DIARIO SLOVACCHIA/ Omicidio Kuciak, più luce nel “giallo” della ‘ndrangheta al potere

- Raffaele Magaldi

Ieri in Slovacchia si è avuta una svolta nelle indagini sull’omicidio Ján Kuciak: sono state rese note le accuse per gli arresti di settimana scorsa. RAFFAELE MAGALDI

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Manifestazione in piazza a Bratislava "Per una Slovacchia giusta" dopo il caso Kuciak (LaPresse)

Tre uomini e una donna sono stati arrestati tra giovedì e venerdì scorso (27-28 settembre) nell’ambito di un’azione coordinata dal nucleo speciale anticrimine della polizia slovacca (Naka) in relazione all’omicidio del giornalista investigativo Ján Kuciak e della sua fidanzata Martina Kušnírová. Gli arrestati sono Alena Zsuzsová, accusata di essere la mandante; Tomáš Szabó, che avrebbe di fatto sparato alla coppia; Miroslav Marcek, cugino di Szabó, autista; e Zoltán Andruskó, intermediario tra la Zsuzsová e i due esecutori materiali.

Le accuse sono state rese note ieri mattina in una conferenza stampa congiunta tra il procuratore generale del tribunale penale specializzato di Banská Bystrica, Jaromír Cižnár, il presidente del corpo di polizia della Repubblica Slovacca Milan Lucanský e altri esponenti delle forze dell’ordine coinvolte nelle indagini. 

I giudici hanno convalidato gli arresti dei quattro sospetti nella giornata di domenica 30 settembre. Tre dei quattro hanno presentato ricorso. Il quarto, Zoltán Andruskó, sta invece collaborando attivamente con le autorità dopo aver valutato la gravità degli elementi a proprio carico.

Nel corso della conferenza stampa il procuratore Cižnár ha affermato che le prove nei confronti dei quattro arrestati sono molto solide: sono stati sequestrati diversi oggetti che sarebbero stati utilizzati per la pianificazione e la realizzazione dell’omicidio, in particolare un bossolo con diversi elementi di compatibilità con un caricatore usato per uccidere i due giovani.

Il prezzo pagato dalla Zsuzsová ai killer per l’esecuzione materiale del delitto è stato di almeno 70mila euro. Di questi, 20mila sarebbero in realtà un debito che Andruskó aveva proprio nei confronti della Zsuzsová. 

Le autorità hanno anche fatto notare come i cugini Szabó e Marcek abbiano un passato da agente di polizia il primo e militare professionista il secondo. 

Dalle indagini è emerso che l’ordine era di uccidere il solo Kuciak, la fidanzata ha solo avuto la sfortuna di trovarsi nel posto sbagliato al momento sbagliato.

Il procuratore generale ha infine espresso dubbi sul fatto che la Zsuzsová sia la vera mandante. Ha poi affermato che le indagini proseguono per individuare chi effettivamente abbia ordinato la morte di Kuciak, dicendosi ottimista su quelli che dovrebbero essere gli sviluppi.

Ján Kuciak e Martina Kušnírová furono uccisi nella loro casa di Velká Maca, nel sud della Slovacchia, il 21 febbraio scorso. Il duplice omicidio fu immediatamente collegato al lavoro di Kuciak, giornalista che stava ricostruendo i legami tra la corruzione presente ad alti livelli nel governo slovacco e la criminalità organizzata, in particolare la ‘ndrangheta. A seguito della morte dei due giovani i colleghi di Kuciak lanciarono l’hashtag #AllForJán che divenne subito virale e la popolazione slovacca iniziò a protestare pubblicamente contro il governo dell’allora Premier Robert Fico, che alla fine si dimise.

Le indagini scrupolose che hanno portato agli arresti e alle prove finora raccolte sono una buona notizia per l’Europa, considerando anche il ruolo determinante di Europol nel collaborare con le autorità slovacche. Perché, ferma restando la condanna per ogni forma di violenza, uccidere un giornalista a causa del proprio lavoro non può essere tollerato in nessun modo e in nessuna parte del mondo, men che meno in un’Europa che lotta per recuperare le proprie radici di civiltà e solidarietà.

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