Gesù Bambino, il ‘regalo’ di Natale/ Il re umile, Betlemme e il Presepe ‘vivente’

- Niccolò Magnani

Gesù Bambino, il “regalo” di Natale a tutta la storia: Betlemme, il Presepe e quel re “umile” che si è fatto carne per salvare l’uomo

Giotto e Natività
Natività di Gesù Bambino, Giotto-Cappella degli Scrovegni (Wikipedia, 2019)

È inutile girarci attorno, la Festa del Natale – per come piaccia o non piaccia – nasce con 2020 anni fa con la Venuta nel mondo di quel piccolo neonato nella mangiatoia di Betlemme: Gesù Bambino, venerato dal cristianesimo che si permea proprio su quell’incontro che ha stravolto la Storia, è l’evento per eccellenza del Natale anche oggi, 2020 anni dopo i fatti della Galilea. La fede ovviamente è una scelta libera e un’adesione personale, ma nascondere il fatto che il Natale sia divenuto festa proprio per celebrare quella nascita significa voler nascondere non tanto “le proprie origini” quanto l’essenza stessa della storia e cultura giudaico-cristiana. L’usanza di radunare l’intero mondo in adorazione al Gesù Bambino si fa risalire a San Francesco: di rientro da un lungo viaggio in Palestina e a pochi giorni dall’approvazione della sua Regola da parte di papa Onorio III, decide la notte del 24 dicembre di celebrare il Natale nel freddissimo eremo di Greccio celebrando la Santa Messa nel bosco. Nacque così il Presepe moderno, l’adorazione anche “laica” di quel Bambino che dona al mondo interno una parola e una carne di speranza nelle fredde anime “spaventate” dalla drammaticità dell’esistenza: la testimonianza della Chiesa ha portato avanti il sacro messaggio mentre la modernità anche secolarizzata ha poi in parte modificato fino ad oggi il senso di un Gesù Bambino che per i bimbi di tutto il mondo viene visto come un “alter-ego” di Babbo Natale. Chi ci crede, manda la letterina a Gesù Bambino, gli altri a Santa Claus. Ecco, anche qui la Storia contraddice assai l’usanza “ideologica”.

L’ORIGINE DEL SANTO NATALE

L’origine del Santo Natale non ha nulla di “distante” da quel San Nicola che con la sua vita ha testimoniato proprio la nascita, la vita e il miracolo di quel Bimbo divenuto Figlio di Dio: «Anche Giuseppe, che era della casa e della famiglia di Davide, dalla città di Nazaret e dalla Galilea salì in Giudea alla città di Davide, chiamata Betlemme, per farsi registrare insieme con Maria sua sposa, che era incinta. Ora, mentre si trovavano in quel luogo, si compirono per lei i giorni del parto. Diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo depose in una mangiatoia, perché non c’era posto per loro nell’albergo», riporta il Vangelo di Luca, una delle testimonianze più antiche in merito alla Natività del Gesù Bambino poi adorato dalla Chiesa di Cristo. Una nascita subito “testimonianza”, come spiega bene l’evangelista: «C’erano in quella regione alcuni pastori che vegliavano di notte facendo la guardia al loro gregge. Un angelo del Signore si presentò davanti a loro e la gloria del Signore li avvolse di luce. Essi furono presi da grande spavento, ma l’angelo disse loro: «Non temete, ecco vi annunzio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo: oggi vi è nato nella città di Davide un salvatore, che è il Cristo Signore. Questo per voi il segno: troverete un bambino avvolto in fasce, che giace in una mangiatoia». E subito apparve con l’angelo una moltitudine dell’esercito celeste che lodava Dio e diceva: «Gloria a Dio nel più alto dei cieli e pace in terra agli uomini che egli ama».

GESÙ BAMBINI E I “REGALI”

Gesù Bambino, Santa Claus che per amore di Cristo tratta i bambini e i bisognosi proprio come il Cristo ha trattato il cuore dell’uomo, e quel Presepe che iconograficamente vede la Sacra Famiglia attorno a Gesù, con annessi pastori accorsi da ogni parte della Galilea seguendo l’Angelo e la Stella Cometa. La tradizione considerata “leggenda” da atei e fedeli di altre religioni, non può non rimanere quantomeno “colpito” dalla straordinaria umiltà di un Bambino, considerato figlio di Dio, e nato in mezzo ad una mangiatoia alle periferie di Betlemme perché non “accettato” dai luoghi più frequentati della città palestinese. Tutto è coordinato, come spiegato da Papa Francesco nell’Angelus dove ha benedetto i bambinelli dei Presepi di mezzo mondo: «è necessario ogni giorno purificare la nostra fede. Si tratta di prepararsi ad accogliere non un personaggio da fiaba, ma il Dio che ci interpella, ci coinvolge e davanti al quale si impone una scelta. Il Bambino che giace nel presepe ha il volto dei nostri fratelli e sorelle più bisognosi, dei poveri che sono i privilegiati di questo mistero e, spesso, coloro che maggiormente riescono a riconoscere la presenza di Dio in mezzo a noi». Come lo stesso Pontefice ha ricordato nella Lettera sul Presepe presentata a Greccio lo scorso 1 dicembre, «il presepe è come un Vangelo vivo. Mentre contempliamo la scena del Natale, siamo invitati a metterci spiritualmente in cammino, attratti dall’umiltà di Colui che si è fatto uomo per incontrare ogni uomo. E scopriamo che Egli ci ama a tal punto da unirsi a noi, perché anche noi possiamo unirci a Lui». In Bambino che dona i regali ai bimbi, perché dona la speranza ai grandi: l’attesa del Natale e la tradizione del “dono” già identificato nella Venuta dei Magi con i tre regali di oro, incenso e mirra ha portato avanti nella Storia quel “rito” del regalo non solo per i più piccoli, ma per l’intera umanità.



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