FABRIZIO POGGI/ “For You”: l’anima del blues, una preghiera per tutti

- Paolo Vites

Il nuovo disco dell’armonicista Fabrizio Poggi, già candidato ai Grammy Awards

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La copertina dell'album

Oltre venti album sulle spalle, tra produzioni solista e partecipazioni di vario tipo (Fabrizio Poggi & Chicken Mambo; Turututela e soprattutto il bluesman americano Guy Davis con il quale nel 2018 è stato candidato al Grammy nella categoria Best Traditional Blues Album), Fabrizio Poggi non ha bisogno di presentazioni, è il nostro musicista blues e armonicista più noto in ambito internazionale. Innumerevoli i premi vinti negli Stati Uniti e le collaborazioni live di lusso (Blind Boys of Alabama, Jerry Jeff Walker, Marcia Ball, John P. Hammond per citarne solo alcuni).

Torna adesso con il suo settimo album solista e dopo tanti anni di strada ci si stupisce della freschezza, della capacità di rinnovarsi, della vena creativa che contiene il nuovo For You.

Sarà che per la prima volta Poggi si è affidato a un produttore che non fosse lui stesso, ma il risultato lascia di stucco. Si tratta di Stefano Spina che già aveva collaborato con lui. Spina non solo si è occupato della produzione, ma ha suonato anche batteria e tastiere e si è occupato  degli arrangiamenti.

Il risultato è un disco che gira attorno al blues e al gospel, evocandoli, ma non mettendoli in primo piano. L’atmosfera è intima e sussurrata, a volte ricorda il primo Tom Waits, le atmosfere sanno di jazz notturno, up-right bass in primo piano, e la sua armonica certamente, che quasi mai prende il sopravvento ma evoca un’atmosfera trascendentale. Solo un paio di brani lasciano il passo al blues più infuocato, elettrico e incalzante, Don’t Get Worried e I’m Goin’ There, quest’ultima quasi sei minuti di suoni lancinanti.

Per il resto, sin dalla iniziale Keep on Walkin’, guidata da uno splendido sassofono di classe purissima, il disco si snoda in un viaggio notturno, quasi una preghiera davanti a una lapide di marmo laggiù nel Mississippi. E’ il caso del celebre gospel Chariot, che qui è un sussurro che si regge su voce, basso, tromba e armonica. O la bellissima title track che ricorda il primissimo Tom Waits: voce, armonica, pianoforte e archi – tastiera che entrano nella seconda parte creando una elegante atmosfera che sfocia in un bellissimo solo di armonica.

Il disco si chiude con l’anima afroamericana evocata a lungo: It’s not too late è aperta dal canto dell’amico Arsene Duevi, originario del Togo, e un coro a bocca chiusa.

For you, come scrive lo stesso Poggi nelle note di copertina, è un disco “per te per noi per tutti perché uniti ce la faremo”. In tempi di inquinamento, di crisi economiche dalle condizioni paurose e di virus mortali, è un bell’augurio.

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