DIARIO DA IL CAIRO/ Le Chiese bruciate sono l'”offerta” dei cristiani per salvare l’Egitto

- Mark Sweha

I sostenitori di Morsi hanno indetto nuove manifestazioni in tutto il Paese per domani, in quello che è stato già ribattezzato venerdì dei martiri. MARK SWEHA ci racconta cosa sta accadendo

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Scontri al Cairo (Infophoto)

Due giorni fa ero in una caffetteria, vicino a casa mia, quando è passato un corteo dei sostenitori di Morsi. E’ entrato un ragazzo, vicino a dove eravamo seduti, che ha iniziato a parlar male dei Fratelli Musulmani. Tutti i presenti lo hanno guardato senza particolari reazioni, ma condividendo il suo punto di vista. Durante il mio ritorno a casa, giovani e ragazzi continuavano a lamentarsi della Marcia dei Fratelli Musulmani: tutti si sentono terrorizzati dalla loro presenza, anche la polizia. Tutte le vie che conducono alle stazioni di polizia e le questure sono chiuse, bloccate dagli agenti di sicurezza che temono l’attacco dei militanti islamici, soprattutto dopo quello avvenuto alla stazione di polizia di Kirdasa, dove gli agenti sono stati circondati dai sostenitori di Morsi e sgozzati senza pietà. La via della stazione di polizia vicino a casa mia è sempre chiusa, e questo ci obbliga a prendere un’altra strada dove il traffico ci ferma per ore.

Dopo la dichiarazione dello stato di emergenza e il coprifuoco che ha inizio alle 7 di sera per mantenere la sicurezza, le strade si sono svuotate. In particolare i primi giorni, durante i quali i proprietari di negozi e restauranti erano in gran parte dispiaciuti di chiudere così presto, in una città come il Cairo dove c’è sempre un grande movimento. Nonostante ciò, la maggior parte sa che questa è l’unica soluzione possibile per mantenere la sicurezza.

Ogni venerdì, dopo la preghiera, i sostenitori di Morsi scendono in piazza per manifestare, ascoltando alcuni predicatori che vedono nella caduta del regime dell’ex presidentei Morsi una guerra contro l’islam. Dopo gli scontri della moschea al Fath in piazza Ramses, durante i quali i Fratelli Musulmani sono stati accusati di aver dato alle fiamme alcuni edifici e di aver sparato dal minareto contro la polizia, i residenti della zona sono scesi in piazza, infuriati contro i Fratelli Musulmani che hanno occupato la moschea fino al giorno successivo. L’esercito è però riuscito a evitare ogni contatto. Dal giorno dello sgombero dei sit-in, le chiese aprono solo al mattino e solo per la celebrazione delle messe, poi vengono chiuse. Il giorno stesso dello sgombero, noi cattolici abbiamo annullato la celebrazione dell’Assunzione della Madonna a causa del coprifuoco e per evitare la reazione incontrollata dei Fratelli Musulmani. Nonostante ciò, tutti i cristiani vedono comunque le chiese bruciate come sacrificio per salvare il Paese, come ha detto il patriarca della chiesa copta ortodossa, Tawadros II, rifiutando qualsiasi intervento dall’estero.

Ho parlato anche con alcuni sostenitori di Morsi, a mio giudizio persone moderate che avevano opinioni diverse: alcuni di loro hanno interpretato le violenze come reazioni di alcuni sostenitori che si sono sentiti traditi e sono passati agli scontri senza pensare alle conseguenze. Altri invece credono che a generare gli scontri non siano i sostenitori dell’ex presidente, ma alcuni agenti infiltrati che istigano alla violenza.

Alla fine ho parlato anche con alcuni giovani che fanno parte della terza piazza, quella che rifiuta sia il regime della Fratellanza che quello militare. Un mio amico mi ha spiegato la sua preoccupazione, cioè che le azioni terroristiche portate avanti dai Fratelli Musulmani non faranno altro che condurre il Paese a un nuovo stato di polizia che farà di tutto pur di mantenere l’ordine, minacciando quindi ogni futura libertà politica.

Anche io a volte condivido queste preoccupazioni, ma credo che ormai sia troppo tardi per tornare indietro: dobbiamo andare in avanti con la “road map” tracciata il 3 luglio scorso, che prevede un breve periodo di transizione per la revisione della Costituzione, seguita da elezioni legislative e presidenziali.

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