CAOS LIBIA/ Jean: guerra per il petrolio, l’unico pericolo per l’Eni viene da Di Maio

- int. Carlo Jean

La nostra fortuna nel sud della Libia è che l’Eni ha una solida posizione e buoni agganci con i poteri libici. Di Maio? Lavora contro l’Italia

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Claudio Descalzi, ad di Eni, a palazzo Chigi (LaPresse)

La nostra fortuna nel sud della Libia è che l’Eni ha una solida posizione e buoni agganci con i poteri libici. Di Maio? Lavora contro l’Italia

La situazione libica è talmente complessa che in Italia ben poco si sa di quanto avviene nella parte sud del paese, esattamente a 800 chilometri da Tripoli, vicino al grande giacimento di Al Sahara, un tempo in grado di fornire un terzo dell’intero petrolio libico. Un giacimento che si trova proprio in mezzo a quelli dell’Eni, di al Wafa e el Feel. Qua da tempo sono in corso combattimenti giustificati ufficialmente come “lotta al terrorismo infiltrato dal Ciad”, ma se si va a vedere gli attori in campo si scoprirà qualcosa di curioso. Schierate in campo tutte insieme sono le milizie del generale Haftar, i soldati francesi di stanza nel Ciad e da qualche tempo anche numerosi  “contractor” russi. Anche il più superficiale degli osservatori capirà che il vero interesse è mettere le mani sui giacimenti di Al Sahara, il tutto ai danni dell’italiana Eni. Secondo il generale Carlo Jean l’Eni è ancora oggi in posizione dominante in Libia e gode di amicizie importanti nel governo di Tripoli. Il problema, dice, si chiama Luigi Di Maio che fa di tutto per metterci contro la Francia e non sa difendere la nostra posizione in Libia.

Si combatte vicino al grande giacimento di al Sahara, ci sono coinvolte le milizie del generale Haftar, i soldati francesi e adesso anche i russi. Che cosa sta succedendo?

Si tratta di combattimenti per guadagnare il controllo del territorio.

Territorio dove c’è uno dei più importanti giacimenti petroliferi della Libia, questo non vuol dire niente?

Il controllo del petrolio in Libia è adeguatamente centralizzato, è in mano alla Noc (National Oil Corporation), i libici sono estremamente gelosi del proprio petrolio.

E’ un dato di fatto che chi controlla il petrolio controlla la Libia, così come è un dato di fatto che Macron abbia scelto l’alleanza con il generale Haftar e noi quella con Tripoli. Che ne pensa?

La scelta iniziale della Francia è stata l’Egitto e Haftar, la Russia si trova abbastanza d’accordo e interessata  a questa scelta. D’altra parte uno dei problemi che abbiamo visto anche in questi giorni è che l’Italia per la Francia è sempre meno affidabile.

In che senso?

Se avesse un minimo senso di dignità e onore Di Maio dovrebbe dimettersi, non esiste che un vicepresidente del Consiglio vada a contattare uno che, come ha dichiarato lui stesso, vuol fare la guerra civile in Francia.

Ritiene dunque che Macron abbia avuto ragione a ritirare l’ambasciatore e a protestare come ha fatto?

Certamente. Adesso, nonostante l’intervento di Mattarella e il ritorno dell’ambasciatore, la tensione continua a rimanere altissima. Anche perché Conte, dicendo molto stranamente che non sapeva nulla del viaggio di Di Maio in Francia, cosa che appare alquanto dubbia, di fatto lo ha praticamente avvallato, dicendo che Di Maio aveva diritto di incontrare chi voleva.

Resta però il fatto che l’Eni si trova in mezzo a tutto questo caos. In passato, nel 2013, aveva dovuto chiudere il campo di estrazione di Abu Attifel. Adesso in Cirenaica sono arrivate la francese Total, l’inglese BP, l’anglo olandese Shell anche le americane Exxon e Chevron. Cosa rischia l’Eni?

L’Eni è sempre in posizione dominante. Tra l’altro il ministro delle finanze di Tripoli, che ha in pratica il controllo della banca centrale libica, più il capo della Noc sono tutte persone che hanno lavorato con l’Eni e continuano a esservi legati. Non ci butteranno fuori, nonostante gli sforzi di Di Maio di rovinare tutto. L’Eni è abbastanza solida per resistere alle carenze del governo italiano.

E agli scontri militari?

Gli scontri ci sono in continuazione, la situazione è tutt’altro che tranquilla, quello che bisognerà vedere è se c’è qualcuno che riesce a prevalere. Un’apertura verso Haftar da parte nostra è necessaria e l’abbiamo fatta, però poi c’è il problema dell’Egitto dove il caso Regeni resta sempre aperto perché tocca la pancia degli italiani invece di toccare gli interessi economici nazionali.

E’ vero, tornando a Macron, che in Libia si muove completamente da solo, infischiandosene dell’Unione Europea?

Certo, la Francia ha approfittato della situazione di debolezza del governo e della diplomazia italiana. Abbiamo cercato di rispondere con la conferenza di Palermo ma gli Usa, che dovevano sostenerci, si sono tirati fuori lasciandoci con il due di picche in mano. E’ chiaro che in Libia ogni nazione cerca di sostenere le proprie imprese, ma bisogna farlo in modo intelligente, cosa che Di Maio non riesce a fare, questo è il problema fondamentale.

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