FAUSTO LEALI/ “La mia vittoria a Sanremo fu quasi una ‘fregatura’”

- Rossella Pastore

Fausto Leali, ospite stasera di Una voce per Padre Pio, ripercorre la sua carriera a partire dall’esordio negli anni Sessanta.

Fausto Leali
Il cantante Fausto Leali

Dopo il lungo stop dovuto all’emergenza coronavirus, Fausto Leali torna a cantare. Lo fa sul palcoscenico di Una voce per Padre Pio, il concerto a scopo benefico in onda oggi in prima serata su Rai1, di cui sarà ospite insieme ad altri colleghi come lui segnati da questo periodo di forzata assenza dalle scene. In uno dei suoi ultimi interventi pubblici (un’intervista a Repubblica in cui riavvolgeva idealmente il nastro della sua carriera), Leali ha parlato ampiamente della sua passione per la musica, lasciando intuire che – per lui – non dev’essere stato facile astenersi per oltre tre mesi dai concerti e dal contatto col pubblico. Nel corso degli anni, d’altra parte, Fausto ha dovuto affrontare più di qualche contrarietà. A cominciare dal debutto a inizio anni Sessanta: “Mio padre tornò mutilato dalla Seconda Guerra Mondiale, ma non ebbe assegni o aiuti economici. Doveva lavorare, era fabbro e si faceva 25 chilometri al giorno in bici, tornava con la gamba monca sanguinante. A 10 anni mia madre, che pensava fossi intonato e dotato di talento, mi regalò una chitarra, e iniziai a studiare con Tullio Romano, uno dei Los Marcellos Ferial. Ma al contempo lavoravo, ho iniziato una settimana dopo aver finito la quinta elementare: facevo il garzone di salumiere a 2.500 lire a settimana. Finché a 14 anni venni ingaggiato dall’orchestra mantovana di Max Corradini, giravamo le balere, e di colpo balzai a 3.000 lire a notte: io, adolescente, mantenevo i miei. Come prima cosa gli comprai il frigo e la tv. Poi misi su una band, Fausto Leali e i Novelty, incidemmo un paio di cover dei Beatles, Please Please Me e She Loves You, tradotta in Lei ti ama e iniziarono a chiamarci un po’ in tv”.

Fausto Leali: “La vittoria al Festival una ‘fregatura’ dal punto di vista economico”

In poche parole, fu così che nacque una star, una stella che – per quanto alta nella galassia musicale – si sentiva imprescindibilmente legata alla sua terra d’origine. E alla sua famiglia in particolare, a cui diede finalmente la serenità economica. Poi, da solo, attraversò un momento di apparente declino, fino al ritorno con Io amo a Sanremo ’87. “Anche con Mi manchi l’anno dopo”, tiene a precisare, “e ovviamente Ti lascerò del 1989, con cui ho vinto Sanremo insieme ad Anna Oxa”. Qui, Fausto Leali, si sofferma su quell’accoppiata e sul suo relativo trionfo: “Quell’anno votava il pubblico. Il televoto non c’era ancora e si usarono le schedine del Totip: uno doveva andare, giocare almeno due colonne di pronostici e votare. Quindi voti veri. Beh noi ne prendemmo quasi 6 milioni. La seconda classificata, Le mamme di Toto Cutugno, non arrivò ai 2. Ma da un certo punto di vista fu quasi una fregatura”. Quale? “Economico”, fa sapere Leali. “Visto che c’era di mezzo il Totip, ci regalarono anche un cavallo, il galoppatore Littoriale, che donammo a Telefono Azzurro. Un campione, vinse anche diverse gare. Solo che le tasse furono accollate a noi comunque, una stangata”.



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