Frutta e verdura, costi produzione superano prezzi di vendita/ Cos’è “giusto margine” che Ue vuole introdurre

- Silvana Palazzo

Frutta e verdura abbandonate nei campi perché i costi di produzione superano prezzi di vendita. Ue valuta l'introduzione del "giusto margine" per gli agricoltori: ecco cos'è

mercato ortofrutticolo frutta verdura pixabay 640x300 Mercato ortofrutticolo (Foto da Pixabay)

I costi per la produzione di frutta e verdura crescono al punto tale da superare quelli di vendita. Questo costringe gli agricoltori ad abbandonare i loro prodotti nei campi, perché raccoglierli non conviene. Questo accade, ad esempio, a Brindisi, dove i carciofi violetti, della pregiata varietà Igp locale, restano nei campi, perché i prezzi sono crollati quasi del 70% per colpa dei carciofi egiziani, che stanno invadendo il mercato italiano con quotazioni che sbaragliano la concorrenza. Lo segnala il Sole 24 Ore, aggiungendo anche il caso della Capitanata foggiana, dove sorte simile hanno broccoli e finocchi, che vengono interrati. In alternativa, i cittadini vengono invitati ad andare a coglierseli da soli in campagna.

Ma nei supermercati e al fruttivendolo frutta e verdura vengono vendute a prezzi alti. Stando ai calcoli della Coldiretti, ad esempio i carciofi partono a 15-20 centesimi l’uno dalla campagna, arrivando a 1,10 euro in città. Alla luce di tutto ciò, per gli agricoltori una delle battaglie più importanti è diventata l’introduzione di un giusto margine sui prezzi di vendita dei prodotti, a cui sta lavorando l’Unione europea. Infatti, il commissario all’Agricoltura, Janusz Wojciechowski, ha confermato che si sta «valutando la possibilità di rivedere la direttiva sulle pratiche commerciali sleali per includervi il divieto di pagare gli agricoltori meno dei costi di produzione».

“GIUSTO MARGINE PER SALVARE GLI AGRICOLTORI”

Lorenzo Bazzana, responsabile dell’area economica della Coldiretti nazionale, al Sole 24 Ore spiega che «troppo spesso il prezzo corrisposto agli imprenditori agricoli non remunera adeguatamente il lavoro e il rischio imprenditoriale, mettendo in dubbio la stessa sopravvivenza delle imprese agricole». Questo fenomeno non mette a rischio solo finocchi, clementine e broccoli, perché si sta registrando il «progressivo abbandono della coltivazione del frumento, duro e tenero». Bazzana segnala che in un chilo di pane c’è un chilo di frumento tenero, che agli agricoltori viene pagato 22 centesimi: «Possibile, visto il prezzo del pane, che non si riesca a pagare di più il grano?». In alcuni casi la differenza tra minimo e massimo delle quotazioni è di pochi centesimi, che però possono fare la differenza per un’azienda agricola. «Significano guadagno o perdita, vita o morte. E anche quando il prezzo è più elevato, questo è dovuto quasi sempre alla carenza di prodotto, a un calo del raccolto riconducibile a siccità, gelo, grandine o ad attacchi di parassiti. La conseguenza è comunque un reddito insufficiente per gli agricoltori», aggiunge Bazzana.

Secondo Coldiretti vanno perseguiti accordi di filiera, con programmazione, remunerazione equa e prezzo accessibile al consumatore. Visto che non tutte le parti coinvolte sono disponibili a stringere accordi, è necessario l’intervento delle istituzioni, italiane e dell’Ue. «Devono vigilare affinché non ci siano abusi di posizione dominante né il ricorso a pratiche sleali, ma anche che i prodotti di importazione rispettino le regole Ue in termini di metodi di produzione, antiparassitari ed etica, secondo il principio di reciprocità. Infine, affinché questi prodotti non vengano spacciati per italiani, occorre che le autorità controllino la correttezza dell’etichettatura di origine obbligatoria», conclude Bazzana.





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