Brexit, scontro May-Juncker: “Come mi hai chiamata?”/ Video, parole grosse a due passi da Giuseppe Conte

Brexit, scontro May-Juncker: “Come mi hai chiamata?”. Video, la premier britannica chiede conto al lussemburghese per averla definita “fumosa”. E Conte…

14.12.2018, agg. alle 23:11 - Niccolò Magnani
May e Juncker
Consiglio Europeo, May e Juncker (LaPresse, 2018)

Sono giorni, settimane, mesi, anni di altissima tensione per Theresa May, la premier britannica sopravvissuta alla mozione di sfiducia dai Tories ma mai così vicina al fallimento del suo lavoro per il raggiungimento di un accordo vantaggioso per il Regno Unito riguardo la Brexit. E in momenti così delicati può capitare che si perdano pure i nervi (sempre mantenendo intatto lo stile british, si intenda), affrontando a muso duro il principale ostacolo all’ottenimento del proprio obiettivo. Si può spiegare così il confronto andato in scena al Consiglio Ue tra Theresa May e Jean-Claude Juncker, presidente della Commissione Europea. May si è infatti avvicinata a Juncker chiedendogli in maniera molto schietta perché l’avesse definita “fumosa”. Lo hanno accertato sia il Daily Mail sia Channel 5 facendo analizzare il labiale della premier: “Come mi hai chiamata? Mi hai definita ‘fumosa’. Sì l’hai detto”. Juncker ha negato tutto, mentre lo scontro andava in scena davanti agli occhi di uno spettatore d’eccezione, il premier italiano Conte, visibilmente imbarazzato per il siparietto. Come riportato da La Repubblica, il chiarimento è arrivato più tardi: Juncker ha infatti definito ‘fumoso’ non la premier britannica ma il livello di dibattito raggiunto su Brexit. Proprio il lussemburghese successivamente ha detto che i due si sono riconciliati. Clicca qui per il video. (agg. di Dario D’Angelo)

BREXIT VERSO UN NO-DEAL

Da un lato l’Ue ha “rassicurato” la May che le porte non sono ancora del tutto chiuse, dall’altro però i paletti sembrano oggettivamente insuperabili al momento (anche per il poco peso politico della premier inglese): no a nuovo accordo, non si cambia il backtstop e l’unica cosa che possa cambiare la situazione è il voto di ratifica del Parlamento londinese. Per questo motivo le Borse sono a picco in quasi tutta l’Europa e il Consiglio Europeo iniziato questa mattina ha già diverse “tensioni”, oltre a quelle “storiche” di migranti e accordi economici che mancano (la Manovra italiana e il deficit di Macron, su tutti). Come riporta l’Ansa, i 27 leader Ue cancellano dalla bozza di conclusioni del vertice il passaggio cruciale che avrebbe aperto la strada alle rassicurazioni vincolanti aggiuntive – chieste da Theresa May per far passare l’accordo a Westminster quando la ratifica sarà votata tra il 7 ed il 21 gennaio -, facendo ben intuire come non bisogna dare altre concessioni a Londra. Il monito è chiaro e imposto da Juncker, tutti si devono preparare allo scenario peggiore: secondo i retroscena delle agenzie europee, interrogata su come l’accordo di Brexit potesse essere reso giuridicamente vincolante «senza compromettere la permanenza del backstop», la premier May non ha saputo fornire risposte chiare e la pazienza dei leader Ue sarebbe così di fatto finita. Il voto di ratifica dovra’ avvenire entro il 21 gennaio e il Regno Unito dovra’ lasciare l’Unione, con o senza un accordo, il 29 marzo 2019.

CONSIGLIO EUROPEO “STRONCA” LA MAY

«Non è che cambiereste un pochino l’accordo sulla Brexit che avevamo firmato solo due settimane fa?; «No»: ce lo immaginiamo più o meno così il “dialogo” tra la Premier inglese Theresa May e i big dell’Ue alla vigilia del Consiglio Europeo (che parte ufficialmente questa mattina) e che avrebbe dovuto vedere alcune modifiche dopo il non-voto in Parlamento Uk che è quasi costato la poltrona di Downing Street. Invece pare che Bruxelles si prepari al no deal piuttosto che modificare un accordo che ritiene già di per sé vantaggioso per Londra: la May aveva tentato la mossa di rinviare il voto di ratifica perché ben sapeva che la sua maggioranza Tory non l’avrebbe votato e così avrebbe potuto rinegoziare con l’Europa alcuni punti dolenti, come il caso Nord Irlanda e Gibilterra. Invece il Presidente della Commissione Jean Claude Juncker si dice assai scettico su un accordo “soft” con Londra e spiega «Vorrei che di qui a qualche settimana i nostri amici britannici ci dicano cosa si aspettano. La Commissione pubblicherà il 19 dicembre tutte le informazioni generalmente utili che riguardano la preparazione di un ‘no-deal’. I preparativi sono sono pronti», ha annunciato questa mattina il n.1 della Commissione arrivando al Consiglio Europeo.

JUNCKER: “PRONTI AL NO-DEAL CON LONDRA SULLA BREXIT”

Il no deal immaginato da Juncker non è certo una soluzione idonea considerando che i diplomatici di Brexit avevano già trovato un accordo che il Parlamento inglese avrebbe dovuto solo che ratificare: ma ogni parte rivendica, anche giustamente, di non rimetterci troppo nell’accordo e in questo momento il Paese britannico è tutto fuorché una nazione con una decisa stabilità politica. Da qui i guai che iniziano ad essere ingenti per Bruxelles e per Londra: «il Consiglio europeo riconferma le sue conclusioni del 25 novembre 2018, in cui ha approvato l’accordo di ritiro e ha approvato la dichiarazione politica – si legge nelle conclusioni – l’Unione tiene fede a questo accordo e intende procedere con la sua ratifica». A questo punto la “hard Brexit” sembra sempre più l’ipotesi più concreta, una piena debacle per la Premier May ma anche per Bruxelles che al momento non vede motivi e modalità per concludere altro; ieri sera la May nella cena con gli altri leader europei ha fatto un nuovo appello affinché Londra non rimanga “incastrata” in una «trappola da cui non può scappare», ovvero «un legame all’Ue a tempo indeterminato attraverso il “backstop”, per evitare il ritorno della frontiera tra Irlanda e Irlanda del Nord». La May è convinta che riuscirà a convincere il Parlamento inglese della bontà del suo accordo: ad oggi però, quasi nessuno ci crede.

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