Gioele Dix: “Il mio nome omaggio alla Bibbia”/ “L’automobilista inca come un figlio”

- Davide Giancristofaro Alberti

Bella intervista di Gioele Dix, comico di punta di Zelig e uno dei più grandi d’Italia, ai microfoni del Corriere della Sera: ecco che cosa ha racconato

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Gioele Dix, screen da Zelig

Gioele Dix è tornato recentemente in televisione con il suo automobilista inca*zato, durante le quattro puntata di Zelig andate in onda prima di Natale. Molti non sanno che l’immenso artista si chiami in realtà David Ottolenghi, e che di conseguenza Gioele Dix sia semplicemente un nome d’arte. Ma come ma questo nome particolare? «Gioele per rendere omaggio al mondo biblico che mi appartiene – ha raccontato al Corriere della Sera lo stesso attore – mi piaceva l’idea del profeta, quello delle cavallette. Ai tempi non era molto usato, tant’è che anni dopo mi intervistarono perché c’era stato un incremento significativo dei bambini con il mio nome. Mi capita ancora che vengano in camerino genitori che mostrano orgogliosi i loro piccolo Gioelini».

E Dix invece? «Perché a scuola tutti storpiavano il mio cognome, Ottolenghi. Poi un giorno un prof di disegno cominciò a chiamarmi “Ottodix”, dal pittore tedesco di cui ho apprezzato l’impegno artistico e politico».

GIOELE DIX: “ALBERTO TOMBA NON LA PRESE BENE…”

Tantissimi i suoi personaggi divenuti famosi fra cui anche una storica interpretazione dello sciatore Alberto Tomba a Mai dire Gol: «Come la prese? All’inizio non bene: si lamentò perché lui la parola “gnocca” non la usava. Poi andai a trovarlo a casa sua per l’ultima puntata di Mai dire Gol, sulle colline bolognesi, e sull’asfalto vicino all’ingresso trovai scritto in vernice bianca: “Viva la gnocca”. Allora protestai: “Ma come?”. E lui (e qui lo imita perfettamente, ndr): “Bravo, l’han scritto dopo che l’hai detto te, mica prima!”». Il suo personaggio più famoso resta comunque quello accennato in apertura dell’automobilista sempre arrabbiato. «Crearlo è stato la mia rinascita – svela – è mio figlio», che poi racconta come è nato questo fantastico personaggio: «Ero un attore di prosa che, per definizione, può lavorare anche in un teatro vuoto. Anzi, se mi accorgevo di qualcuno che dormiva in fondo Ottavia Piccolo mi rassicurava: “Certi dormono già quando si apre il sipario, qui in prima fila, solo che tu non li guardi mai”. Insomma, vedevo che quelli che arrivavano dal cabaret avevano un rapporto più aggressivo con il pubblico, riuscivano a coinvolgerlo. Così ho lavorato su questo nuovo personaggio, da un’intuizione mentre guidavo: ero io, e potevano essere tutti».

GIOELE DIX, LA NASCITA DELL’AUTOMOBILISTA INCA, LA MOGLIE E I FIGLI

Fu la svolta: «Da lì arrivarono le tv: Odeon, Rai 2 e Maurizio Costanzo. Dall’86 all’88 passai dall’anonimato alla fama. Dunque, per tornare alla sua domanda, di quel personaggio ne vado orgoglioso. Certo, non puoi campare solo su un colpo di genio. Ma mi capita ancora che magari al teatro dopo aver fatto Molière venga uno in camerino per chiedermi la foto con gli occhiali da sole. Io lo accontento: imparai da Gino Bramieri a essere disponibilissimo con tutti. Lui raccontava anche le barzellette, se gliele chiedevano».

Gioele Dix ha una moglie, ma i due sono sempre lontani dalle luce della ribalta: «Mara fa la consulente d’azienda e siamo riservati. Quando esplose il mio successo e mi trasferii per lavoro a Roma mi dissero subito: se vuoi farti paparazzare devi andare in quei bagni lì a Fregene o in questi quattro ristoranti a Roma. Ecco, mai frequentati. Né allora né oggi». Chiusura dedicata al suo ruolo di padre: «Che papà sono? È un terreno terribilmente friabile. Ho una figlia grande, Marta, che ha 35 anni e tre figli: Sara di 10, Giulia di 6 e Alessandro di 4. E poi ho avuto altri due figli dalla mia seconda moglie, Mara: Maurizio e Massimo, di 5 e tre anni».







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