Fontana/ “Covid? Protocolli statali erano sbagliati. Virus scoperto dalla dott.ssa Malara solo violandoli”

- Davide Giancristofaro Alberti

Fontana: “Il coronavirus era presente da mesi ma i protocolli erano sbagliati, ecco la verità: se la dottoressa Malara non avesse violato…”

Attilio Fontana
Attilio Fontana all'ospedale Fiera Milano (LaPresse)

Il governatore della regione Lombardia, Attilio Fontana, ha pubblicato un video sulla propria pagina Facebook, in cui ha voluto dire la sua sui protocolli e sulla gestione dell’emergenza coronavirus. Il presidente dei lombardi rivendica l’operato suo e della propria regione, spiegando: “Ecco la verità: se la dottoressa Malara non avesse violato i protocolli ministeriali non avremmo scoperto il virus. Studi sierologici e lettura a posteriori delle cartelle cliniche confermano la presenza del virus sul territorio già da diversi mesi. I medici hanno fatto il loro dovere. I protocolli erano sbagliati”. Secondo Fontana, le regioni non sarebbero state messe in allerta nei giorni precedenti la diffusione dell’epidemia di coronavirus, nonostante lo Stato avesse già stilato un piano di emergenza in caso di bomba epidemiologica. “Noi abbiamo combattuto un nemico a mani nude mentre lui usava le armi più subdole per sconfiggerci”, ha proseguito Fontana durante un intervento televisivo, “Ringraziamo ogni giorno la dottoressa di Codogno che, contravvenendo al protocollo, il 20 febbraio ha eseguito quel tampone rintracciando il primo paziente positivo in Lombardia – ha aggiunto e concluso Fontana – il suo coraggio ci ha concesso di capire che dovevamo attivarci per affrontare un’emergenza da molti ampiamente sottostimata”.

FONTANA: “PROTOCOLLI SBAGLIATI”. LO STUDIO “CASI GIA’ DA NOVEMBRE”

A conferma delle parole di Fontana, uno studio pubblicato proprio ieri da parte dell’Agenzia per la tutela della salute di Bergamo e dall’Azienda socio sanitaria territoriale di Bergamo Est, secondo cui nella bergamasca sarebbero comparsi numerosi casi di polmonite sospetta ben prima dei primi due pazienti del 23 febbraio ad Alzano. In ospedale vi erano infatti 110 pazienti ricoverati con una gravissima forma di polmonite: 18 di novembre, 40 a dicembre e 52 a gennaio, un periodo quindi di ben 3 mesi d’anticipo rispetto a quello “ufficiale”. Tra l’altro tutti i pazienti erano stati classificati con il codice di diagnosi 486, leggasi “polmonite, agente non specificato”, su cui però non sono stati poi fatti approfondimenti, forse anche per via dell’esplosione definitivo del coronavirus. Sono ancora tante le domande e i “misteri” sull’epidemia, e diverse le risposte in attesa…



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