GEO-FINANZA/ Putin e le “anomalie” russe su coronavirus e petrolio

- Stefano Masa

Il coronavirus sembra non attecchire in Russia, Paese che ha tra l’altro contribuito a far precipitare il prezzo del petrolio nei giorni scorsi

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Il presidente russo Vladimir Putin (LaPresse)

Il coronavirus non spaventa, si può procedere, tutti al tavolo. Da poche ore è ufficialmente iniziata la competizione “The 2020 Candidates Tournament”. Nonostante il timore mondiale che vede impegnati i singoli Paesi a dover intraprendere manovre restrittive senza pari nella loro storia nazionale, a Yekaterinburg, in Russia, si disputerà in queste ore il torneo di scacchi più prestigioso dell’anno. Saranno otto i giocatori (un americano, due cinesi, tre russi, un francese, un olandese) che si vedranno contrapposti l’uno contro l’altro al fine di poter decretare un solo vincitore che sfiderà l’attuale campione in carica Magnus Carlsen. E alla fine ne rimarrà uno solo. Un’unica persona vincerà, un’unica elitaria mente prevarrà sulle altre. E al pari di questa attesa sfida, sempre in Russia, sembra essersi definito un altrettanto epilogo con beneficiario l’attuale Presidente in pectore: Vladimir Putin.

Il Presidente russo ha ufficialmente sottoscritto la tanto attesa legge di riforma costituzionale dopo aver incassato, nel corso dell’assemblea tenuta dalla Duma, 382 voti favorevoli, 44 astenuti e nessun contrario. Il dato che deve far riflettere è proprio l’entità di coloro che potevano dimostrarsi “contro”: nessuno. Un “ammontare” davvero singolare, al pari, dell’attuale numero di casi di coronavirus che contraddistinguono la pandemia in Russia: nel giornaliero report “Coronavirus disease 2019 (COVID-19) – Situation Report – 56” (aggiornato al 16 marzo 2020), la Russian Federation vede “solamente” «63 Total confirmed cases e 29 Total confirmed new cases».

Nella sua gravità, che permane, si possono considerare un’inezia rispetto ai nostri 24.747 (Total confirmed cases) e 3.590 (Total confirmed new cases) oppure agli elevati 81.077 casi (con 29 nuovi) della Cina o dei 14.991 (con 2.262 new cases) dell’Iran. In una situazione di crisi globale appare un record. E si potrebbe trattare di un altro record, quello a cui potrebbe aspirare lo stesso leader del Cremlino. Vladimir Putin, attraverso la propria firma sulla legge di riforma costituzionale, di fatto, si è autopromosso come potenziale candidato alle prossime elezioni che si terranno nel 2024. Qualora dovesse vincere, il suo stato di Presidente vedrebbe un tramonto nel lontano 2036. Ma prima, come insegnano nel gioco degli scacchi, si deve passare nella fase di mediogioco: il prossimo 22 aprile, il popolo, dovrà esprimere – attraverso il proprio voto – l’assenso o meno nel veder realizzato questo potenziale obiettivo politico dell’attuale Presidente in carica.       

Appare evidente, come negli scacchi, che ogni mossa venga pianificata (a priori) soprattutto quando si parla di politica. E in questo nostro intervento vogliamo porre due quesiti che riteniamo abbastanza evidenti: Vladimir Putin, il leader russo, come avrebbe gestito l’ormai imminente e importante appuntamento referendario qualora il suo Paese fosse stato “bloccato in quarantena” a seguito del contagio in essere? E ancora, ma sul fronte economico e finanziario: la recente scelta della Russia di far saltare il tavolo dei negoziati in sede di Opec (taglio della produzione giornaliera di 1,5 milioni di barili) è un “inaspettato caso” nonostante l’ovvia discesa dei prezzi del petrolio che ne sarebbe derivata?

Al nostro primo interrogativo lasciamo a voi la risposta che appare abbastanza intuitiva. Al secondo quesito, invece, sottoponiamo alla vostra attenzione questo possibile scenario. È noto come il petrolio sia di interesse comune per la Russia e gli Stati Uniti. Il crollo dei prezzi ha sicuramente penalizzato le casse dei due Paesi, ma è opportuno ricordare che tale mossa ha ulteriormente indebolito il versante statunitense dello shale oil isolando il Paese a stelle e strisce: un vero e proprio (forzato) arrocco scacchistico.   

Gli Usa, messi all’angolo, rimarranno a guardare? Probabilmente no. Rimanendo nel comparto energy, riteniamo plausibile, un significativo incremento di volatilità su uno dei principali driver economico/nazionale del Paese governato da Putin: il prezzo del gas naturale. Su questa “voce di bilancio”, la Russia, nel 2018, occupa il secondo posto nella produzione mondiale e il primo gradino in veste di esportatore (fonte Ispi). Se al momento il “problema coronavirus” è stato arginato, il versante gas naturale vivrà un periodo interessante dal punto di vista operativo: qualora non ci fosse un significativo intervento a supporto del prezzo, la stessa Russia, potrebbe incappare in una profonda crisi economica che difficilmente Vladimir Putin risolverebbe nel breve e medio termine (nel grafico il confronto tra prezzo del petrolio WTI e del gas naturale). 

All’arrocco degli Stati Uniti d’America, ora, il tratto spetta all’avversario. La partita è ancora lunga, ma, apparentemente, il vantaggio posizionale è a favore dell’esperto judoka Vladimir che, come nel gioco degli scacchi, rispetta la prima fondamentale regola: il continuo silenzio. 

        

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