GUERRA IN UCRAINA/ E giovani russi in Kazakistan: una strana emigrazione senza “pace”

- Edoardo Canetta

Molti russi hanno cercato rifugio in Kazakistan per evitare la guerra. Ma il disagio dei giovani ha bisogno di una risposta più grande

ucraina guerra avdiivka 2 ansa1280 640x300 Soldati ucraini sul fronte di Avdiivka (Ansa)

Il console generale della Federazione Russa di Almaty (Kazakistan) in un’intervista alla TASS ha detto che attualmente nel Paese sono rimasti circa 50-80mila cittadini russi dei 400mila che c’erano nel 2022. Non ha voluto spiegare che quel numero elevato del 2022 era costituito in grandissima parte da giovani che volevano sfuggire alla “mobilitazione generale”. Oggi, davanti alle minacce del governo, molti, a malincuore, e cercando di corrompere qualche funzionario del distretto militare, alla fine sono tornati a casa. Molti altri, come mi spiegava una mia ex studentessa dell’ufficio immigrazione del Kazakistan, sono emigrati poi specialmente in Canada, grazie a un progetto preparato appositamente dal governo kazako.

Il fatto è, come ha ricordato anche il console russo Turaev, che nel Paese asiatico cominciano a trovare difficoltà perché la loro presenza ha fatto salire di molto il prezzo degli affitti e in più per trovare certi impieghi di un certo livello è necessario conoscere la lingua kazaka, che comunque anche molti kazakistani di origine europea si rifiutano di imparare. Non è escluso ora che molti di questi giovani russi “in uscita” si troveranno a vivere in certi Paesi insieme a molti giovani ucraini che fuggono dal loro Paese per non finire in guerra. Di questo ho già parlato più di una volta. Come si vede l’immigrazione, o emigrazione se preferite, comincia ad avere molte facce. Sono ormai tanti i giovani che “non si trovano bene nel loro paese”. E poi ci sono anche tanti giovani che vivono in Paesi “ideali” che non si trovano bene, che non stanno bene.

“Mi pesa tutto, voglio fermarmi perché non sono felice” ha dichiarato recentemente un giovane cantante di Sanremo. I competenti mi hanno detto che il suo disagio si vedeva anche prima che arrivasse penultimo al Festival. Naturalmente, e giustamente, quel cantante, come tanti suoi coetanei, sarà dato in mano agli psicologi che col loro lavoro, se sono bravi ed onesti, lo porteranno a capire ciò che manca, e che non saranno loro a poter offrire. La Quaresima capita a fagiolo per tutti per scoprire proprio quello che ci manca.

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