Flavio Insinna “Fabrizio Frizzi mi ha insegnato tanto”/ “C’era sempre quando avevi..”

- Stella Dibenedetto

Flavio Insinna ricorda l’amico Fabrizio Frizzi a Io e Te: “mi ha insegnato tante cose. Era una persona straordinaria e non perchè non c’è più…”.

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Flavio Insinna e Fabrizio Frizzi - Screenshot da video

Flavio Insinna ricorda a Io e Te l’amico Fabrizio Frizzi con cui ha vissuto un’amicizia vera e profonda che il conduttore dell’Eredità porta sempre dentro di sè. Dall’amico Frizzi, Insinna ha ereditato la conduzione del game show del preserale di Raiuno. Ai microfoni di Pierluigi Diaco, Insinna ammette quanto sia stato difficile condurre la trasmissione che oggi è seguitissima da milioni di telespettatori i primi mesi dopo la morte di Fabrizio Frizzi. “Io i primi mesi della prima stagione ho presentato malissimo perchè ho preso l’eredità di Fabrizio (Frizzi ndr). Noi eravamo, siamo amici per davvero perchè io parlo al presente di Fabrizio. Ho ereditato un gioco che si chiama L’eredità da un amico, da una persona straordinaria, ma non perchè se ne è andata ma Fabrizio era straordinario e non solo per le sue risate, ma era una persona che c’era sempre quando avevi bisogno di una mano, se non c’era era perchè era corso da un’altra parte a fare del bene da un’altra parte”, afferma Insinna.

FLAVIO INSINNA: “FABRIZIO FRISSI ERA DI UN’INTELLIGENZA RAFFINATA”

Un legame indissolubile lega ancora oggi Flavio Insinna e Fabrizio Frizzi nonostante quest’ultimo non ci sia più. Insinna non perde occasione per ricordare la persona generosa e straordinaria che era Frizzi da cui ha ereditato la conduzione dell’Eredità che continua a condurre con grandissimo successo. “Fabrizio mi ha insegnato tante cose. Era un uomo di un’intelligenza raffinatissima anche lui con i suoi pensieri e tormenti”, aggiunge ancora. “Questo signore qui, Fabrizio Frizzi, per tutte le persone che lo hanno conosciuto e per te che gli sei stato amico, come tutte le persone molto intelligenti, aveva il dono della semplicità perchè i grandi sanno essere umili, i piccoli si montano la testa“, conclude Pierluigi Diaco.

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