“Franco Battiato era un anarchico musicale”/ L’amico Ballista: “Mi emozionai quando…”

- Alessandro Nidi

Il pianista 86enne Antonio Ballista ricorda l’amico Franco Battiato: “In lui c’era un continuo anelito al cambiamento, amava viaggiare”

franco battiato
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L’86enne pianista milanese Antonio Ballista, uno dei più cari amici di Franco Battiato, è intervenuto sulle colonne del quotidiano “Avvenire” per ricordare la figura del Maestro. Ha esordito dicendo che nel 1975 Battiato abbandonò la sperimentazione elettronica e si interessò al suono del pianoforte, in quanto lo affascinava “quel timbro anodino e allusivo che si può caricare di qualunque significato a seconda di come lo si suona”. Fu proprio Ballista a dargli lezioni di pianoforte, perché “da bravo anarchico musicale, Franco voleva superare a sinistra la musica contemporanea di allora”.

Il pianista ha continuato dicendo: “Io ero esigentissimo, ma non gli ho certo insegnato a suonare in modo virtuosistico, perché a lui questo non interessava. Era attento semmai a produrre il suono nel modo più fisiologico possibile, era un artigiano di un rigore straordinario. Da ricercatore, faceva esperimenti con le corde del pianoforte. Ma ha toccato anche le mie corde”.

ANTONIO BALLISTA, AMICO DI FRANCO BATTIATO: “LUI AVEVA GRANDEZZA UMANA”

Nel prosieguo del suo dialogo con i colleghi dell'”Avvenire”, Antonio Ballista ha ricordato che Franco Battiato gli donò una copia del disco M.elle le Gladiator. Accadde “quando gli davo lezioni di pianoforte” e “per me è diventato come una reliquia perché sulla copertina mi ha scritto una frase che va ben oltre la dedica: ‘La mia gratitudine non va a quello che mi insegni, ma soprattutto a quello che sei’. Ecco la grandezza umana di Battiato”.

La caratteristica che Ballista ama ricordare di Franco Battiato è una in particolare ed è quella che ha reso ancora più affascinante la figura del Maestro lungo tutta la sua carriera e la sua esistenza: “In lui c’era un continuo anelito al cambiamento, testimoniato anche dal suo continuo viaggiare. Aveva la nostalgia di non essere in tutti i posti contemporaneamente. Per un artista è una qualità straordinaria che, in quanto irrisolvibile, lascia quel profondo senso di nostalgia che si avverte nella sua produzione, stemperata però anche da una grande ironia”.







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