Imane Fadil, Marina Berlusconi “Cultura allusione avvelena”/ “Campionario di fango”

Marina Berlusconi prende posizione sul caso Imane Fadil e le accuse rivolte al padre Silvio: “Morte trasformata in una storia di calunnie”.

Marina Berlusconi
Marina Berlusconi, Gruppo Mondadori (LaPresse, 2019)

E’ arrivato il commento di Marina Berlusconi dopo gli ultimi aggiornamenti sulla misteriosa morte di Imane Fadil. La teste del caso Ruby Ter è scomparsa lo scorso 1 marzo 2019, ma la notizia è stata resa nota dolo due settimane dopo: tra accuse, ipotesi («E’ stata uccisa» secondo Marysthell Polanco) e indagini, la vicenda ha tenuto banco e non sono mancati i riferimenti a Silvio Berlusconi. La figlia Marina ha scritto una lettera sul Corriere della Sera in cui afferma senza troppi giri di parole: «Ora che l’evidenza dei fatti impone a tutti di tornare alla razionalità, una riflessione relativa al modo in cui la terribile vicenda della morte di Imane Fadil è stata gestita credo sia giusto farla. Non solo su ruolo e obiettività dell’informazione, ma anche, più in generale, sulla cultura dell’allusione e della calunnia e su quanto tutto questo intossichi la vita democratica del nostro Paese».

MARINA BERLUSCONI, LA LETTERA SUL CASO IMANE FADIL

Marina Berlusconi ha poi sottolineato che ha una delle vittime principali di questi meccanismi avvelenati sia proprio il padre Silvio Berlusconi, affermando che «quello cui abbiamo assistito per lunghi mesi credo sia andato ben oltre»: anzichè aver rispetto e pietà umana nei confronti della giovane vittima, «il dramma è stato vergognosamente usato con una spregiudicatezza e un disprezzo della verità dei fatti che fanno rabbrividire». Dopo le già citate accuse e ipotesi complottistiche, è arrivata recentemente la notizia che Imane Fadil è morta per cause naturali e Marina Berlusconi non ci sta, come spiega nella missiva inviata al Corriere della Sera: «Ma chi lo ripagherà di quel che in questa storia di consapevole follia gli è stato gettato addosso? Delle paginate sui giornali, anche stranieri, dei servizi su tg, radio, web, di quei talk show che con accanimento morboso per mesi hanno vivisezionato il caso? Qualcuno mai farà mea culpa per questi metodi da sciacalli?».



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