno stato conforme, uno stato ortodosso. O almeno, ma questo lo si è capito molto dopo, avevano la forza di abbattere il potere nemico e corrotto dello Scià, “venduto all’Occidente”.

Quanto a conquistare davvero il potere, beh lo si sarebbe visto poi. La possibilità di una rivoluzione in nome e per conto dell’Islam contagiò in poco tempo molti Paesi e molti popoli musulmani: il Libano, dove i ritratti di quell’uomo vestito di nero e dagli occhi penetranti, campeggiavano dovunque (tranne ovviamente le aree cristiane); nei campi profughi palestinesi, nelle periferie delle città, nelle moschee. Povertà e Islam fu l’equazione del cambiamento.

Da allora i ricordi si sono sbiaditi, ed è difficile immaginare oggi come anche in certe parti dell’Occidente di sinistra e del mondo cristiano la rivoluzione degli ayatollah fosse vista con una certa simpatia: da un lato il populismo, dall’altro il fattore religioso venivano adottati come chiavi di lettura di quegli strani accadimenti. Allora si guardava a Tehran, ma oggi da Tehran si fugge: è questo il destino di quella rivoluzione. Perche? Cosa e accaduto in quella terra?

Monica Maggioni, inviata del Tg1 e caporedattore di Tv7 ha raccolto in un intenso e drammatico documentario quattro storie umane che sono la parabola dell’Iran contemporaneo, dalla speranza alla prigionia, dalla forza alla rassegnazione, dalla gioia rivoluzionaria alla tristezza dell’esilio.

“Out of Tehran”, prodotto da Raicinema e presentato a Venezia, viene proposto stasera alle 19 nel ciclo Storie dal Mondo dalla stessa autrice, da Gian Micalessin e da Massimo Ilardo, direttore di Aiuto alla Chiesa che soffre, una realtà cui il Meeting ha da sempre guardato con grande amicizia e ammirazione per l‘impareggiabile lavoro che svolge. Un documento scioccante, una cruda testimonianza sulla violenza del potere e sul bisogno di senso che sempre agita il cuore dell’uomo.

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