Gino Cecchettin: impegno civico su educazione/ “Italiani bravi in slanci ma dimenticano. Abbraccio i Turetta”

- Niccolò Magnani

Gino Cecchettin spiega il suo "impegno civico" dopo la morte della figlia Giulia: “serve una Fondazione o altro, comunque bisogna partire dall'educazione”. Poi dedica un pensiero ai Turetta

Gino Cecchettin Gino Cecchettin parla ai funerali della figlia Giulia (LaPresse, 2023)

“TUTTI BRAVI IN SLANCI CIVILI MA SPESSO POI SI DIMENTICA IN FRETTA”: COSA HA DETTO IL PAPÀ DI GIULIA CECCHETTIN A VELTRONI

L’indomani dei funerali di Giulia dove le ha dedicato un’intensa lettera colma di speranza, papà Gino Cecchettin apre la casa di Vigonovo ad alcuni cronisti e soprattutto all’ex leader Pd Walter Veltroni per provare a raccontare da vicino cosa succederà ora dopo che gli occhi di una nazione intera si sono commossi davanti alla storia della sua famiglia. «Noi italiani siamo bravi ad avere slanci civili ma siamo anche capaci di dimenticare in fretta. Il rumore è il campanello che ogni mattina ci deve tenere svegli e farci chiedere cosa abbiamo fatto per far finire i femminicidi», ha spiegato Gino Cecchettin parlando con Veltroni sul “Corriere della Sera”, sottolineando la volontà di un impegno reale nella società civile dopo tutto quanto successo in queste settimane dolorosissime.

La violenza non è solo un “problema di altri” ma resta un tema comune: è quei che Gino rivolge una riflessione alla famiglia di Filippo Turetta, in carcere dopo aver ammesso di aver ucciso la fidanzata Giulia Cecchettin: «Prendi le due famiglie coinvolte in questa vicenda: due ragazzi universitari, cresciuti in determinate famiglie. Sembra un ambiente al riparo, invece no. Per i genitori di Filippo non provo odio, ma tristezza e persino tenerezza. Io ho già ricominciato a camminare nella vita, per loro sarà più difficile». Gino Cecchettin rivolge un ulteriore abbraccio a papà Nicola Turetta e alla moglie Elisabetta, «Li abbraccio virtualmente, hanno avuto, se possibile, una disgrazia più feroce della mia. In questi giorni non ho provato né odio né rabbia. Quando sono riuscito a leggere gli articoli sull’aggressione ho provato solo dolore per mia figlia che era lì, sola, spaventata, senza che io potessi aiutarla».

GINO CECCHETTIN, L’IMPEGNO CIVICO E IL “RUMORE” PER GIULIA

Aveva destato qualche stupore leggere il messaggio scritto da Gino Cecchettin su LinkedIn rivolto au suoi clienti e fornitori: aveva annunciato un periodo di pausa dal lavoro anche perché si diceva pronto ad un possibile impegno civico ancora tutto da dettagliare, «Permettetemi – si legge nel messaggio – di testimoniare l’importanza di prendersi una pausa quando la vita ci sfida in modi inimmaginabili. Sto anche riflettendo su un nuovo impegno civico che accompagnerà il mio cammino. Desidero canalizzare il dolore in azioni positive, che possano aiutare chi si trova nelle stesse situazioni di Giulia».

Ebbene, Gino Cecchettin ritorna su quelle parole anche nel dialogo con Veltroni per il “Corriere” e spiega meglio cosa volesse intendere, smentendo di fatto (per il momento) chi pensava ad un possibile ingresso in politica: «Ciò che mi preme ora è fare in modo che, finita l’emozione, non ci si torni ad assopire». Certo occorre non dimenticare come troppo spesso questa nazione ha fatto dopo quelli che Gino chiama «slanci civili» ma occorre anche andare oltre il mero “rumore”: «Quando ho parlato di un impegno civico ho voluto dire che, con una Fondazione o in altro modo, io voglio dedicare la mia vita a far sì che non ci sia un’altra Giulia. Per me bisogna partire dall’educazione».

Parlando infine della lotta contro il patriarcato alimentata dall’altra figlia Elena, Gino Cecchettin spiega come nell’immenso dolore di quei giorni la ragazza «ha ignorato gli assurdi attacchi che ha ricevuto, ma si è sentita riscaldata dall’immensa ondata di coscienza civile di affetto che le sue parole hanno determinato nel Paese». Un giudizio ultimo anche sul comportamento di Filippo negli ultimi mesi: «Ho saputo tutto solo dopo. Mi hanno detto che lui, la penultima volta che si sono visti, l’aveva spaventata urlando in modo forsennato. Su spinta di Giulia aveva accettato di farsi vedere da un terapeuta. Ma ne ha cambiati quattro e sempre ha fatto scena muta».





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