LIBIA, COLLOQUIO CONTE-AL SERRAJ/ Appello all’Italia: “Fermate aggressione di Haftar”

- Niccolò Magnani

Libia, vertice Conte-Serraj a Roma: “presto conto di vedere anche Haftar”. La soluzione, la guerra e le vittime: mini-tour del Premier di Tripoli nelle Capitali Ue

Libia, Conte e Serraj
Caos Libia, vertice Conte-Serraj (LaPresse, 2019)

Un vertice molto rapido ma comunque significativo, a ribadire l’amicizia del Governo di Tripoli con l’Italia e volto a lanciare un appello a quelli che vengono considerati degli amici: nel suo breve mini-tour tra le cancellerie europee, Fayez Al Serraj, leader dell’esecutivo di unità nazionale in Libia ha avuto un colloquio col premier Giuseppe Conte, chiedendo sostegno contro l’aggressione perpetrata dalle milizie di Khalifa Haftar che proseguono nella loro offensiva contro Tripoli. A parte sua, il primo ministro italiano ha confermato che il nostro Paese vuole evitare “ulteriori spirali di violenza” al fine di avviare un confronto pacifico e organizzato sotto l’egida dell’Onu. Da parte sua, Serraj ha fatto appello proprio all’Italia affinché sfrutto il proprio peso politico internazionale affinché influenzi altri Stati europei che sullo spinoso tema della guerra civile a bassa intensità che si sta combattendo in Libia avrebbero, secondo il presidente del governo di unità nazionale, ancora posizioni ondivaghe e che favorirebbero così in questo caos il piano dell’esercito di Haftar oltre che l’instabilità di tutta la regione. (agg. di R. G. Flore)

VERTICE TRA CONTE E AL SERRAJ

Un vertice di oltre un’ora a mezza ha visto a Roma protagonisti il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte e il Premier del Governo di Unità Nazionale della Libia, Fayez Al Serraj: il tema, come ovvio che sia, la soluzione della guerra atroce in corso alle porte di Tripoli contro l’uomo forte della Cirenaica, il Generale Khalifa Haftar. Non sono state fatte dichiarazioni ufficiali dopo il colloquio tenuto dunque “segreto”, almeno nei contenuti, dai due protagonisti: la fase delicata in Libia consiglia tutte le forze in campo una maggiore prudenza, con la conta dei morti che purtroppo sale nonostante l’inizio del Ramadan islamico che non ha fermato minimamente gli scontri tra le milizie libiche. Le uniche parole espresse ufficialmente sul vertice tra i due premier sono giunte qualche ora più tardi dal Presidente Conte in visita a Pratica di Mare al termine delle esercitazioni delle nostre Forze Armate: «confido di incontrare presto il Generale Haftar. In tutti i miei colloqui sto continuando a insistere che l’opzione militare non porta ad alcuna soluzione stabile» ribadisce il Capo del Governo che in questo modo non intende chiudere alcuna porta ai due contendenti in campo per il controllo della Libia.

LIBIA, IL TOUR IN UE DEL PREMIER SERRAJ

Serraj ha cominciato da Roma il primo di una serie di appuntamenti del suo “mini-tour” presso le varie capitali europee: il Premier di Tripoli cerca maggiore sostegno dalla comunità internazionale ed europea davanti agli attacchi di Haftar, ma finora tra le reazioni fredde – Germania e Spagna – e quelle pro-Tobruk – Macron – è solo l’Italia ad aver concesso maggior spazio di influenza al n.1 del Governo di Unità Nazionale, nonostante l’appoggio ufficiale dell’Onu. In serata Al Serraj vedrà Angela Merkel a Berlino mentre domani è decisivo il vertice con Macron a Parigi, visto lo scontro acceso tra le due diplomazie nelle scorse settimane. «L’obiettivo è raccogliere sostegno contro l’aggressione del maresciallo Khalifa Haftar», fanno sapere i diplomatici di Serraj alle agenzie internazionali. Intanto dai luoghi di guerra la situazione è drammatica e sembra non vedere una fine a breve: come racconta l’inviato di Euronews, i semplici cittadini di Tripoli hanno sempre più paura «Siamo rimasti chiusi in casa per 5 giorni, sotto le bombe mentre i carri armati erano dovunque tutt’attorno alla nostra abitazione» racconta una donna disperata. L’Onu finora è restato inerme, al netto degli appelli rivolti da Roma a Parigi fino a Berlino: il viaggio di Serraj spera di “sbloccare” una situazione ai limiti dell’emergenza umanitaria globale.

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