Fabrizio De Andrè, come è morto?/ Malattia, Dori Ghezzi: “ha sacrificato la vita sull’altare del fumo”

- Ilaria Macchi

Fabrizio De Andrè è scomprso pochi mesi prima di compiere 58 anni a causa di un tumore ai polmoni che gli era stato da poco diagnosticato. fatale il vizio del fumo.

Fabrizio De André
Il cantautore Fabrizio De André

Com’è morto Fabrizio De André?

La scomparsa di Fabrizio de André, avvenuta a gennaio 1999, quando non aveva ancora compiuto 58 anni, ha lasciato un vuoto pesante non solo nei suoi familiari, ma anche negli appassionati di musica. Determinante era stato un tumore ai polmoni che gli era stato diagnosticato solo pochi mesi prima, insorto a causa della sua dipendenza dalle sigarette.

Il vizio del fumo era tipico della famiglia del cantante, di cui aveva sofferto anche il fratello Mauro, morto a 53 anni a causa della stessa malattia. Di questo aveva parlato anche la sua seconda moglie, Dori Ghezzi: “Era un brillante avvocato che proprio a causa del vizio del fumo perse una grossa occasione di lavoro in America. È morto a 53 anni per un aneurisma dell’aorta provocato proprio dalle sigarette” – sono state le sue parole a LaRepubblica.it

Il fumo è stato fatale a Fabrizio De André: il racconto di Dori Ghezzi

Stare senza una sigaretta per più di qualche minuto era praticamente impossibile per Fabrizio De Andrè. Il cantante ne accendeva infatti una dietro l’altra, quasi senza accorgersene: “Fabrizio ha sacrificato la sua vita sull’altare del fumo – aveva raccontato Dori -. Era persino riuscito a non bere più, ma uscire dal tunnel del fumo, quello no. Non ci ha neanche provato mai sul serio. Forse ogni tanto ci pensava, ma poi non faceva niente”.

Una dipendenza iniziata prestissimo, quando aveva solo 12-13 anni e proseguita in modo ininterrotto fino alla morte. L’interprete di “Bocca di rosa“arrivava anche a tre-quattro pacchetti al giorno, al punto tale da compiere gesti particolari quando restava senza: “Mi ricordo certe notti quando non aveva più sigarette. E allora lo vedevo alzarsi, infilarsi una giacca sul pigiama e girare in taxi per Milano fino a quando non trovava un tabaccaio o un distributore automatico. Mi domando se questa sia ancora libertà. No, è una schiavitù” – ha concluso la Ghezzi.







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