Giuseppe De Rita/ “Spirito di ricostruzione del ’45? No, ci mandiamo tutti a fan*ulo”

- Davide Giancristofaro Alberti

Giuseppe De Rita, numero uno del Censis, convinto che la popolazione italiana abbia perso lo spirito di iniziativa, soffocato dal covid

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Giuseppe De Rita (La7)

Giuseppe De Rita, presidente 88enne del Censis, autorevole istituto di ricerca socio-economica attivo da più di 50 anni, ha fotografato l’attuale situazione del popolo italiano, reduce da un anno di pandemia di covid. Molti hanno paragonato il post coronavirus alla ricostruzione del Belpaese del dopo guerra, ma il paragone non calza secondo De Rita: «Nel ’44-’45 era finito tutto – racconta lo stesso ai microfoni di Libero – non c’era più niente cui aggrapparsi, eppure il meccanismo della ricostruzione ha funzionato».

«Allora c’era sia l’individualismo – prosegue – la voglia di sopravvivere, sia la dimensione collettiva, il voler ricominciare la vita di relazione: prendemmo a ridarci del tu, a parlare tra di noi. Invece oggi abbiamo distrutto la relazione: non solo a causa del consumismo per cui le persone contano meno dei prodotti, ma anche per un elemento più tragico, e cioè l’irruzione del Vaffa nella dimensione politica e sociale. Ci siamo mandati tutti a fan*ulo. E questa perdita della relazione ci crea meno vitalità nella costruzione del nuovo. La pandemia poi ha fatto esplodere questa condizione e l’ha fatta sentire a tutti».

GIUSEPPE DE RITA: “C’E’ RESPONSABILITA’ DI POLITICA E SOCIETA’”

Una mutazione profonda degli italiani, che secondo De Rita è causata anche dai politici che ci governano: «Sono convinto che i processi siano a doppia firma – dice – c’è una responsabilità sia della società che della politica. È vero che un terzo del Parlamento è fatto dai grillini che non sono in grado di governare. Ma è anche vero che la capacità della società italiana di immaginare il futuro è più coerente con i grillini che con altri». Il numero uno del Censis cita quindi una vecchia discussione fra Aldo Moro e Giulio Andreotti: «Il primo sosteneva che la politica dovrebbe guidare la società verso obiettivi nuovi e progressivi. Andreotti rispondeva: la politica non deve guidare la società, ma rassomigliare alla società, se vuole il consenso. Questa frase rappresenta quanto è successo negli ultimi anni in Italia: la politica cerca di essere uguale alla società». Ma la politica di oggi si sta dimostrando incapace di governare, come confermato anche dalla recente crisi aperta con lo strappo di Renzi a Conte: «Già in passato ai politici mancava la competenza tecnica – spiega De Rita – ma essa era delegata all’establishment, ai grandi funzionari dello Stato. La sfida degli ultimi anni è stata invece ammazzare la Casta: ma se tu abbatti l’establishment, vengono meno anche quelli che hanno la capacità tecnica di governo. In questa battaglia abbiamo perso tutti, mentre è chiaro chi ci abbia guadagnato politicamente, il grillismo».

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