FIGC/ Gravina e la sfida economica e sostenibile del calcio, dentro e fuori dal campo

- Antonio Fanna

Alla FIGC, chiamata domani all’elezione del nuovo presidente, con la probabile conferma di Gravina, spettano sfide importanti per favorire la crescita economia e sociale del sistema calcio

Gravina Figc
Gabriele Gravina, presidente della FIGC, sulla ripresa del calcio (Foto LaPresse)

LA FIGC E LE NUOVE SFIDE DEL PALLONE. Pur con l’avvio della campagna vaccinale, che fa crescere aspettative e speranze per un graduale ritorno alla normalità, stiamo continuando ad affrontare una situazione senza precedenti, con una crisi che scuote profondamente il tessuto sanitario, economico e sociale del nostro Paese. La strada per superare questa sfida complessa dovrà partire non solo dalla ripresa economica, ma anche da misure attente a ridurre le disuguaglianze che si stanno creando, sostenere i più fragili e favorire l’inclusione all’interno delle nostre comunità.

In questo senso, un aiuto concreto potrebbe venire dal mondo dello sport, che continua a rappresentare un asset fondamentale – e forse sottovalutato – del Sistema Paese. Ne è un esempio il mondo del calcio che, anche lontano dalla vetrina patinata della Serie A, costituisce una risorsa dell’economia nazionale e un volano di crescita e occupazione, oltre che una leva di inclusione e integrazione.

Lo mostrano bene i dati raccolti nell’ultimo bilancio integrato curato dalla FIGC, la Federazione Italiana Giuoco Calcio guidata da Gabriele Gravina. I tesserati in Italia sono più di 1 milione e 360mila, raccolti in 12 mila società, mentre le quasi 65 mila squadre che costellano il nostro Paese – dalle grandi città ai piccoli centri – hanno giocato nella stagione 2018-2019 quasi 600 mila partite ufficiali.

Numeri impressionanti, che raccontano quanto profondamente il calcio si leghi al concetto di sostenibilità sociale, veicolando valori quali determinazione, passione e senso d’appartenenza. Non solo: il calcio e lo sport in generale, costituiscono un elemento chiave per promuovere lo sviluppo sociale delle comunità in cui operano, favorendo la crescita sostenibile dei territori.

Ad un soggetto come la Federcalcio, che vedrà lunedì 22 febbraio prossimo l’elezione presidenziale e la probabile conferma della continuità della gestione attuale – con cinque delle sette componenti federali (lo Statuto della FIGC vieta agli arbitri di sottoscrivere candidature) che hanno già espresso il supporto al presidente uscente Gabriele Gravina – spetta una sfida importante per gli anni a venire.

In un momento in cui l’emergenza sanitaria si sta trasformando anche in difficoltà sociale e spesso umana di molte persone, il calcio e lo sport sono in grado di determinare un cambiamento tangibile e duraturo sul territorio e nelle comunità. L’impatto socioeconomico stimato del sistema calcio ammonta a 3,17 miliardi di euro, è in questa stima il peso sull’economia – enorme, oltre i 700 milioni di euro – è addirittura inferiore all’impatto positivo che il calcio ha sulla salute e sulla socialità dei tantissimi che vi entrano in contatto. Si pensi al risparmio sul SSN generato dalla maggiore forma fisica di chi pratica sport, così come sul benessere percepito nel tessuto sociale, al volontariato e all’effetto sui NEET, e soprattutto alle ricadute in termini socialità delle persone e dei più giovani, coloro che forse più stanno pagando – o rischiano di pagare – il prezzo della situazione che viviamo oggi.



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