FASE 2 & RIPRESA/ Il falso problema Ue agitato dall’Italia

- int. Francesco Forte

L’Europa non ha ancora trovato una risposta al problema economico determinato dal coronavirus. L’Italia non ha però bisogno di aspettare

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Giuseppe Conte con Angela Merkel (LaPresse)
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Sedici ore di trattative non sono bastate a far trovare un accordo in seno all’Eurogruppo, che, dopo la videoconferenza di martedì, tornerà a riunirsi oggi pomeriggio per trovare una risposta comune agli effetti dell’emergenza coronavirus sull’economia. Secondo indiscrezioni, Francia e Germania avrebbero raggiunto un’intesa per consentire il riscorso al Mes con condizionalità molto leggere, insieme alla nascita di un fondo per la ripresa con titoli del debito comune, come chiesto da Italia, Spagna e altri Paesi. Secondo Francesco Forte, economista ed ex ministro delle Finanze e per il Coordinamento delle politiche comunitarie, si tratterebbe comunque di provvedimenti «inutili, perché la cosiddetta fase due non ne ha bisogno».

Cosa occorre allora?

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La fase due ha bisogno di azionare l’economia di mercato utilizzando gli strumenti messi in campo dalla Bce e i fondi come quelli del Fse o della Bei, che noi non stiamo usano principalmente per ragioni procedurali e burocratiche, per realizzare interventi che aiutino la ripresa. Per tutto questo serve un minimo di garanzie e di spesa pubbliche, che si può non conteggiare nel debito utilizzando soggetti come la Cdp. Non dobbiamo far crescere il nostro indebitamento, già elevato, per non trovarci nei guai una volta che si tornerà alla normalità, e abbiamo la possibilità di farlo. L’importante è sbloccare quelle attività economiche che non solo si potrebbero fare, ma che in questo momento si potrebbero realizzare meglio che in altri periodi.

Ne ha in mente qualcuna in particolare?

Per esempio, il rifacimento di strade o la messa in sicurezza, necessaria come dimostra l’attuale, di viadotti. Questo è il momento ottimale per tali attività. In primo luogo, perché non c’è il normale traffico automobilistico. Inoltre, ci sono bassi tassi di interesse che rendono convenienti gli investimenti di lungo termine. Questo tipo di misura crea occupazione e Pil e non genera debito pubblico, andando anzi a diminuire le spese per il ricorso alla cassa integrazione.

Secondo lei, questo continuo rinvio di una decisione a livello europeo avvantaggia qualche Paese rispetto ad altri?

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No, non avvantaggia nessuno. Semplicemente l’Ue è una struttura inefficiente, nata male e troppo in fretta, senza politica fiscale comune e con formule eccessive di dirigismo. Poiché la struttura è sbagliata, l’Europa non sta funzionando, come si è visto anche in altri recenti momenti critici della sua storia.

C’è chi dice che questo continuo dibattito su cosa debba fare l’Europa serva anche a nascondere la mancanza di una vera strategia di fronte all’emergenza economica da parte del Governo. Lei cosa ne pensa?

Certamente una delle caratteristiche di questo esecutivo è essere sostenuto da due partiti, Pd e M5s, maestri nel dare le colpe agli altri. Lo si sta vedendo in questi giorni anche nelle accuse rivolte alla Regione Lombardia. Ed è altrettanto evidente che non mancano dissidi nella maggioranza, come si è constatato l’altro giorno prima dell’approvazione del decreto liquidità. Coronabond o no, a me pare poi che tutti questi soldi che il Governo continua a chiedere non sappia come spenderli. Del resto non sa usare neanche i fondi europei già disponibili.

Ha accennato al decreto liquidità. Cosa pensa di questo provvedimento?

A parte la difficoltà a capirne il contenuto effettivo, esso di certo non può funzionare da solo. Perché dare liquidità a un’impresa per attività future, quando questa è ferma e non ha ordinativi, non ha senso. Occorre quindi muovere l’economia, dando anche la possibilità a quelle aziende che possono farlo in piena sicurezza di ripartire. Per esempio, mentre la siderurgia è attiva in Germania, non lo è nel nostro Paese, perché non è compresa tra le attività essenziali.

Dunque con il decreto di settimana prossima bisognerebbe non solo prevedere sostegni al reddito, ma anche avviare cantieri usando i fondi europei e dar la possibilità alle aziende di riaprire, garantendo la sicurezza dei lavoratori…

Certo. Dovremmo sbloccare i tanti progetti già pronti, come quelli sulla banda larga o l’edilizia scolastica. Il Governo però non sembra in grado nemmeno di pensare a una cosa del genere. Io ritengo sia necessario un intervento del presidente della Repubblica, che metta ordine in questo pasticcio, dove non solo certa incompetenza ma anche i dissidi nella maggioranza non aiutano a prendere le decisioni migliori nei tempi giusti.

(Lorenzo Torrisi)

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