Franco Vignati, ex assessore Lega/ Uccise compagna Lavdije Kruja: condanna a 25 anni

- Emanuela Longo

Franco Vignati, ex assessore condannato a 25 anni di reclusione per l’omicidio e l’occultamento di cadavere dell’ex compagna Lavdije Kruja

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Franco Vignati

Franco Vignati, ex assessore: chi è

Il nome di Franco Vignati salì agli onori della cronaca nel 2016 per un fatto di sangue che scosse l’intera Lombardia. L’uomo, ex assessore alla Cultura in Comune a Chignolo Po, lo scorso febbraio è stato condannato a 25 anni di reclusione con l’accusa di aver ucciso l’ex compagna Lavdije Kruja detta “Dea” ed averne occultato il corpo nel fiume Po. Accuse gravissime alle quali i giudici sono giunti dopo tre gradi di giudizio ed un primo verdetto pesantissimo che vide Vignati il destinatario di una condanna all’ergastolo.

Le indagini sulla scomparsa e sul successivo ritrovamento del corpo della donna, badante albanese di 41 anni, si concentrarono sin da subito proprio su Franco Vignati. Secondo quanto ricostruito, l’ex assessore leghista e la sua ex compagna si incontrarono a Orio Litta al fine di tentare l’ennesimo chiarimento a distanza di una settimana dall’ultima lite durante la quale lui era andato via di casa. Quella mattina del 30 maggio 2016 però, quando di Dea si persero le tracce, in realtà si sarebbe consumato l’orrendo delitto, più simile ad una esecuzione. Per la difesa di Franco Vignati – che si vide sempre respingere il ricorso dai giudici di Roma – quello a carico dell’ex assessore sarebbe stato un processo squisitamente indiziario. Franco Vignati, di contro, si è sempre dichiarato innocente. Condannato all’ergastolo in primo grado, in Appello aveva ottenuto una condanna a 25 anni di reclusione con la caduta dell’aggravante della premeditazione, pena poi confermata anche in Cassazione.

Franco Vignati e la storia tormentata con Lavdije Kruja

Tra Franco Vignati e la sua compagna Lavdije Kruja vi erano diversi anni di differenza. A parlare dell’ex assessore di Chignolo, dopo la sua condanna in primo grado all’ergastolo, era stata la sorella della vittima, Giulia, che a La Provincia Pavese aveva dichiarato: “Franco Vignati era strano e ultimamente con Dea era diventato sempre più violento. Ma noi non abbiamo avuto il tempo di accorgercene e adesso mia sorella, che era una parte di me non la potrò vedere mai più”.

Solo dopo la morte della sorella, la donna riuscì a vedere in Franco Vignati tutti i segnali di una relazione malata. Prima di intraprendere la loro relazione, aveva raccontato ancora Giulia, Franco avrebbe fatto di tutto per conoscerla: “Lui ha fatto l’impossibile per fare in modo che Cesare, un amico di Dea, le presentasse mia sorella. Gliel’ha chiesto molte volte, poi l’ha anche seguita in auto, all’inizio della storia. Lei se lo trovava davanti continuamente”. Una relazione poi divenuta violenta nell’ultimo periodo, secondo la testimonianza della sorella della vittima: “Lui sempre più spesso gridava per ore quando lei rientrava dal lavoro. Non gli andava bene più niente”.







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