I NUMERI/ Le quattro emergenze dell’estate 2022: cibo, energia, acqua e lavoro

- Enrico Quintavalle

La già difficile congiuntura economica è aggravata in questa estate da quattro situazioni emergenziali non semplici da risolvere

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(LaPresse)

È iniziata l’estate del 2022, calda sia per il clima che per l’economia su scala globale e contraddistinta da quattro differenti gravi emergenze, alcune delle quali innescate o amplificate dallo scoppio della guerra in Ucraina: alimentare, idrica, energetica e del lavoro. Questi fenomeni seguono altre criticità manifestate nell’ultimo biennio: in primis quella sanitaria, seguita dalla crisi delle materie prime, dalle strozzature nelle catene globali del valore, tra cui la grave carenza di offerta di semiconduttori, e dalla frenata della Cina. Tutto in soli 27 mesi. Nonostante tutto, le imprese italiane manifestano segnali di resilienza.

Cibo – La guerra sta determinando rilevanti effetti su scala globale nella filiera agroalimentare, con Russia e Ucraina che concentrano il 28,5% del mercato delle commodities agricole. La crisi dei prodotti agricoli vede esposti numerosi Paesi a basso reddito in Africa, Medio Oriente e Asia centrale, con accentuazioni nel caso di scarsità della produzione interna. Per i paesi più dipendenti dalle forniture russe e ucraine è a rischio la sicurezza alimentare, con gravi ripercussioni sociali e una intensificazione dei flussi migratori. Lo shock d’offerta si sta riverberando sui prezzi lungo la filiera alimentare. A maggio 2022 le quotazioni in euro dei cereali sui mercati internazionali salgono del 45,2%, superando del 27,9% il precedente picco di dieci anni fa (luglio 2021). Ad aprile i prezzi alla produzione del settore alimentare salgono del 14,5%, mentre a giugno i prezzi al consumo dei beni alimentari lavorati crescono dell’8,2%, 6,2 punti in più del 2% registrato a dicembre 2021.

Gas ed energia – Ad aprile 2022 i prezzi all’importazione di petrolio e gas risultano più che raddoppiati (+109,7%), portando la bolletta energetica a 65.876 milioni di euro, pari al 3,5% del Pil, con un peggioramento di 42.460 milioni in dodici mesi, equivalente a 2,2 punti di Pil in più, la crescita più rapida di sempre. 

Il mix di generazione elettrica sbilanciato sul gas rende strategico per l’Italia il posizionamento di un tetto al prezzo di questa commodities, un orientamento confermato, dopo il Consiglio europeo del 23-24 giugno, anche nell’ultima riunione del G7 . Negli ultimi dodici mesi terminanti a marzo 2022 l’Italia produce il 50,4% dell’energia elettrica con il gas, a fronte del 14,4% della Germania e il 6% della Francia. Le conseguenze sui prezzi dell’elettricità sono evidenti: secondo Eurostat a maggio 2022 il prezzo al consumo dell’energia elettrica in Italia sale del 73,4% su base annua, in Germania del 21,5% mentre in Francia si ferma al 6,5%. Sul fronte delle imprese, nell’ultima analisi trimestrale del sistema energetico italiano di Enea si stima che nel secondo trimestre 2022 il prezzo è più che raddoppiato rispetto a dodici mesi prima.

La prospettiva del razionamento delle forniture di gas da parte della Russia rimette al centro del dibattito il tema della sicurezza energetica. Nello scenario più severo proposto nella relazione annuale di Banca d’Italia – in cui si ipotizza un inasprimento del conflitto in Ucraina associato a una interruzione delle forniture di gas dalla Russia – si determinerebbe una prolungata recessione dell’economia italiana, con un calo del Pil dello 0,3% nel 2022 e dello 0,5% nel 2023. Si sta riducendo la quota di gas fornito dalla Russia: nei primi tre mesi di guerra (marzo-maggio) l’import di gas in arrivo al punto d’ingresso di Tarvisio, pressoché interamente proveniente dalla Russia, si è ridotto del 34,9% su base annua.

Anche sul fronte dei costi del trasporto si registrano tensioni: al 3 luglio il prezzo del gasolio self-service elaborato da QE-Quotidiano Energia sui dati dell’Osservaprezzi del Mise sale a 2,024 euro al litro, il 35,2% in più rispetto a un anno prima. Con queste quotazioni dei carburanti vi saranno pesanti ripercussioni sulla logistica delle merci e sui servizi di trasporto, particolarmente richiesti dalle famiglie in vacanza. 

Acqua – La crisi idrica causata dalla siccità amplifica le tensioni in campo energetico e in quello agroalimentare. Mentre la sostituzione delle commodities energetiche provenienti dalla Russia richiede di massimizzare l’energia generata da fonti rinnovabili, la produzione idroelettrica nei primi cinque mesi del 2022 crolla del 39,7%. Il nostro Paese, inoltre, è fortemente esposto alla carenza idrica: l’Italia, con 9,2 miliardi di metri cubi, è al primo posto in Ue 27 per acqua dolce prelevata per uso potabile. L’agricoltura è il più grande utilizzatore di acqua, con consumi di 11,9 miliardi di metri cubi destinati all’irrigazione dei terreni e alla zootecnia. Un razionamento delle forniture idriche avrebbe ripercussioni anche nella manifattura: nei primi dieci comparti manifatturieri per intensità di utilizzo dell’acqua, come evidenziato nell’ultima analisi dell’Ufficio Studi di Confartigianato, operano 118mila imprese con 1 milione 268mila addetti, oltre un terzo (34,1%) dell’occupazione manifatturiera. La difficoltà ad affrontare l’emergenza idrica consegue a una bassa e decrescente spesa pubblica per la gestione dell’acqua: per questa posta l’Italia spende 26 euro all’anno per abitante, circa un terzo dei 72 euro della media Ue e in dieci anni questa voce di spesa si è ridotta del 32,9%, mentre in Francia è stata costante (+0,1%) e in Germania è salita del 30,6%.

 

Lavoro – Il mercato del lavoro ha quasi completamente recuperato i livelli pre-pandemia – a maggio 2022 gli occupati sono lo 0,2% in meno rispetto a febbraio 2020 – con gli effetti della crisi interamente caricati sul lavoro indipendente, in flessione del 3,7%. La crescita della domanda di lavoro dipendente è caratterizzata da un aumento della difficoltà di reperimento di operai specializzati, che a giugno 2022 sale al 48,8%, 9,4 punti in più rispetto ad un anno prima, un aumento pressoché interamente determinato dalla mancanza di candidati (+9,2 punti). Mentre è difficile trovare personale nelle imprese, si assiste al paradosso di 1 milione 114 mila giovani under 35 che non studiano, non cercano lavoro e non sono disponibili a lavorare, di cui 294 mila uomini e 820 mila donne.

 

Nonostante le condizioni critiche del ciclo economico di inizio estate si registrano segnali di resilienza delle imprese: a giugno 2022 l’indice del clima di fiducia delle imprese sale del 2,3% rispetto maggio, riportandosi al di sopra del livello precedente allo scoppio della guerra in Ucraina, un miglioramento trainato dai servizi e dalle costruzioni. Nella manifattura la produzione del trimestre febbraio-aprile 2022 in Italia segna un aumento congiunturale del 2,1%, a fronte del +0,3% della Francia e al calo dell’1,4% della Germania. Grazie all’adattamento e la reattività delle imprese in questa fase turbolenta, l’economia italiana si mantiene (almeno per ora) su un sentiero di crescita: nel quadro macroeconomico pubblicato dal Mef lo scorso 27 giugno si indica un “robusto incremento del Pil previsto per il secondo trimestre“.

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