GREEN PASS & VACCINI/ Contri: ecco perché è impossibile trovare la verità in tv

- int. Alberto Contri

Per l’ex Presidente di Pubblicità Progresso è una pia illusione pensare che dai talk show tv possa emergere un po’ di verità su green pass e vaccini

No Green Pass manifestazione
Proteste contro il Green Pass (LaPresse, 2021)

Da quando ha accettato di far parte del Comitato dei Garanti del referendum no green pass, Alberto Contri, attualmente docente di comunicazione sociale in diverse Università e Master, è stato chiamato come ospite in alcuni talk show, sperimentando il “clima da curva” denunciato dal sociologo Ricolfi in una sua recente intervista a La Verità. «Pensare che i talk show siano un luogo in cui possa emergere un po’ di verità – dice Contri – è una pia illusione».

Perché?

Sono programmi che rientrano nella categoria dell’infotainment, dove per intrattenimento si intende una sorta di versione moderna delle lotte tra gladiatori, organizzate per intrattenere il popolo. Ecco perché vengono sempre più spesso invitati, tra gli ospiti, dei disturbatori di professione, capaci di scatenare la rissa e far scorrere il sangue delle invettive, con il quale si pensa di far alzare l’audience. A ben vedere si tratta di un sottoprodotto della commedia dell’arte, in cui sono sempre presenti dei caratteri ben definiti, incarnati da ospiti che fanno del talk show uno dei programmi preferiti dagli editori, perché garantisce “poca spesa e molta resa”. Ma che ultimamente stanno perdendo ascolti per la ripetitività della formula e per gli ospiti sempre uguali.

Ricolfi ha chiarito anche alcune tecniche che i conduttori, secondo lui tutti schierati con la politica sanitaria del Governo, usano a man bassa: non dare la parola ai critici, invitare tra questi solo personaggi da operetta, e quando invitano quelli seri, farli continuamente interrompere o screditare.

Beh, in parte è quello che è successo a me ad Agorà, all’Aria che tira, e ultimamente a Piazzapulita. Dove qualcosa sono riuscito a dire, anche perché non si aspettavano un ospite con in mano gli ultimi dati scientifici internazionali e per nulla intimidito da giornalisti capaci di recitare solo qualche slogan con annesso mantra di morti.

Lei e Mattei avete fatto talmente innervosire il prof. Bassetti che ha abbandonato la trasmissione…

Bassetti non fa onore alla sua professione. Oramai ha detto tutto e il contrario di tutto, e a fronte del suo atteggiamento tracotante non mi sono trattenuto dal ricordargli i suoi conflitti di interesse con le aziende farmaceutiche. In realtà è scappato. E mi ha molto colpito che Formigli lo abbia richiamato poi da solo, scusandosi per la delegittimazione. Chiedere un minimo di trasparenza adesso si chiama delegittimazione? E non lo ha mica interrotto quando Bassetti ci ha definiti “tre scalmanati, come quelli che lo minacciano di morte”. Meno male che c’è la rete: dovreste vedere le centinaia di tweet e post sul tema: mi trattano addirittura come l’eroe di un esercito di liberazione dai virostar. Certi medici, quando si ubriacano di presenzialismo televisivo, non si accorgono di diventare delle macchiette, offrendo a Crozza dell’ottimo materiale: il suo prof. Galli è impagabile. Lo aspettiamo con Bassetti, per ora ci siamo accontentati di Kessisoglu.

Secondo Ricolfi tutta l’informazione sui vaccini è schierata da una sola parte. Perché succede secondo lei?

Chi conosce i metodi di Big Pharma ci può vedere un assai ben architettato piano di marketing, preceduto da un’intensa attività di pre-marketing. Dal 1972 al 1993 ho gestito la sede italiana del più grande network specializzato nell’informazione alla classe medica per la promozione dei farmaci, e quindi conosco a menadito il modo di procedere delle aziende farmaceutiche. Purtroppo è da un po’ di anni che non si trovano più farmaci rivoluzionari di larghissimo impiego, e le aziende, nel cui azionariato sono entrati in forze i Fondi di investimento, cercano ogni occasione buona per fare ricavi. Una pandemia come questa era quella giusta.

E come sarebbe stata sfruttata?

Per prime sono state mosse potenti lobby molto influenti su tutti gli organismi istituzionali come l’Oms e in quelli regolatori come l’Ema e l’Fda. Si sono così ottenute in tempi record autorizzazioni condizionate per farmaci definiti impropriamente vaccini. Manager ai vertici di questi organismi – che ovviamente non possono esporsi – hanno confidato che in altri tempi domande del genere non sarebbero nemmeno state prese in considerazione. L’endocrinologo Giovanni Frajese ha spiegato che, per la fretta, questi vaccini non sono stati sottoposti ai testi di farmacotossicità, genotossicità e carcinogenicità, e nessuno lo ha smentito. In occasione dell’autorizzazione della terza dose negli Usa, due alti dirigenti dell’Fda si sono dimessi per le eccessive pressioni “dall’esterno”. Altri dirigenti dell’Fda sono passati da poco a ricoprire posti di alta responsabilità e molto ben remunerati alla Pfizer. È la classica modalità con cui le imprese private ricompensano i favori ricevuti. Dico questo solo per spiegare che la vaccinazione di massa non nasce nella maniera più limpida possibile.

Come si sarebbe sviluppato poi il piano?

Innanzitutto con la diffusione della grande paura, approfittando della confusione iniziale e della scarsa conoscenza della sindrome. Diversi clinici ammettono che troppe persone sono morte a causa dell’eccessiva pressione dell’ossigeno pompato nei polmoni quando gli alveoli erano già ampiamente compromessi. C’è voluto tempo per capire che la malattia si sviluppa in due fasi: la prima, quella virenica, in cui progredisce l’infiammazione, che dura 3-4 giorni, e che può essere bloccata con farmaci normalmente disponibili, anche da banco. La seconda, in cui si verifica la trombosi dei vasi polmonari, molto più difficile da trattare. E già non si comprende perché non ci si è precipitati a studiare le cure precoci, che solo ora, faticosamente, stanno cominciando a essere prese in considerazione nel mondo, tranne che in Italia, dove vige ancora l’incredibile protocollo ministeriale Paracetamolo e vigile attesa. Ignorando prevenzione ambientale e alimentare e terapie precoci, si è presentato il vaccino come l’unica arma disponibile.

In che modo?

Giocando molto sulla neolingua di orwelliana memoria, un metodo in base al quale cambiando le parole si cambia la realtà: sono stati assimilati ai vaccini tradizionali ampiamente usati e sperimentati, dei vaccini del tutto innovativi e ancora sperimentali, tant’è vero che i risultati della sperimentazione ci verranno comunicati solo nel 2025. Inoltre, è stata avviata anche una sistematica campagna di delegittimazione dei farmaci efficaci a basso costo che è stata verificata nel tempo da un nutrito e crescente numero di studi randomizzati e controllati. Com’è sempre avvenuto, sono stati arruolati medici e accademici di ogni tipo perché diffondessero il verbo stabilito non solo ai medici, come di norma si fa, ma anche al grande pubblico. Così è accaduto che virologi con la più bassa reputazione scientifica del mondo (il parametro si chiama H-index, chiunque può verificare) sono diventati delle star, pronti a diffondere il mantra della necessità, dell’efficacia e della sicurezza dei vaccini in ogni programma e in ogni tg a ogni ora del giorno.

Si ha un’idea delle risorse investite?

Dal tam tam degli operatori non filtrano cifre, ma si parla di somme molto ingenti. Del resto lo si può capire dal radicale mutamento delle linee editoriali che si sono immediatamente coordinate con i desiderata degli investitori. Conduttori e giornalisti di ogni ordine e grado e di qualsiasi cultura politica si sono prodotti in un’incredibilmente univoca narrazione mainstream, mentre è stata messa la mordacchia a qualsiasi voce di dissenso. Certamente ci sono quelli in buona fede, assai probabilmente vittime della neolingua che assimila il vaccino mRNA messaggero ai tradizionali vaccini realizzati con il virus attenuato come erroneamente ha sostenuto persino il Generale Figliuolo. Sempre Ricolfi ha di recente denunciato in un suo articolo il pessimo clima che oggi si respira nei media, alludendo alla difficoltà a “esprimere riserve”, ad esempio sulla campagna di vaccinazione, senza essere per questo considerati dei “disertori”. Sottolineando come la pratica del fact checking, proliferata durante il Covid, “si sia trasformata in una sorta di killeraggio a danno delle posizioni eterodosse, anche se sostenute da studiosi autorevoli o supportata da pubblicazioni in riviste prestigiose”.

Qualche caratteristica della narrazione mainstream?

Innanzitutto il mantra dei morti. Che molti ricercatori sostengono in una parte non piccola non essere dovuti al Covid. Con tutto il rispetto per la loro memoria e per le loro famiglie, andrebbe ricordato che se al Covid si attribuiscono sempre con grande enfasi retorica cinque milioni di morti in due anni, nessuno ricorda che il fumo in due anni ne causa sedici milioni, l’inquinamento quattordici, l’obesità dieci. Ma non bastano a prendere decisioni drastiche come i lockdown, far chiudere le tabaccherie, bloccare le auto e spegnere le caldaie, o chiudere i McDonald. A gridare questo mantra sono stati arruolati anche divulgatori specializzati, molto abili a zittire qualsiasi eventuale voce dubbiosa. Seguiti da parlamentari e giornalisti del tutto ignari della materia, ma pronti a ripetere slogan a effetto sui morti. Sotto la pressione della grande paura il Governo ha imposto severi lockdown e chiusure di scuole. Causando gravi danni all’economia e al corpo sociale che non vengono considerati nel bilanciamento tra efficacia ed effetti collaterali. Si sta scoprendo solo ora che quelli più specifici, legati alla somministrazione del vaccino, risultano 580 volte inferiori a quelli rilevati dal sistema americano v-safe. Complice anche il sistema di farmacovigilanza passiva, che è quello in assoluto meno performante, per non dire risibile.

Cacciari e Freccero parlano di dittatura sanitaria. Lei, che è entrato nel Comitato dei Garanti del referendum no -green pass, cosa ne pensa?

Certo, il clima non depone per un Paese in cui al momento prosperi la libertà di pensiero. Ho viaggiato molto all’estero, anche quando mi occupavo di salute, e non ho mai visto un dogmatismo scientifico di tale portata. Mi viene in mente Dietrich Bonhoeffer: “Dittature, tirannie, totalitarismi: sono sistemi fondati sulla volontà potente del capo e sull’indecisione fiacca di una miriade di servi impotenti. È necessario, affinché una tirannia si regga, che il male organizzato non abbia una spiegazione razionale, ma sia imposto per decreto e realizzato da un manipolo di capetti e cortigiani, indottrinati alla bisogna sul da farsi”. Ma soprattutto non ho mai visto una tale mancanza di logica nei provvedimenti presi: il vaccino dura sì e no sei mesi, e il green pass 12. Senza green pass si può andare a stiparsi come sardine in un autobus o in un metrò, ma non si può entrare in un ristorante con tavoli distanziati e ventilazione forzata. E non è tutto.

Cos’altro c’è da dire?

Uno dei più autorevoli scienziati del mondo, Sir Andrew Pollard, direttore dell’Oxford Vaccine Group, sostiene che il virus è mutato, e quindi ulteriori dosi di vaccino non possono esplicare alcuna attività su un bersaglio che non riconoscono più. Inoltre, esperti americani affermano che gli effetti avversi sono dose-dipendente. Non si comprende poi perché se due dosi garantiscono a malapena sei mesi di protezione, la terza dovrebbe garantire addirittura 5-10 anni di immunità, come ha affermato il prof. Abrignani, membro del Cts. Prontamente smentito, e non senza imbarazzo, da tutti i suoi colleghi. Poi, quando leggo sempre più di frequente notizie come queste: “Ventenne muore sul campo di calcetto. Si era vaccinato il giorno prima”, mi risuona nella mente l’apodittica affermazione del presidente Draghi:”Se ti vaccini non muori”.

Lei si è detto più volte preoccupato per la crisi della coesione sociale.

Mi sono occupato per vent’anni di etica pubblica, gestendo la Fondazione Pubblicità Progresso, che il Presidente Napolitano ha voluto definire “un caso di eccellenza unico al mondo”. Ho voluto e coordinato grandi campagne avendo sempre come bussola la coesione sociale. Ecco perché mi preoccupo e mi rattristo quando vedo che i vertici dello Stato maltrattano e discriminano una porzione significativa della popolazione che ha timori e dubbi assai fondati, specie sulla vaccinazione dei bambini, disegnandola come un’orda di estremisti e facinorosi. Immagino che per i troppi e gravosi impegni guardino solo la tv che, guarda caso, manda in onda solo tafferugli o personaggi squalificati. O forse sono molto male consigliati.

Perché?

Abitando in centro a Milano, spesso mi sono imbattuto nelle manifestazioni del sabato contro il green pass, incontrando invece una fiumana ininterrotta e tranquilla di gente di tutte le classi sociali, con molte famiglie intere con bambini nel passeggino o nel marsupio, anziani, studenti, disabili in carrozzina, operai, dirigenti, impiegati. Un sabato mi hanno invitato a parlare al No Paura Day in piazza Duomo, e ho concluso implorandoli di non fare più manifestazioni che intralciassero il lavoro dei commercianti che si stanno appena riprendendo. Nel complesso hanno subito rispettato le nuove norme imposte in questo senso dal Viminale. Commenti dei mass media? “C’era poca gente, il dissenso sta scemando”. Invece di congratularsi per il senso civico dimostrato, ecco subito servita una bella frustata. Ma non si può continuare a oltranza con questo stolida incapacità di decodificare i sentimenti di quasi dieci milioni di persone. E mi guarderei dall’ira dei semplici.

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