GREEN PASS COME ALLA FRANCESE/ “La scelta per dire addio a coprifuoco e zone gialle”

- int. Francesco Forte

Il modello adottato dalla Francia per contrastare la diffusione della variante delta del Covid comincia a essere oggetto di dibattito politico in Italia

Riaperture ristoranti
Riaperture ristoranti (LaPresse, 2021)

Il modello adottato dalla Francia di Macron per contrastare la diffusione della variante delta del Covid comincia a essere oggetto di dibattito politico in Italia. Dopo che nei giorni scorsi l’aumento dei contagi ha fatto ipotizzare il ritorno al giallo per alcune regioni, ora sembra che nella maggioranza si possa discutere l’introduzione di un obbligo vaccinale “soft” come quello d’Oltralpe, anche se sul tema non mancano distinguo e divisioni.

Secondo Francesco Forteex ministro delle Finanze e per il Coordinamento delle politiche comunitarie, «più si obbligano le persone a vaccinarsi, meno problemi avremo».

Lei è dunque favorevole a importare in Italia un modello come quello appena adottato dalla Francia?

La variante delta è molto contagiosa e nel nostro Paese c’è un numero non irrilevante di persone che non si è vaccinata, non tanto perché non è stata raggiunta dalla campagna coordinata dal Generale Figliuolo, ma perché non desidera farlo. In Francia è stato stabilito di fatto un obbligo vaccinale e credo che sarebbe opportuno adottare una misura simile anche in Italia.

Lo dice per ragioni puramente economiche?

No. Chi non si vaccina crea un pericolo anche per gli altri, specie per quanti non possono immunizzarsi, compresi i bambini, che credo sia al momento il caso di non obbligare al vaccino anti-Covid. Il problema è che se il dibattito in Francia è puramente ideologico, in Italia sta diventando prettamente politico.

E in effetti potrebbe creare problemi nella maggioranza, visto che Salvini si è espresso contro un utilizzo più esteso del green pass.

Se in Italia c’è un gruppo di persone che non si vaccina, questo può determinare un freno ai flussi turistici. Siccome la Lega ha il ministero del Turismo, credo che saprà fare i suoi conti, anche rispetto al desiderio espresso nelle scorse settimane su una maggiore riapertura delle attività. Il partito di Salvini, a ragione, chiede meno limitazioni alle attività ed è chiaro che questo obiettivo si può raggiungere molto più facilmente se aumenta il numero di vaccinati. Se tutti siamo vaccinati, ci sono molte più libertà, si può anche tornare a ballare al chiuso.

Se quindi si decidesse di adottare un modello come quello francese bisognerebbe però evitare il ritorno a misure come il coprifuoco, il codice a colori delle regioni, le limitazioni agli spostamenti e alle attività…

Naturalmente. Soprattutto nelle località turistiche. Bisogna che il Governo faccia una campagna di persuasione. Il problema è che prima l’esecutivo deve creare una coesione maggiore al suo interno e non è un compito per niente facile. Draghi avrebbe bisogno di emissari capaci di aggregare, potrebbe pensare anche di organizzare più vertici e riunioni, con medici, economisti, esperti di turismo perché si comprendano meglio tutti i diversi aspetti della questione. Ci vorrebbe qualcuno che si occupasse di mettere insieme una maggioranza così eterogenea. Bisognerebbe imparare dal centrosinistra dei miei tempi.

Da che punto di vista?

Si facevano riunioni continue per mettere insieme le anime del famoso pentapartito. Si cercava sempre di trovare dei compromessi. Si potrebbero quindi organizzare incontri tra i vari i ministri e sottosegretari. Il problema, però, è che questo non è un Governo politico e non c’è un interesse a non litigare tra i suoi componenti. Forse in questo momento sta venendo in luce questo limite. Bisognerebbe imparare dal mondo del calcio, dal modello Mancini, basato su collaborazione e ragionamento per creare la squadra, nonostante l’eterogeneità dovuta sia all’età che alla diversa provenienza dei giocatori.

(Lorenzo Torrisi)

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