CAOS TRUMP/ Si rovescia il muro di Donald: non blocca gli immigrati, ma gli stipendi Usa

Continua il braccio di ferro tra repubblicani e democratici sulla costruzione del muro al confine con il Messico, la cui spesa ha causato lo shutdown Usa

11.01.2019 - int. Massimo Gaggi
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Immigrati al confine con gli Usa (LaPresse)

Fra due giorni, se lo shutdown (blocco delle attività amministrative conseguente alla mancata approvazione della legge di bilancio) continuerà, si tratterà del più lungo periodo nella storia degli Stati Uniti, superando così quello del 1995-96 durante la presidenza Bill Clinton durato in tutto 21 giorni. Se allora il veto del Congresso, a maggioranza repubblicana, riguardava la proposta di aumentare le spese per la sanità, l’educazione, l’ambiente, oggi l’attuale shutdown riguarda esclusivamente la richiesta da parte di Trump di 5,7 miliardi di dollari per completare la costruzione delle ultime circa 400 miglia di muro al confine col Messico delle totale mille, di cui 650 già costruite. Il presidente americano non ha intenzione di mollare, arrivando a minacciare la dichiarazione di emergenza nazionale che permetterebbe di aggirare il Congresso e finanziare la costruzione di nuove barriere. Ma non è così facile come pensa Trump. Ne abbiamo parlato con Massimo Gaggi, editorialista del Corriere della Sera negli Stati Uniti.

Cosa significa esattamente la dichiarazione di emergenza nazionale?

Significa che Trump può dichiarare una emergenza che lo autorizzi a ottenere senza il voto del Congresso i fondi del Pentagono per motivi di sicurezza nazionale. La legge però non specifica esattamente quali siano i casi di sicurezza nazionale: c’è un articolo che cita il caso di invasione di gente armata o l’arrivo di clandestini che potrebbero essere terroristi.

E’ esattamente quello che sta dicendo Trump, che dal Messico arrivano terroristi, spacciatori e criminalità organizzata, no?

Sì, però in molti ritengono giuridicamente insostenibile la sua richiesta, anche perché l’immigrazione clandestina dal Messico negli ultimi venti giorni è scesa; non esiste una reale esigenza di sicurezza nazionale, negli ultimi mesi la situazione non è cambiata in peggio. Se dovesse davvero chiedere l’emergenza nazionale questa verrebbe impugnata da molti tribunali, si finirebbe alla Corte Suprema e ci vorrebbero anni prima di avere una sentenza definitiva. La Corte poi si troverebbe a dover giudicare una questione in realtà politica, non di diritto.

Ci sono stati degli shutdown più lunghi di questo in passato?

Fino ad oggi il più lungo shutdown si era verificato durante la presidenza Clinton, quando dal 16 dicembre 1995 al 6 gennaio 1996 furono costretti a fermarsi 284mila lavoratori. Al momento questo shutdown dura da 19 giorni, basteranno ancora tre giorni per superare il record. La costruzione del Muro al confine con il Messico è uno dei punti forti della campagna elettorale di Trump, a cui il presidente non vuole rinunciare.

Che problemi crea la chiusura dei fondi governativi?

Ci sono situazioni problematiche, ad esempio nel trasporto aereo dove molti addetti alla sicurezza si sono messi in malattia per non rimanere senza stipendio, creando problemi alla sicurezza degli aeroporti, e nei parchi nazionali, che risultano abbandonati a se stessi. Ma il personale più importante, ad esempio quello dell’Fbi, del confine di Stato e gli agenti dei servizi amministrativi, circa 420mila persone, sono state obbligate a continuare a lavorare. L’altro problema è il rimborso del fisco, circa 140 miliardi di dollari che sono attualmente bloccati.

Nancy Pelosi, speaker della Camera democratica, ribadisce il no al finanziamento del Muro ma appare interessata a chiudere la crisi al più presto. Cosa succederà?

Trump è convinto che la faccenda si possa risolvere con, ha detto, “un incontro di 45 minuti”. Ci sarà un nuovo incontro con i leader del Congresso in cui cercherà ancora di opporsi alla logica che il Muro è una spesa immorale. Staremo a vedere.

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