GUAVA ISLAND/ Il pregio del film con Glover e Rihanna

- Emanuele Rauco

Il film diretto da Hiro Murai non è esente da limiti, ma ha un pregio rappresentato dal suo protagonista Donald Glover

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Una scena del film

La principale differenza tra Netflix e Amazon, come produttori cinematografici, è che la prima produce direttamente per l’on demand che poi viene occasionalmente portato in sala (Sulla mia pelle, Roma, il prossimo The Irishman di Scorsese), la seconda invece produce per le sale di base. Guava Island è una delle rare eccezioni a questa regola essendo prodotto direttamente per Prime Video.

Il film diretto da Hiro Murai, ma ideato e prodotto dal protagonista Donald Glover con il suo nickname da rapper, Childish Gambino, racconta di un’isola caraibica in cui la vita è dominata dal lavoro e dal proprietario di gran parte delle fabbriche. A sfidare l’autorità del padrone c’è Deni, un ragazzo che si rifiuta di scappare all’estero, come vorrebbe la fidanzata, per organizzare un festival musicale, contravvenendo al divieto di riposare imposto dal capo.

Ha le sembianze di una favola moderna e marxista il film scritto da Stephen Glover – fratello maggiore di Donald – e la concretezza di un videoclip deluxe realizzato per consolidare la vena creativa e la posizione nello showbusiness di Gambino, che negli ultimi anni ha avuto un vero exploit tanto come musicista quanto come autore e interprete di “Atlanta”, una delle serie tv più amate di recente.

Come operazione, Guava Island ricorda un po’ ciò che fu Moonwalker per Michael Jackson, ossia un’operazione multimediale che mostrasse la potenza e l’apice raggiunto dall’artista: Gambino/Glover non ha però il senso di onnipotenza di Jacko e del suo management e il breve film di Murai (sodale del rapper attore da molto tempo) è più un’operazione di furba ingenuità, in cui la musica e il suo potere cambiano le menti, se non la storia o la realtà.

Anche dal punto di vista realizzativo, a partire dalla durata sotto i 60 minuti, il film è tutt’altro che un monumento a una persona o alla sua forza mediatica, è anzi un piccolo film fatto di temi diretti e personaggi semplici, in cui la creatività è più nello stile – a partire dal bellissimo prologo animato fino all’uso della pellicola in 16mm – che in ciò che fa Glover come personaggio o cantante.

Proprio questo forse è il limite principale di Guava Island, porsi come pietra miliare di un percorso creativo e giocare costantemente sotto tono, mostrarsi al mondo e al tempo stesso celarsi, mettere Gambino al centro della scena e farsi rubare la scena da Rihanna. Se queste scelte rendono il grazioso film piuttosto dimenticabile, d’altra parte mostrano il grado di maturità raggiunto dal suo eclettico e intelligente protagonista, capace di giocare con il proprio status senza scadere mai nel culto della personalità. In tempi di selfie star, è un pregio da non sottovalutare.

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