IMPEACHMENT TRUMP/ Ora il nemico-Cina è l’ultima speranza di Donald

- int. Francesco Sisci

Il processo avviato dai Democratici contro il presidente Usa potrebbe incidere in maniera pesante sui nodi da sciogliere con Pechino

I leader cinese e americano
Donald Trump con Xi Jinping (Lapresse)

Il possibile impeachment del presidente americano Donald Trump, chiesto dai Democratici, non ha solo conseguenze interne nella corsa verso le presidenziali Usa del 2020. Può indebolire la figura del presidente impegnato oggi più che mai su molti fronti caldi, a partire dalla guerra commerciale, e non solo, con la Cina. L’inizio del processo per l’impeachment di Trump può imprimere dinamiche nuove anche a questa delicata trattativa commerciale? “Il processo di impeachment – risponde Francesco Sisci, giornalista, sinologo, per anni inviato a Pechino – significa che Trump non potrà essere rieletto. Anche per questo, oppure dopo le elezioni, potrebbe essere un presidente zoppo o azzoppato in pochi mesi, come successe con il secondo mandato di Nixon”.

In queste condizioni, per i cinesi un accordo ampio da raggiungere nelle prossime settimane o mesi con l’amministrazione Trump che valore avrebbe?

Potrebbe essere rinnegato da un’eventuale amministrazione democratica, oppure potrebbe essere semplicemente oggetto di controversie politiche tra i due partiti in America. In tal caso, se non si raggiunge un accordo di un qualche significato sul commercio, si mette un grande punto interrogativo sul futuro prossimo delle relazioni bilaterali e sul commercio mondiale. Né Usa né Cina sembrano al momento avere idee chiare su una strategia complessiva da adottare e ad entrambi forse servirebbe una sorta di pausa di riflessione per capire cosa fare. Ma se i cinesi non si fidano a firmare un accordo a breve con gli Usa, anche per timore di possibili strumentalizzazioni, la “pausa di riflessione” potrebbe venir meno o essere troppo minima per incidere sulla marcia verso lo scontro.

Sul tavolo c’è solo la questione dei dazi commerciali?

No, la questione commerciale non è la sola, c’è il problema delle tecnologie, c’è il nodo di Hong Kong, che è una pentola che bolle senza sosta, ci sono le questioni dei diritti umani, dove il rapporto con la Chiesa cattolica in realtà è un raro raggio di luce. Tutti questi dossier sono caldissimi e tendono a peggiorare, tanto più se non c’è un quadro pur minimo di accordo commerciale.

Che cosa dovrebbero fare gli Stati Uniti?

Da parte Usa, ci vorrebbe un accordo bipartisan tra Repubblicani e Democratici su cosa fare con la Cina. Ma al momento la presidenza Trump appare molto divisiva e Trump stesso sembra voler utilizzare un eventuale accordo con la Cina come strumento del dibattito politico interno americano, cosa a cui Pechino vorrebbe invece sottrarsi.

È praticabile una strada alternativa?

L’altra possibilità è che Pechino prenda l’iniziativa e proponga un ampio spettro di riforme, tale da cambiare completamente la prospettiva del Paese nel mondo. Ma anche questo sembra molto difficile da perseguire, vista la complessa situazione interna del Paese. Quindi i prossimi giorni e settimane saranno molto importanti per vedere come evolverà la situazione sul commercio, ma anche su Hong Kong. Qui dopo il 70° anniversario della fondazione della Repubblica popolare cinese, il 1° ottobre, c’è la possibilità che qualcosa cambi. Ma dobbiamo vedere.

(Marco Tedesco)

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